di Michela Conficconi
Tratto da Avvenire – Bologna 7 di domenica 30 gennaio 2011

«È così difficile ammettere quello che oggi unanimemente sostiene la medicina, e cioè che tutte le sostanze stupefacenti fanno male?».

Carmine Petio, medico psichiatra all’Ospedale Maggiore di Bologna, si stupisce della distinzione tra droghe pesanti e leggere che qualcuno ancora vuole sostenere nel dibattito sociale. «Non ha senso parlare di droghe leggere – ripete – Sono tutte pesanti e dannose. Per il corpo e per la mente, a livello fisico e psicologico». Compresa, dunque, la cosiddetta «canna», il cui uso spesso è spacciato per normale trasgressione giovanile.

«E’ stato scientificamente provato che l’uso di cannabis è un fattore che espone al rischio di psicosi – prosegue Petio – Nel reparto dove lavoro, per esempio, almeno il 20 per cento dei ricoverati ha utilizzato questa sostanza. I danni al cervello possono portare, inoltre, disagi nell’ordinario, come riduzione della memoria, dei riflessi, difficoltà ad elaborare pensieri ed idee ed alterazione della percezione spazio – temporale. Oltre ad un minor rendimento a scuola e sul lavoro, ci si espone dunque ad un maggior rischio d’incidenti stradali». Ma il problema della canna non si ferma all’azione fisica dei suoi componenti nell’organismo umano. Incide nelle dinamiche psicologiche della persona, creando disturbi non meno gravi. «Chi ha bisogno di fumare una canna per stare meglio – sostiene Petio – si trova in un disagio esistenziale che, se non affrontato, produrrà effetti sempre più perversi. Primo tra tutti una deresponsabilizzazione nei confronti della vita. Tale fragilità umana favorisce lo sviluppo di una dipendenza oltre che fisica (che c’è solo in alcuni casi), anche psicologica dalla sostanza. Con l’esito di una progressiva assuefazione che porta a ricercare dosi e droghe sempre più pesanti, come in un piano inclinato». E’ il caso della cocaina che «di per sé non porta ad una dipendenza fisica – esemplifica Petio – ma espone ad una dipendenza psicologica assai difficile da gestire». Petio smonta la tesi della canna come droga leggera partendo anche da un altro punto di vista. «Per ragioni di mercato le concentrazioni di “thc”, ovvero di Tetra hidro cannabinolo, sono aumentate fino a 30 volte rispetto alle canne di una ventina di anni fa. Gli spinelli di oggi sono dunque molto più concentrati». Un ulteriore fattore preoccupante è la comparsa di tanti nuovi tipi di droghe e la tendenza al poliabuso. «Di recente si sono affermate nel mercato sostanze a base di ketamina, un anestetico declassato ad uso veterinario per i danni psichici riscontrati sulle persone – spiega l’esperto – Questo genere di stupefacente si trova frequentemente nelle “smart drugs”, vendute negli appositi negozi come legali non perché innocue, ma perché nuove e non ancora inserite nelle tabelle ministeriali. Vengono consumate insieme ad altre sostanze, come le canne o l’alcol. Un mix tanto pericoloso da potersi rivelare mortale». Per tutte queste ragioni, conclude Petio, «mi trovo in un profondo disagio quando sento negli adulti parole tolleranti in merito all’uso di alcune droghe. Vorrei che venissero per un giorno in pronto soccorso e nel mio reparto. Forse si accorgerebbero di parlare di ciò che non conoscono».