Due embrioni è il numero giusto per i bebè venuti dal freddo. Secondo uno studio britannico, infatti, gli specialisti di fecondazione assistita non dovrebbero mai impiantare più di due embrioni in un ciclo di trattamento. L’analisi di 124.000 cicli di fecondazione in vitro ha scoperto che il trasferimento di tre o più embrioni non dovrebbe più essere operato, indipendentemente dall’età della mamma, sottolineano gli studiosi su ‘Lancet’.
In passato spesso sono stati impiantati tre embrioni in una volta, e qualche volta anche di più, per aumentare al massimo le probabilità che si sviluppasse almeno un bimbo sano. In Italia la legge 40, che regolamenta la fecondazione assistita, prevedeva un unico e contemporaneo impianto di un massimo di tre embrioni (in base
a commi dichiarati in seguito parzialmente illegittimi). Tuttavia oggi le tecniche sono migliorate, sottolineano i ricercatori delle università di Bristol e di Glasgow, e l’impianto di più embrioni è diventato meno necessario. Mentre vi sono forti evidenze che nascite multiple possano causare più problemi per la madre e per i bambini.
In particolare gli studiosi hanno scoperto che, nelle donne sotto i 40 anni, il trasferimento di tre embrioni ha portato a un tasso di nati vivi più basso rispetto al trasferimento limitato a due. Oltre 40 anni non c’è stata alcuna differenza. Inoltre i ricercatori hanno rilevato un tasso di nati vivi più elevato nelle donne cui erano stati impiantati due embrioni rispetto a quelle che ne hanno ricevuto uno solo. Dunque per ora due è il numero perfetto. In Gran Bretagna, ricorda il ‘Daily Telegraph’, l’Human Embryology and Fertilisation Authority (Hfea) sta cercando di ridurre i parti multipli frutto di fecondazione assistita, che nel 2009 erano il 22%.
da Avvenire