Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici

di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 6 dicembre 2009 (ZENIT.org).- In occasione dei 30 anni del Day Hospital Ostetrico del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, si è svolta questo sabato una giornata di studio sul tema “La difesa della vita nascente”.

L’incontro non ha avuto solo un carattere commemorativo e scientifico, ma è stato un’occasione per raccontare il lavoro, le testimonianze e i progressi di prevenzione e cura realizzati negli ultimi trent’anni di servizio alla salute da parte delle persone che lavorano al Day Hospital.

Intervistato da ZENIT, il prof. Giuseppe Noia, Responsabile del Centro di Diagnosi e Terapia Fetale e docente di Medicina Prenatale nel Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, nonché uno degli promotori del convegno, ha raccontato che nel novembre del 1979 è arrivato il primo ecografo al Day Hospital Ostetrico. Oggi sono almeno 3000 l’anno le ecografie che vengono effettuate come urgenza di Pronto Soccorso, di Sala Parto o di quelle che riguardano le “dimissioni protette” della divisione di Patologia Ostetrica e/o degli altri reparti.

La tecnologia da sola, però, non basta a garantire il bene della persona e dei concepiti. Noia ha spiegato infatti che “c’è una grande differenza tra l’informazione, a volte superficiale e ingannevole, e la vera conoscenza”.

Come esempio, il docente del Gemelli ha riportato i dati di uno studio effettuato sulle donne affette da rosolia nel periodo della gravidanza.

L’informazione superficiale e deviante sostiene che se la donna in gravidanza contrae la rosolia l’unica soluzione è l’aborto, perché in caso contrario il nascituro può riportare dei danni.

“In realtà – ha affermato il professor Noia -, la rosolia può creare problemi fino a 13 -14 settimane di gestazione e non in tutti i casi, come si pensava una volta. Anche donne che prendono la rosolia nei primi tre mesi non sempre riportano danni al bambino. Su questa patologia la scienza è in notevole evoluzione”.

“Una donna che ha avuto la rosolia a 25 settimane di gestazione non corre nessun rischio”, ha sottolineato.

“Grazie a questa semplice informazione corretta si possono salvare migliaia di bambini e bambine che invece rischiano di essere abortiti”, ha precisato il noto ginecologo.

“Per questo motivo – ha aggiunto -, da una decina di anni noi rispondiamo a tutte le donne che vengono al Day Hospital Ostetrico con la terapia educazionale. Spieghiamo esattamente il dato scientifico e soprattutto accogliamo le persone come fratelli e sorelle, condividendo le loro preoccupazioni, cercando insieme le soluzioni”.

“In questo modo solleviamo le donne dalle paure e dalla solitudine, che sono le due condizioni che spingono le persone all’aborto”.

“Così – ha aggiunto con un sorriso il prof. Noia -, abbiamo fatto nascere migliaia di bambini, moltissimi dei quali erano già destinati all’aborto”.

Per difendere meglio la vita in un contesto culturale in cui crescono ogni giorno le minacce, nell’ambito dell’incontro della giornata di studio è stata presentata l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici (AIGOC, www.aigoc.com).

Come è scritto nello statuto, si tratta di un’associazione nata “Per contrastare tale Cultura di morte” ed essere “promotrice del Rispetto per la Vita Umana nella sua Interezza, dal Concepimento fino alla Morte naturale, alla luce dei principi Cristiani e ponendo l’accento sulla Famiglia come principale Custode della Vita e della Salute”.

Perché una nuova associazione visto che ci sono già i medici cattolici?

Il prof. Noia, presidente della nuova associazione, ha spiegato a ZENIT che negli ultimi 20 anni le problematiche inerenti alla vita umana – l’aborto, l’aborto eugenetico, la fecondazione in vitro, la pillola del giorno dopo, la Ru 486, la clonazione, l’uso delle staminali embrionali – “sono tutte sfide etiche che nascono dal concepito come segno di contraddizione”.

“Per questo motivo – ha sostenuto -, è giusto che persone che hanno competenze specifiche diano spessore alla testimonianza scientifica, ma soprattutto esprimano con la loro testimonianza professionale e umana la difesa della vita e della famiglia”.

A questo proposito, è scritto nello statuto dell’AIGOC che “molti Specialisti hanno preso fin dall’inizio una posizione radicale in difesa della Vita Umana e purtroppo, proprio per tale motivo, hanno dovuto fronteggiare non poche difficoltà nella loro carriera, in taluni casi risultata fortemente osteggiata. Molti hanno scelto di abbandonare la propria Specializzazione, altri hanno ceduto al compromesso, pur di sopravvivere”.

“L’Associazione Italiana di Ginecologi Ostetrici Cattolici opera a sostegno di tutti quei Ginecologi Ostetrici che rispettano in modo radicale la Vita Umana nella sua Interezza e che vogliono perseguire e attuare nell’esercizio della loro Professione i Principi ispirati dalla Fede”, aggiunge lo statuto.