di Domenico Bonvegna

Mentre il nostro (?) presidente Napolitano percorre l’Italia per festeggiare i 150 anni dell’unità del nostro Paese, io continuo a studiare la Storia.

Ho letto quasi tutti i libri della professoressa e storica del risorgimento Angela Pellicciari, come sempre ben documentati e disponibili ad essere letti anche da chi non è addetto ai lavori. Oggi intendo presentare L’altro Risorgimento, riedito all’inizio d’anno da Ares di Milano (pp. 288, euro 18), la 1 edizione pubblicata da Piemme nel 2000. La Pellicciari qui ma anche negli altri libri racconta l’ altro risorgimento non quello che hanno scritto gli storiografi ufficiali, qualcuno li ha definiti, cani da guardia, ma quell’altro che da qualche decennio, grazie a lei e ad altri storici, finalmente si riesce a raccontare e si ha un quadro completo di quello che è stato veramente.

Il libro racconta che il movimento risorgimentale, non solo ha commesso diversi misfatti soprattutto nei confronti delle popolazioni meridionali, in dieci anni sono stati uccisi centinaia, migliaia di uomini e donne, qualcuno arriva a contarne quasi un milione, ma soprattutto è stata condotta una guerra contro la Chiesa Cattolica, che per i liberali massonici rappresentava il male assoluto da estirpare.

Mazzini, Garibaldi e compagni, fin dalla proclamazione della Repubblica Romana, nel 1848, si consideravano i veri romani, gli eredi dell’antica Roma. Scrive Monsignor Luigi Negri, nell’introduzione al libro: “Il Risorgimento per costoro significa l’agognata riconquista, dopo tanti secoli, dell’unità e dell’indipendenza nazionali, indispensabili per occupare un ‘posto al sole’ all’interno del consesso ‘civile’; significa la vittoria della libertà sull’oscurantismo, l’arretratezza e la violenza dei governi pontificio e borbonico… “

Il pregio del testo della Pellicciari è di essere documentato, di far parlare i protagonisti, del resto la Storia non si può fare con la retorica o peggio con l’ideologia. Ho presente un dibattito su La7, dove il povero Marco Rizzo, ex deputato comunista, per giustificare le sue affermazioni gratuite sul risorgimento, a domanda della Pellicciari: “Chi gliela detto?”, rispondeva: “Mia mamma”.

I protagonisti del risorgimento sono gli eredi di Napoleone, che era venuto in Italia per fare una battaglia rivoluzionaria anticattolica, sono quei militari, borghesi che si sono arricchiti con la legale spoliazione dei beni della Chiesa, cadetti delle casate nobiliari, studenti romanticamente attratti dall’ideale nazionale. Sono loro che pensavano allora all’indipendenza e alla rigenerazione dell’Italia, meno che poche eccezioni, la schiuma sopraffina della canaglia, che si riuniva misteriosamente nelle vendite dei carbonari, così si esprimeva Massimo D’Azeglio, nei Miei ricordi.

I loro intenti erano ben descritti in una Istruzione permanente, redatta nel 1818, un testo di particolare interesse, perché secondo la Pellicciari, si capisce qualcosa di più del come e del perché si sia giunti alla formazione del Regno d’Italia : “il nostro scopo finale – sostiene l’Istruzione – è quello di Voltaire e della rivoluzione francese, cioè l’annichilimento completo del cattolicesimo e perfino dell’idea cristiana”. Tutto questo avverrà con la corruzione, maldicenza e la calunnia, per condurci al seppellimento della Chiesa cattolica.

In pratica il governo sardo scatena in Piemonte la prima seria persecuzione anticattolica dall’epoca di Costantino, immediatamente estesa al resto d’Italia dopo l’unificazione. L’1, 70% della popolazione di fede liberale (quella che ha diritto di voto) decide la soppressione, uno dopo l’altro, a cominciare dai gesuiti, di tutti gli ordini religiosi della religione di stato. Iniziate nel 1848 dal Regno di Sardegna, le soppressioni sono ultimate dal Regno d’Italia nel 1873, dopo l’annessione di Roma. Un numero davvero ingente di persone, 57. 492 fra uomini e donne, tanti sono i membri degli ordini religiosi soppressi, vengono messi sul lastrico, cacciati dalle proprie case, privati del lavoro, dei libri, degli arredi sacri, degli archivi, della vita che hanno scelto.

