di Leone Grotti da Tempi.it

Magistrale analisi della filosofa e femminista Sylviane Agacinski sull’invenzione da parte del mondo gay di un nuovo linguaggio per rivendicare nuovi diritti. 

Omoparentalità: tutto il problema del matrimonio omosessuale e dei diritti che devono essere accordati alle coppie gay o lesbiche è costruito attorno a questa parola. Un termine nuovo, inventato poco tempo fa per fondare la rivendicazione di nuovi diritti e che negli ultimi anni si è fatto strada nel vocabolario di tutti i giorni, se è vero che digitando la parola su Google escono ben 10 mila risultati solo in Italia.

OMOPARENTALITÀ. «Il termine “omoparentalità” non designa il fatto di avere dei bambini. Gli omosessuali infatti hanno già dei bambini con persone di un altro sesso senza bisogno di definirsi come “omoparenti”. La parola “omoparentalità” è stata forgiata per promuovere la possibilità giuridica di donare a un bambino “due parenti dello stesso sesso”». Scriveva così nel 2007 sul giornale progressista francese Le Monde la filosofa e femminista Sylviane Agacinski.

L’INVENZIONE DEGLI ETEROSESSUALI. La filosofa insiste per spiegare perché, di punto in bianco, è stata creata nel linguaggio moderno una nuova parola: «Bisogna ricordare che la rivendicazione del “matrimonio omosessuale” o della “omoparentalità” non può essere formulata che a partire dalla costruzione o dall’invenzione di soggetti di diritto che non sono mai esistiti: gli “eterosessuali”. Si tratta di una finzione, perché non è la sessualità degli individui che ha mai fondato il matrimonio, ma piuttosto il sesso, ovvero la distinzione antropologica tra uomini e donne».

FINZIONI LINGUISTICHE. In un altro articolo di Agacinski, pubblicato sempre dal Le Monde lo scorso 3 febbraio, la femminista afferma che se il termine inventato “omoparentalità” si è affermato nel linguaggio moderno è perché «alla radio si sente dire spesso: la tale celebre attrice “ha avuto dei figli con la sua compagna”. Si nasconde quasi che questa meravigliosa performance è merito delle tecniche biomediche e di un donatore di sperma anonimo chiamato a contribuire dal Belgio o dalla California». E ancora: «Il problema è differente per gli uomini – com’è ovvio, essendo un sesso diverso – perché la procreazione omoparentale in questo caso necessita un donatore di ovocite e l’uso di una madre surrogata».

NUOVA FILIAZIONE. Il termine omoparentalità, continua Agacinski, è stato creato anche per giustificare un nuovo tipo di filiazione: «La capacità di chiunque di essere un “buon genitore” non è in discussione: ci sono molti omosessuali sposati con persone dell’altro sesso che non pretendono di fondare la loro paternità sulla loro omosessualità. L’omoparentalità, al contrario, pretende che sia l’amore omosessuale a fondare la parentalità, rimpiazzando così l’eterogeneità dei sessi del padre e della madre».

SI PARTE DAL LINGUAGGIO. Ed è interessante, continua, notare come Dominique Bertinotti, ministro francese della Famiglia, «si interroghi sulle “nuove forme di filiazione eterosessuali e omosessuali”». Perché parlando così, è la tesi di Agacinski, lei sostituisce alla differenza dei sessi del padre e della madre, che fonda da sempre la genitorialità, l’orientamento sessuale delle persone che compongono la coppia. Dal sesso, dunque, all’orientamento sessuale: «E così crea un nuovo modello di filiazione». Un nuovo modello che per affermarsi nella società ha bisogno di un nuovo linguaggio che sostituisca all’asimmetria della eterogeneità dei sessi, la “omoparentalità”.