Calano i figli, cresce la spesa. Il caso di Singapore dice che non bastano le leggi per fermare il trend demografico

New York. Per le famiglie di Singapore avere più di due figli conviene. Lo stato offre un assegno alla nascita del terzo figlio, gli asili hanno corsie preferenziali per le famiglie numerose, gli ospedali scontano le spese per il parto e gli esami prenatali, un programma  del governo offre incentivi a chi si trasferisce in case più grandi, il congedo per la maternità è lautamente retribuito e i consultori famigliari sono centri per dissuadere dall’aborto, non per promuoverlo. La politica dei “tre o più” promossa negli anni Ottanta dello sviluppo  economico ha soppiantato quella dei “fermatevi a due” in voga negli anni Sessanta, quando la sovrappopolazione era la più temuta fra le minacce globali. Eppure con la svolta della politica demografica, il tasso di fertilità dello stato – il numero medio di figli che ogni donna partorisce nell’arco della sua vita – è crollato dall’1,4 percento all’1,1, ben al di sotto della soglia del 2,1 che garantisce la crescita demografica. La logica del sussidio non è sufficiente a indurre la crescita demografica. Intervengono fattori culturali ed educativi che sfuggono agli algoritmi dell’ingegneria sociale. Anche l’occidente si trova di fronte al dilemma del crollo demografico, e se in Europa è un trend consolidato, per gli Stati Uniti il calo della fertilità è un fenomeno relativamente nuovo che contrasta con la pervasiva campagna per il controllo delle nascite promossa dalla sinistra negli anni Settanta. Dopo decenni di terrorismo psicologico sulla sovrappopolazione, l’America si trova con pochi givani, pochissimi bambini e una pletora di baby boomers prossimi a una pensione che il welfare state congegnato nell’epoca della ricchezza e della fertilità non potrà sopportare a lungo.

Nel libro “What to Expect When No One’s Expecting?” il giornalista Johnatan Last spiega cause e conseguenze dal calo della fertilità americana, un tasso che è attorno al 1’,9 per cento (contro l’1,4 dell’Italia, che è in media europea) soltanto perché i figli della crescente comunità ispanica alzano la media. In termini di numeri e di politiche famigliari, Last reppresenta un paese in crisi di figli e di idee – la maggior parte delle innovazioni in qualunque campo vengono dai giovani – attanagliato dal problema sociale ed economico dell’anzianità e con poche via d’uscita: i tentativi di invertire il trend in situazioni analoghe non hanno dato frutti, come insegna Singapore. Ma l’osservazione più pregnante di Last è di tipo culturale: “C’è qualcosa nella modernità stessa che ci fa tendere verso un minore numero di figli”, una tendenza che è stata assecondata e promossa in America da decenni di battaglie progressiste per ridurre il numero dei figli. Il libro “The Population Bomb”, scrito da Paul Ehrlich nel 1968 è la summa demografica del genere “terrore da sovrappopolazione” e, nonostante le previsioni apocalittiche si siano rivelate false, inquadra una mentalità diffusa. Nel 1966 Martin Luther King diceva che “la piaga della sovrappopolazione si può risolvere con mezzi che abbiamo già”. Qualche anno più tardi una commissione presieduta da John Rockefeller ha raccomandato al governo di “legalizzare l’aborto per chi lo richiede”. L’associazione Planned Parenthood ha presentato all’Amminstrazione Nixon un piano per dissuadere gli americani dagli eccessi di fertilità. Alcune delle proposte: mettere una tassa sui figli, incoraggiare l’omosessualità, togliere la previdenza sociale chi ha più di due figli, aborto obbligatorio per tutte le gravidanze fuori dal matrimonio. Questa ingegneria sociale era giustificata dal vecchio vizio liberal di appropriarsi dei dati: sono i freddi numeri e non le passioni irrazionali che ci indicano la strada, dicono.

Senza figli per scelta
Le previsioni demografiche prevalenti erano completamente sballate a livello macroscopico, ma hanno rinfocolato nell’opinione comune quel “qualcosa nella modernità” che tende verso la depressione famigliare. Su Newsweek, Joel Kotkin e Harry Siegel hanno dato voce alle giovani coppie che non vogliono avere figli per scelta. E’ un atteggiamento perfettamente comune nell’America di oggi e in linea con i principi della modernità che preoccupano Last, ma anche i cultori della razionalità numerica devono ammettere che sul piano sociale ed economico la tendenza è insostenibile e non ci sono esempi di efficaci inversioni di tendenza approvate per decreto. Sono soltanto le conseguenze della modernità.

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di Mattia Ferraresi