Tutto questo in nome della libertà e della costituzione. La Pellicciari documenta tutto, facendo riferimento a decine di encicliche, allocuzioni di Pio IX, dove descrive nel dettaglio quali persecuzioni, violenze e rapine facciano seguito alle sbandierate ragioni di costituzionalità e libertà, e denuncia la lotta senza quartiere che le società segrete, a cominciare dalla Massoneria, conducono in tutto il mondo contro la Chiesa cattolica. L’11 agosto 1863 “Il Diritto”, uno dei giornali della sinistra liberale piemontese, scrive: “La nostra rivoluzione tende a distruggere l’edificio della Chiesa cattolica; deve distruggerlo e non può non distruggerlo senza perire. Nazionalità, unità, libertà politica sono mezzi a quel fine”.

Il paradosso di questa vicenda è che i liberali si dichiarano ferventi cattolici, infatti la Chiesa ha sempre combattuto contro tanti nemici, questa volta però l’insidia è più grande perché i nemici non combattono a viso aperto ma si dichiarano cattolici e sinceramente devoti al bene della Chiesa.

Angela Pellicciari, ha studiato tutti gli atti parlamentari del Regno Piemontese, Cavour, ingaggia una durissima guerra contro la Chiesa Cattolica, il 28 novembre 1854 presenta in Parlamento il progetto di legge per la Soppressione di comunità e stabilimenti religiosi ed altri provvedimenti intesi a migliorare le condizioni dei parroci più bisognosi. Impiega sei mesi per discutere e approvare la rivoluzionaria iniziativa, ufficialmente per permettere di vivere ai parroci poveri. Polemicamente la Pellicciari si chiede: si è domandato se i destinatari di tanto beneficio approvino il suo operato? L’intento dei liberali era il divide et impera.

Alla fine prevale il pensiero di Carlo Cadorna, che nel 1855, spiega cosa significa libera Chiesa in libero Stato : tutto quello che si vede cade sotto l’influenza del potere temporale, cioè della Stato ; tutto quello che non si vede cade sotto la giurisdizione del potere spirituale, cioè della Chiesa. Così la Chiesa che Cadorna ha in mente è un’assemblea di puri spiriti e così i beni della Chiesa, essendo ben visibili, cadono sotto la giurisdizione dello stato che può disporne a piacimento. Così a questo punto appare evidente che la Chiesa se non può possedere nemmeno le case in cui vivono i monaci e frati, figurarsi se può legittimamente pretendere al possesso di un intero stato.

I liberali diventano proprietari con due soldi di tutti i beni sottratti al 98% della popolazione (Chiesa e pubblico demanio). Pio IX e Leone XIII (e la Chiesa con loro) sono convinti che il tanto decantato Risorgimento sia solo un tentativo di «sterminare la religione di Gesù Cristo», voluto e promosso dalla Massoneria nell’intento di distruggere il potere spirituale usando come grimaldello la fine del potere temporale. Il risveglio del sentimento «nazionale» avrebbe di mira, secondo questo punto di vista, la distruzione dell’universalismo cattolico per soppiantarlo con un potere internazionale di tipo nuovo, al passo con i tempi, radicalmente anticattolico.

In questo secolo la storiografia liberale sia laica che cattolica ha dato voce alle dichiarazioni di intenti della classe dirigente risorgimentale ma ha dimenticato i fatti ed ha messo la sordina alla stampa e alla storiografia cattoliche dell’Ottocento col risultato che, oggi, si conoscono solo le ragioni dei liberali, cioè dei vincitori.

Concludo citando la Pellicciari, “se fosse vero che la Massoneria scatena in Italia una guerra senza quartiere contro la Chiesa cattolica utilizzando i Savoia e i liberali come testa di ponte, allora gli artefici del Risorgimento sarebbero non i primi italiani ma i primi antiitaliani. Allora la nostra storia unitaria, e non solo quella, andrebbe vista sotto un’altra ottica. E chissà che questa ottica non ci procuri elementi per capire qualcosa di più. Il 18 agosto 1849 Pio IX scrive alla granduchessa Maria di Toscana: sebbene «la tutela del dominio temporale della S. Sede sia in me un dovere di coscienza, pur nonostante è un pensiero assai secondario in confronto dell’altro che mi occupa, di procurare cioè che i popoli cattolici conoscano la verità». Quale è la verità? Questo libro si propone di cercarla”.