di Assuntina Morresi
Tratto da Avvenire

Quando si parla di questioni bioetiche, si sa, gli animi si scaldano. I dilemmi della vita e della morte spaccano Parlamenti e opinioni pubbliche, segnano la storia di un Paese: il massimo rigore nel riportare i fatti è, dunque, d’obbligo.

Lascia quindi molto perplessi l’approssimazione di tanti passaggi del nuovo libro di Sergio e Beda Romano La Chiesa contro, che per larga parte si occupa di bioetica (sezione a cura del secondo). Certi errori grossolani, insieme a incredibili omissioni, fanno pensare più che altro a pregiudizi consolidati nei due autori, che non si sono neppure dati la pena di verificare davvero quello che già pensavano, prima di mettere nero su bianco.

Per esempio l’accusa alla Chiesa di contraddirsi, a proposito dell’aborto, quando ostacola «l’uso dei contraccettivi, come nel caso della pillola Ru64»: passi pure l’errore sulla sigla, che potrebbe essere un refuso. Meno perdonabile è invece definire la pillola abortiva Ru486 come un contraccettivo, specie dopo anni di campagne giornalistiche pure sui quotidiani dove scrivono i due Romano.

Più grave, invece, la parte sul Comitato nazionale per la bioetica italiano (Cnb).

Vengono dedicate pagine a illustrare l’attività del Comitato etico francese, con dichiarazioni del segretario generale Mouneyrat, «un’elegante signora parigina» (ne potevamo dubitare?) che illustra nel dettaglio il funzionamento dell’ organismo, sottolineando ne con forza l’indipendenza e l’autonomia. «I nostri membri non ricevono alcuna indicazione prima di una decisione e non devono rendere conto a nessuno dopo la pubblicazione di un parere. Le sessioni di lavoro sono private. La libertà di parola è assoluta. Ciascuno è presente a titolo personale. Ciascun membro accetta l’incarico a titolo gratuito…» sono alcune delle orgogliose asserzioni. Per il nostro Cnb poche righe, dove fra l’altro si legge che «non ha neppure un proprio sito Internet» e che «la maggioranza dei componenti è allineata sulle posizioni bioetiche della Chiesa cattolica». La Mouneyrat precisa poi, elegantemente, che il Cnb «è molto poco presente nel dibattito europeo, quasi non fosse interessato a confrontarsi con i suoi vicini».

Volati in Francia per intervistare la signora, gli autori non si sono neppure presi la briga di cercare il sito del Cnb con Google. Peccato. Lo avrebbero trovato, naturalmente, in versione bilingue (italiana e inglese) e con la descrizione dell’attività istituzionale effettuata nell’ultimo mandato, compresa quella internazionale, molto corposa. Se poi Sergio e Beda Romano avessero banalmente telefonato a qualche membro della segreteria – tutti eleganti, garantito – o addirittura a uno qualsiasi dei componenti del Cnb, avrebbero scoperto che il funzionamento dei due comitati è molto simile. Stessa libertà di parola, stessa indipendenza dei lavori. Con la differenza che in quello francese l’incarico gratuito «limita la selezione dei membri, che di conseguenza sono per la maggior parte pensionati o funzionari», mentre in quello italiano l’incarico gratuito è accettato soprattutto da esperti e professori universitari in ruolo. E magari avrebbero scoperto pure che l’attuale Cnb è stato confermato dal governo Berlusconi, mantenendo l’identica composizione di quello precedente, nominato dal governo Prodi. Una decisione tutt’altro che scontata, a dimostrazione dell’indipendenza del Cnb, e un esempio della capacità, per una volta, della politica di riconoscere l’autonomia e la serietà del lavoro svolto dal Comitato.

E se i due autori avessero persino letto qualche documento, si sarebbero accorti delle parzialità e delle omissioni in tante altre interviste raccolte nel loro libro, che finiscono per rendere confuse le informazioni scientifiche contenute (per esempio la parte che riguarda le cellule staminali). Insomma: da firme prestigiose ci saremmo aspettati più correttezza.