MILANO, mercoledì, 22 luglio 2009 (ZENIT.org).- Il centro culturale cattolico San Benedetto (www.cccsanbenedetto.it) in collaborazione con la Fondazione Vittorino Colombo, il circolo Milano Polis e il centro culturale San Protaso hanno organizzato il 25 di giugno, a Milano, una serata sulla figura di Pio XII.

All’evento sono intervenuti Andrea Tornielli, giornalista e vaticanista de “Il Giornale”, e Alessandro Persico, storico e collaboratore di Agostino Giovagnoli alla cattedra di Storia contemporanea dell’Università Cattolica di Milano.

Dopo i saluti del presidente del centro culturale San Benedetto, Paolo Tanduo, è iniziata la discussione divisa in due parti dei due relatori: la prima riguardante il magistero e il ruolo di Pio XII come pontefice nel dopoguerra e la seconda il ruolo di Pio XII nella seconda guerra mondiale.

Il moderatore Luca Tanduo ha introdotto la discussione citando le ultime rivelazioni dei giornali dei mesi scorsi sul complotto del KGB per screditare Pio XII e i documenti che attestano l’aiuto di Pio XII agli ebrei durante la seconda guerra mondiale e le citazioni di vescovi e del Papa sul ruolo di Pio XII dal punto di vista teologico come premessa al Concilio Vaticano II.

I due relatori si sono soffermati su come la figura del magistero di Pio XII venga letta in modo differente a seconda che lo si consideri l’ultimo Papa preconciliare e quindi in un ottica che vede il Concilio Vaticano II come una spaccatura rispetto al passato, oppure come ispiratore del Concilio se si vede nel Concilio una continuità assoluta.

Soprattutto, si parla e si scrive di Pio XII per sostenere un certo modello di Chiesa, anziché un altro. Se si vede nel Concilio Vaticano II un momento di discontinuità molto forte rispetto al periodo pacelliano, ecco che su Pacelli si tenderà a dare un giudizio negativo.

Se invece si concepisce il Concilio come un semplice momento di “aggiornamento”, si tenderà a includere la figura di Pio XII in una tradizione che va da Pio IX (1846-1878) fino ad oggi.

Evitando di cadere da un eccesso ad un altro i due relatori hanno sottolineato come Pio XII abbia sicuramente influenzato il Concilio anche solo per la vicinanza temporale e la lunghezza del suo mandato papale e la molteplicità dei suoi scritti e delle sue encicliche (più di 40).

Il Concilio infatti va visto secondo i due relatori come una continuità del magistero della Chiesa e nei testi conciliari Pio XII è stato il più citato, ben 51 volte. Inoltre Pio XII aveva già cominciato ad affrontare nelle sue encicliche la responsabilità dei laici e il ruolo dei mezzi di informazione e comunicazione moderni come la televisione.

Nella seconda parte i due relatori hanno affrontato il ruolo di Pio XII durante la seconda guerra mondiale e in particolare relativamente alla discussione riguardante la posizione di Pio XII sulla Shoah. I due relatori hanno detto che i fatti storici dimostrano che la propaganda della leggenda nera su Papa Pacelli si è venuta a creare a partire dal 1963, con la prima rappresentazione del dramma di Rolf Hochhuth, Der Stellvertreter («Il Vicario»).

Recentemente è stata diffusa anche la testimonianza di un ex generale dei servizi segreti romeni, Ion Mihai Pacepa, per cui a ispirare l’opera di Hochhuth sarebbe stato proprio il KGB.

Prima di allora molti ebrei negli anni successivi al 1945 ringraziarono pubblicamente Pio XII per l’aiuto agli ebrei e Golda Meir in occasione della morte di Pio XII ricordò che “Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo, durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata a favore delle vittime. Piangiamo – disse – la perdita di un grande servitore della pace “.

Nel maggio 1955 l’Orchestra Filarmonica d’Israele volò a Roma per un’esecuzione speciale della Settima Sinfonia di Beethoven, come espressione della duratura gratitudine dello Stato d’Israele verso il Papa per l’aiuto prestato al popolo ebraico durante l’Olocausto.

Inoltre la questione ebraica e in generale la sensibilità verso l’Olocausto, subirono un mutamento sopravvenuto appunto all’inizio degli anni ’60, dopo una lunga rimozione nel periodo postbellico.

Il processo al criminale nazista Adolf Eichmann, condotto nel 1961 a Gerusalemme, spinse l’opinione pubblica internazionale a interrogarsi sulle responsabilità di ciò che era avvenuto.

Alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che Pacelli, per vari motivi, abbia mantenuto una linea più “diplomatica” che “profetica” nei riguardi di Hitler e di Mussolini. Altri invece, come Andrea Riccardi, affermano che la prudenza del Vaticano servì a sostenere le tante iniziative di soccorso agli ebrei da parte di strutture e singoli fedeli cattolici.

Al di là dei diversi orientamenti storiografici, comunque oggi risulta chiaro che il problema dell’atteggiamento della Chiesa verso l’Olocausto non può essere riferito solo alla persona di Pio XII: la questione ha una portata collettiva, non individuale.

Per giudicare l’operato di Pio XII non bisogna pensare che tutti negli anni 40-45 anche all’interno della Chiesa avessero le stesse posizioni e le stesse strategie su come agire ed oltre al papa esistevano vari organi anche nazionali.

Riguardo a questo punto certamente ha influito la repressione dei nazisti dopo la forte posizione dei vescovi olandesi. Infatti Pio XII sapeva che se avesse pubblicamente denunciato le atrocità di Hitler verso gli ebrei, la situazione sarebbe facilmente peggiorata.

Non solo avrebbe esposto i cattolici a pericoli più gravi, ma sapeva anche che sarebbe fallita la sua azione di aiuto agli ebrei. Ogni volta che i vescovi cattolici protestarono, i nazisti aumentarono le deportazioni e le atrocità.

Oggi esistono documenti che provano come egli avesse agito in favore degli ebrei prima da Nunzio (nel novembre 1917, documenti degli archivi sionisti pubblicati negli anni Sessanta da Pinchas Lapide e recentemente rilanciati dalla Fondazione Pave the Way), poi da Segretario di Stato (ad esempio il documento ritrovato nell’archivio del cardinale Tisserant che attesta un interessamento in favore degli ebrei discriminati in Polonia).

Esiste anche l’epistolario di Pacelli con i vescovi tedeschi maggiormente esposti contro il nazismo. Inoltre come non esiste un documento scritto di Hitler che ordini la terribile “soluzione finale” contro gli ebrei, ma nessuno ovviamente dubita che sia stato il Führer in persona a pianificare il genocidio, lo stesso criterio dovrebbe essere applicato alla Chiesa cattolica e al Vaticano di fronte alla mancanza di un ordine scritto del Papa in favore degli ebrei.

Non contano solo i documenti, conta anche la realtà dei fatti relativi ai conventi e agli istituti religiosi che accolsero ebrei a Roma: quasi trecento su settecento. Davvero difficile immaginare che tutto ciò potesse avvenire senza la benedizione del Papa.

Riguardo al periodo in cui Pacelli era Nunzio in Germania e alla firma del concordato con la Germania del 1933 i relatori ricordano che la politica di Pio XI era quella di delegare agli organi delle Chiese nazionali le questioni locali e la firma dei concordati era ritenuta una garanzia per i cristiani cattolici anche dove come in Germania si sapeva che non sarebbero stati rispettati. Pacelli scrisse più volte per lamentarsi con Hitler della mancata applicazione del concordato.

Circa la polemica sull’enciclica di Pio XI che non fu pubblicata da Pacelli oltre a non essere possibile che un Papa pubblichi il testo di un predecessore con la sua firma Pio XII nella prima enciclica la Summi Pontificatus, del 20 ottobre 1939, affrontava lo stesso tema di quella del predecessore: l’unità del genere umano, minacciata dall’idolatria dello Stato e della razza. Pio XII condannava “la dimenticanza di quella legge di umana solidarietà e carità, che viene dettata e imposta (…) dalla comunanza di origine e dall’uguaglianza della natura razionale in tutti gli uomini, a qualsiasi popolo appartengano”.

Il presidente del centro culturale cattolico San Benedetto, Paolo Tanduo, ringraziando i relatori per le precise e approfondite relazioni ha dato appuntamento a tutti per continuare l’approfondimento dei temi di carattere storico – iniziati con la visione pubblica del film KATYN realizzata da questo centro culturale insieme alle Coop-Lombardia comitato soci Baggio-Corsico-Zoia – alla mostra “Sia che viviate sia che moriate. Martiri e totalitarismi moderni” che si terrà dal 12 al 18 ottobre prossimi, e al successivo incontro del 22 ottobre su “La Persecuzione dei cristiani nel mondo” con Padre Piero Gheddo.