SALAVAN, lunedì, 15 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Un gruppo di 48 cristiani della provincia di Salavan, nel sud del Laos, è in stato di detenzione finché non rinuncerà alla fede, ha reso noto questo venerdì l’agenzia cattolica di notizie Ucanews.

Il leader del Governo del distretto di Ta-Oyl ha ordinato l’arresto dopo un incidente avvenuto il mese scorso, quando cento ufficiali del distretto hanno fatto irruzione durante una celebrazione religiosa domenicale nella località di Katin.

Sia l’osservatorio Human Rights Watch for Lao Religious Freedom (HRWLRF) che l’International Christian Concern (ICC) hanno denunciato l’incidente.

Nella retata del 10 gennaio, gli ufficiali del distretto hanno puntato le pistole alla testa dei cristiani e hanno costretto le 48 persone ad andare su uno spiazzo vicino, dove si dice che rimangano agli arresti.

I loro beni personali sono stati confiscati e sei case sono state distrutte. Non è stato loro permesso di tornare al villaggio e ora dormono per terra senza riparo e con poco cibo, denuncia l’ICC.

L’organizzazione ha anche sottolineato che i cristiani hanno rifiutato di obbedire all’ordine di rinunciare alla propria fede.

Pistole puntate

L’HRWLRF ha reso noto che le autorità includevano il capo locale, un funzionario per gli affari religiosi, tre poliziotti del distretto e 15 membri di un’unità di volontari.

“Mentre erano minacciati con la pistola alla testa, i credenti hanno preso solo le poche cose che sono riusciti a raccattare”, indica un comunicato dell’HRWLRF.

“Sono senza luce, cibo e acqua pulita, tranne che per un piccolo ruscello vicino”, ha indicato l’organizzazione.

Il leader locale di Katin ha dichiarato l’anno scorso che il culto degli spiriti è l’unica forma accettabile di culto nella comunità, ha aggiunto l’HRWLFR.

Ha aggiunto che aveva confiscato del bestiame nei villaggi cristiani, e l’11 luglio 2009 ha convocato una riunione speciale di tutti i residenti annunciando che era stata “proibita la fede cristiana nel nostro villaggio”.

Minaccia per i comunisti

In Laos, il 65% della popolazione è buddista, l’1,5%, cristiano con circa 40.000 cattolici. Le autorità comuniste accusano i cristiani di aderire a credo importanti che rappresentano una minaccia per il sistema politico.

Ad ogni modo, gli articoli 6 e 30 della Costituzione del Laos garantiscono il diritto dei cristiani e di altre minoranze religiose di praticare la religione che scelgono senza discriminazioni o penalizzazioni.

Si tratta di un ritorno al passato, alla persecuzione anticristiana degli anni Novanta, rientrata per la pressione internazionale e il rischio di perdere aiuti finanziari.

Ora il Governo ha stabilito stretti rapporti con Stati totalitari vicini come la Cina, e le autorità tornano a perseguitare i cristiani.