Tralasciare lo studio per trascorrere un pomeriggio con gli amici, almeno una volta è capitato a tutti. Ma i tre quindicenni pizzicati qualche tempo fa in provincia di Taranto dalla Guardia di Finanza in una cartoleria che esercita anche attività di raccolta scommesse, erano lì non per acquistare penne e quaderni ma per puntare la “paghetta” settimanale sul risultato di alcune partite di Champions League.

Anzi a dirla tutta, quando i finanzieri sono entrati, i tre scommettitori in erba l’avevano appena persa, ovviamente all’insaputa dei genitori, ai quali avevano raccontato che quelle ore le avrebbero trascorse a casa di un compagno, a studiare e prepararsi per il compito in classe del giorno seguente.

È uno della sessantina di casi di violazione delle norme su gioco e minori, individuati nel 2012 dalla Guardia di Finanza. Dopo l’entrata in vigore del cosiddetto decreto Balduzzi (che vieta ai minori di 18 anni l’accesso nelle aree destinate al gioco «con vincita in denaro» interne alle sale bingo, in quelle dove sono installate le videolottery e nei punti di vendita in cui si esercita come attività principale quella di scommesse su eventi sportivi e non), l’azione di controllo si è intensificata: «Dei 61 minori – indicano i dati forniti ad Avvenire dalla Gdf -, 26 sono stati trovati intenti a giocare o a scommettere e altri 35, invece, erano presenti in aree non consentite». Un dato, quello sui baby giocatori, emerso in pochi mesi di applicazione delle nuove norme, che lascia supporre un sommerso più ampio, se alle scommesse “reali” si somma la possibilità di frequentare tramite il pc o lo smartphone i tanti siti di azzardo on line non troppo scrupolosi sull’anagrafe dei giocatori.

Siti web oscurati. D’intesa coi Monopoli di Stato, gli investigatori telematici della Finanza setacciano Internet, alla ricerca di portali con giochi non autorizzati. Quando ne scovano uno, scatta l’oscuramento «con reindirizzamento su una pagina web con l’avvertenza: sito non raggiungibile». Attualmente, «i siti già oggetto di provvedimento di inibizione sono 4.297».

1.555 centri “fantasma”. In tutto, nel 2012 «sono stati effettuati, nel settore del monopolio del gioco e delle scommesse, 9.151 interventi». I finanzieri hanno scoperto 3.164 situazioni irregolari, riscontrato 3.380 violazioni e «verbalizzato 10.117 soggetti», sequestrando «2.683 apparecchi e congegni irregolari» e mettendo i sigilli a «1.555 punti clandestini di raccolta scommesse».

Il gettito legale. Nel 2011, è stato di 79,9 miliardi di euro (più 30,1% rispetto al 2010, quando furono 61,4 miliardi). Le relative entrate erariali sono salite a 8,8 miliardi (8,7 nel 2010). E i 70 miliardi toccati nei primi dieci mesi del 2012 significano un ulteriore più 13%, rispetto al medesimo periodo del 2011 (62 miliardi). Di pari passo, sono aumentati i controlli delle Fiamme gialle, con diversi obiettivi: da un lato «contrastare l’evasione fiscale e tutelare il mercato, affinché gli operatori onesti non subiscano la concorrenza sleale di chi organizza e promuove giochi illegali e abusivi»; dall’altro, «bloccare tentativi di riciclaggio e infiltrazione delle mafie» e «proteggere i consumatori da proposte di gioco insicure e pericolose», tutelando le fasce più deboli, anzitutto i minori. Come i tre ragazzotti tarantini, ai quali una ramanzina forse avrà insegnato a spendere la prossima paghetta in opzioni meno aleatorie, come una t-shirt o una pizza con gli amici.

Vincenzo R. Spagnolo da Avvenire.it