Intervento dell’arcidiocesi di Città del Messico
Tratto da L’Osservatore Romano del 7 ottobre 2010

Città del Messico, 6. Laicità non equivale ad anticlericalismo. E la netta e necessaria separazione tra la Chiesa e lo Stato non comporta la proibizione per i cattolici, membri del clero o fedeli laici, d’intervenire su questioni d’interesse pubblico in forza del proprio credo religioso.

È quanto viene con fermezza ribadito in un editoriale del servizio d’informazione dell’arcidiocesi di Città del Messico. “È molto grave – si legge nella nota – che un dipendente pubblico, non importa chi esso sia, non sappia interpretare il significato della separazione tra Chiesa e Stato e ritiene che i cittadini non abbiano il diritto d’esprimere il loro punto di vista, quando possono essere motivati dalle loro convinzioni religiose”.

L’arcidiocesi spiega il senso della separazione tra Chiesa e Stato sancita nella costituzione messicana. In essa il riferimento all’autonomia delle strutture politiche riguardo alle istituzioni religiose comporta il riconoscimento dell’importanza dei gruppi religiosi. E le uniche limitazioni previste – viene ricordato – riguardano il divieto per il clero alla propaganda politica, a ricoprire incarichi pubblici e a opporsi alle leggi del Paese. Al contrario – viene rilevato – “in nessun luogo si dice che i ministri religiosi o coloro che professano una particolare fede religiosa non possano esprimere le loro convinzioni e vivere coerentemente con esse”. Allo stesso modo, “a nessun cittadino messicano può essere impedito di parlare liberamente e d’esprimere i propri pareri sulle questioni che riguardano tutti, finché non commette un reato”.

L’arcidiocesi di Città del Messico difende così il diritto dei membri della Chiesa cattolica a intervenire pubblicamente su questioni delicate e attuali come la difesa della vita umana in tutte le sue fasi e la tutela della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Sottolineando poi anche che un autentico pluralismo deve necessariamente poter consentire a tutti i cittadini di uno Stato la possibilità d’esprimersi liberamente e di poter così partecipare alla costruzione della società.

Secondo la nota, il dovere delle autorità civili e politiche è quello di garantire a tutti l’esercizio di questi diritti di libertà. E chi crede, con le “minacce” e le “intimidazioni”, di ergersi a “pseudo-difensore” dello Stato laico finisce paradossalmente per indebolire quello stesso Stato che invece vorrebbe rafforzare.

Nei giorni scorsi anche “El Semanario”, il giornale dell’arcidiocesi di Guadalajara, ha sottolineato come in Messico il superamento della confusione tra laicismo e anticlericalismo è ancora un traguardo lontano dall’essere raggiunto. In un articolo a firma di padre Maurilio Martinez Tamayo si evidenzia, infatti, come prevalgano ancora, soprattutto da parte di funzionari governativi e gruppi politici, i tentativi di ridurre al silenzio gli esponenti religiosi.