di Francesco Colafemmina
Tratto dal blog Fides et Forma il 17 dicembre 2009

Come creare una falsa notizia? Basta prendere un po’ di paccottiglia pseudoscientifica e pseudoarcheologica, appiccicarla ai risultati di uno studio di archeomedicina e lanciarla su tutti i giornali del mondo come se si trattasse di una sconvolgente novità!

Mi riferisco alla falsa notizia della scoperta di un sudario dell’epoca di Cristo in una tomba di Gerusalemme. Oggi questa notizia è rilanciata dai principali quotidiani mondiali i quali non si sono presi la briga nemmeno di indagare in merito.

Chiaramente è stata ripresa anche dalle nostre valide testate nazionali che non hanno mancato di darle risalto. Leggiamo, ad esempio, l’articolo del Corriere della Sera: vero modello di “informazione”:

Un altro sudario. Dell’epoca di Gesù. Una squadra internazionale d’archeologi l’ha trovato mesi fa, negli scavi d’una tomba a Gerusalemme Est. Nel Campo del Sangue che, secondo il Vangelo, Giuda Iscariota si comprò coi trenta denari del tradimento e dove, poi, s’impiccò. L’hanno studiato a lungo col radiocarbonio, passato alla Tac come si fa coi pazienti complicati. Ne hanno esaminato spore e tracce di Dna. Alla fine le conclusioni, univoche, sono finite sull’ultimo numero di “PloS One”, la rivista scientifica della Public Library americana: «Le parti di lenzuolo ritrovate, appartenenti a un sudario usato per seppellire le salme ai tempi di Cristo, rivelano per la prima volta che a Gerusalemme questi manufatti avevano un tessuto a trama molto semplice, ottenuta con l’uso soltanto di due fili intrecciati». La dimostrazione, secondo il team, che l’altro e ben più celebre sudario – la Sacra Sindone che ritrarrebbe il corpo di Gesù – sarebbe in realtà un falso: «L’ordito della Sindone, molto più complesso e con più fili, fu introdotto solo in epoca successiva».

Anzitutto l’articolo testimonia la mancata lettura dello studio citato. Se infatti i giornalisti avessero deciso di leggere lo studio dal titolo “Molecular Exploration of the First-Century Tomb of the Shroud in Akeldama, Jerusalem“, avrebbero letto quanto segue:

“The Tomb of the Shroud is a first-century C.E. tomb discovered in Akeldama, Jerusalem, Israel that had been illegally entered and looted. The investigation of this tomb by an interdisciplinary team of researchers began in 2000.”

Dunque la tomba è stata scoperta almeno 9 anni fa! Non certo “mesi fa”…

Andando oltre è evidente che da nessuna parte nel testo dello studio si fa riferimento alla struttura del sudario. Da nessuna parte si parla di discrasie con la Sacra Sindone. Anzi, in molti passaggi dello studio, si evidenzia l’evidente stato di deperimento del tessuto associatosi ad elementi dello scheletro, dei capelli, ed altre tracce biologiche del defunto.
Quindi il Corriere ha copiato da una fonte chiaramente interessata a far dilagare una non notizia. Di quale fonte si tratta? Si tratta del Dailymail che riporta le conclusioni dell’archeologo Shimon Gibson.
Chi è Shimon Gibson?

Non stupirà sapere che si tratta dello stesso folle archeologo che ha collaborato alla realizzazione del film documentario di James Cameron (regista di Aliens e Terminator) e del sionista ebreo ortodosso Simcha Jacobovici sulla “Tomba perduta di Gesù“. Un documentario del 2007 nel quale si tentava di dimostrare – senza un minimo di fondatezza scientifica – che una tomba ritrovata a Gerusalemme fosse quella dell’intera famiglia di Gesù, Maria Maddalena compresa, in qualità di moglie di Gesù.

Questi a sua volta si basa sui dati della studiosa tessile Orit Shamir, capo del Department of Museum and Exhibitions and Curator of Organic Materials della Israeli Antiquity Authority, l’ente archeologico nazionale che cura l’ “ortodossia” di scavi ed esplorazioni in Eretz-Israel. La professoressa Shamir ha partecipato marginalmente a questo progetto di ricerca, dato lo stato di deterioramento del tessuto in questione. Il suo nome appare solo tra i “ringraziamenti”.

La Shamir è già nota per i suoi studi sul sudario di Akeldamà – lo stesso sudario dello studio di archeomedicina appena pubblicato – già da alcuni anni. Ne parla persino il sito del CICAP, l’istituzione pseudomassonica capitanata e voluta a Torino da menti geniali come Piero Angela e Margerita Hack. Istituzione che ha recentemente messo in scena un esperimento di riproduzione della Sindone, già realizzato in passato, ma i cui esiti non dimostrano un bel niente perché la sindone riprodotta ha delle differenze strutturali rispetto all’autentica reliquia: semplicemente è un “disegno” che non tiene conto di tutte le presenze di sangue, pollini, liquido ematico, etc. presenti sulla Sacra Sindone.

Ritorniamo, però, per un attimo alla falsa notizia odierna. In realtà una notizia c’è: quel cadavere avvolto dal “sudario di Akeldamà” è di un uomo morto di lebbra. Si tratterebbe del più antico caso di lebbra riscontrato storicamente su un cadavere. Ora, a noi la lebbra ricorda qualcosa. Ricorda Marco 1,40-45 e la guarigione miracolosa del lebbroso operata da Gesù. E sappiamo anche il tabù che circondava la malattia presso i Giudei. Tabù costantemente infranto da Cristo. L’impurità della malattia, e soprattutto di quella più orribile, come la lebbra era anche segno della “maledizione di Dio” subita dal malato (cfr. Levitico, 13). Così, ci chiediamo, possibile che un uomo morto di lebbra nel primo secolo dopo Cristo possa mai esser stato sepolto avvolto in un prezioso sudario? I necrofori non l’avranno invece avvolto in semplici bende, in un sudario più grezzo, come appunto quello di Akeldamà?

D’altra parte è da tutti riconosciuto che la Sindone ha una trama particolarmente complessa ed è molto pregiata. Sicuramente Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea avranno deciso di avvolgere il Cristo in un sudario “regale”, non certo in quello di un “impuro” lebbroso.

Ciò detto, temo che dovremo in qualche modo abituarci al rilancio da parte della stampa mondiale di bufale e affini sulla Sacra Sindone, in previsione della prossima ostensione. Sembra assurdo che attività propagandistiche di tal fatta possano accadere in quest’epoca di informazione diffusa e condivisa. Eppure quando si tratta di attaccare la Chiesa non si risparmia neanche la deontologia professionale.

In conclusione vorrei solo ricordare che un eminente professore della stessa Hebrew University di Gerusalemme che ha partecipato alle ricerche di archeomedicina sul sudario di Akeldamà è autore di un pregevolissimo studio sui pollini presenti sulla Sindone. Si tratta del Prof. Aminoan Danim: qui trovate un suo interessantissimo articolo in merito.