Un documento a firma di protestanti e ortodossi

MARIA TERESA PONTARA PEDERVIA
da Vatican Insider

Nel bel mezzo della Settimana di preghiera ecumenica un approccio diverso delle chiese separate verso il mondo e il sociale si può registrare anche sul tema della famiglia.

Europa e politiche familiari” è il documento preparato dalla Commissione Chiesa e società delle chiese cristiane riunite nella CEC/KEK, approvato a fine novembre e pubblicato in questi giorni (sono all’incirca 120 le chiese che confluiscono nella Conferenza delle Chiese Europee, fondata nel 1959 cui si associano una quarantina di organizzazioni).

Con questo documento la CEC – si legge sul sito web – descrive un approccio differenziato delle Chiese per le varietà di cambiamenti avvenuti nelle politiche familiari e nella vita familiare in Europa. Molti degli sviluppi della società e dell’economia manifestano la loro influenza sulla vita familiare di oggi. Sulla base della testimonianza biblica e nella convinzione dell’importanza della famiglia per l’individuo e la società, il documento riflette i cambiamenti nella vita familiare e le sfide di una politica familiare in Europa che sostenga la pluralità dei volti delle famiglie di oggi”.

Le prime discussioni all’interno delle chiese erano iniziate ancora nel 2008 quando il Consiglio d’Europa e la Commissione europea avevano invitato al dibattito sulle sfide poste dalle famiglie. Nell’ambito dell’assemblea plenaria di Praga 2008 si era svolto un workshop per aprire il dibattito, proseguito poi in un gruppo di lavoro che ha elaborato l’attuale documento: sottotitolo “l’amore, la solidarietà e l’educazione al cuore delle nostre società”.

Si tratta perlopiù di affermazioni in positivo, di esortazioni perché gli stati, pur nella difficoltà della crisi economica, non dimentichino il loro sostegno alle famiglie che restano “il miglior canale attraverso il quale ogni società può offrire cura, educazione e socializzazione”. In caso contrario il risultato potrebbe rivelarsi “estremamente costoso, sia in termini finanziari che di coesione sociale”. Ma parlare oggi di famiglia significa anche riconoscere la pluralità dei modelli di vita familiare presenti in Europa per cui non esiste “un’entità uniforme”.

L’insegnamento biblico privilegia i più deboli per cui il sostegno richiesto agli stati è innanzitutto quello di una responsabilità nei confronti di bambini e anziani (“quando non esistevano sistemi di welfare pubblico le chiese hanno giocato un ruolo importante nella cura di orfani e vedove”). Di qui la necessità di aiuti (anche economici) per aiutare l’equilibrio dei genitori tra impegni familiari, cura dei figli e lavoro, di garantire un’istruzione/educazione aperta a tutti così che ciascuno possa essere in grado in futuro di offrire il proprio “contributo attivo e prezioso” alla costruzione della società. Sempre nella convinzione che “per le Chiese la preoccupazione si basa sul concetto cristiano di amore del prossimo”, si affrontano anche la questione delle donne (perché “i costi della vita familiare rischiano di cadere in modo sproporzionato su di loro”), dei migranti (perché “sarebbe del tutto sbagliato sottintendere che i bambini europei siano più importanti di quanti arrivano da lontano”), dell’interdipendenza fra le generazioni e della valorizzazione degli anziani, della garanzia di ambienti familiari sicuri per la crescita dei minori (le famiglie sono spesso “uno degli elementi più fragili della società”), di colmare il divario tra ricchi e poveri … (“la politica fiscale è un modo appropriato per sostenere i genitori”), di vigilare sul riconoscimento effettivo della parità uomo-donna .

Le chiese ricordano il loro ruolo significativo nel corso della storia nell’ambito dell’accoglienza, della cura e dell’educazione, ma ora chiedono che siano gli stati – nel rispetto delle Convenzioni internazionali  sui diritti – ad assumersi le proprie responsabilità creando anche “alleanze” a livello sociale, creando forme di condivisione imprese/famiglie, impegnandosi a garantire il riposo domenicale, favorendo i ricongiungimenti familiari e attivandosi per “costruire cittadinanza” anche mediante un uso intelligente della tecnologia e i nuovi media.