di Lorenzo Fazzini
Tratto dal sito Svipop

Il nome del bimbo (o bimba) non è noto, ma secondo le stime delle Nazioni Unite è di questi giorni la nascita del miliardesimo abitante africano. E le previsioni dicono che entro il 2050 gli africani sfioreranno quota 2 miliardi di cittadini (1, 9 miliardi per la precisione).

Dai 110 milioni di abitanti nel 1850 al miliardo di oggi, il balzo in avanti del Continente Nero in termini di popolazione è sotto gli occhi di tutti

Anche il quotidiano inglese Guardian si è interessato di questo storico traguardo demografico africano, affermando che su tale dato si confrontano due scuole di pensiero: “I pessimisti prevedono che questa marea umana richiederà un carico insostenibile in termini di cibo, scuole, case e cure sanitarie. Invece gli ottimisti vedono un’opportunità per seguire i passi della crescita economica di India e Cina, nazioni miliardarie in senso demografico”.

Tra chi vede “rosa” nel Continente nero vi è di certo Mo Ibrahim, che ha commentato in maniera sorprendente questo traguardo africano. Mo Ibrahim è un magnate nato in Sudan e attivo in Gran Bretagna, già proprietario del colosso telefonico Celtel (venduto per 3, 4 miliardi ad un’azienda del Kuwait).

Mo Ibrahim smonta i pregiudizi neomalthusiani di chi sostiene che lo sviluppo numerico della popolazione, soprattutto nei Paesi poveri, sia una delle concause fondamentali per il sottosviluppo e la miseria.

Il miliardo di abitanti in Africa “non è un problema” afferma il magnate sudanese. “L’Africa è sotto-popolata. Abbiamo il 20% delle terre mondiali e il 13% della popolazione del pianeta. Siamo pieni di giovani e questo porta sul mercato una forza lavoro enorme, mentre l’Europa sta invecchiando. Quello su cui dobbiamo focalizzarci è l’educazione e l’istruzione”.

Ibrahim, che ha istituito l’omonima Mo Ibrahim Foundation per una corretta governance in Africa, afferma inoltre che il problema africano non è la popolazione ma le infrastrutture e il capitale umano da educare: “In Africa abbiamo 53 mini-Stati che hanno cattive comunicazioni, strade fatte male, mercati incapaci. Questo ci porta al disastro. Al primo posto delle cose da fare ci deve essere l’integrazione economica”.

Ed è lo stesso Guardian a segnalare alcuni progressi recenti in campo economico dell’Africa: gli africani stanno comprando cellulari come nessun altra regione del mondo, con una crescita del 550% negli ultimi 5 anni. L’uso di internet si sta diffondendo e questo comporta una maggior partecipazione dei cittadini alla vita politica. Anche nel campo delle energie rinnovabili – segnala il quotidiano britannico – l’Africa sta facendo passi da gigante.

Conclude Mo Ibrahim: “Io sono ottimista. Abbiamo visto la crescita della società civile in Africa e è sempre meno improbabile avere governi cattivi al comando. Invidio il bambino arrivato come miliardesimo africano. Sono sicuro che lui o lei vivrà in un’Africa migliore di quella che abbiamo conosciuto”.

L’ottimismo di Mo Ibrahim è condiviso anche dall’ex redattore capo dell’Economist sull’Africa, Richard Dawden, che da poco ha scritto un libro elogiativo sul Continente Nero nella doppia chiave di governi incapaci ma di una società civile viva e attiva. Già il titolo è eloquente: Africa: Altered States, Ordinary Miracles.