di Carlo Principe

Tratto da Libertà e Persona

“Per quanto riguarda le minorenni, il tasso di abortività nel 2010 è risultato pari a 4,5 per 1.000 (4,4 per 1.000 nel 2009), con valori più elevati nell‟Italia settentrionale e centrale. Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all‟aborto tra le giovani in Italiarispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell‟Europa Occidentale” (relazione IVG 2012)

Anche se il dato peggiora rispetto al 2009, il ministro minimizza sull’abortività delle minorenni. Perché, dice, abortiscono meno che in atri Paesi.

Una lettura più attenta – e meno irresponsabile – dei dati estratti dalle relazioni ministeriali nei vari anni fa emergere, al contrario, una situazione a dir poco allarmante.

Se è vero che gli aborti generali fanno registrare un andamento negativo (almeno in apparenza visto che sono esclusi gli aborti chimici), quelli delle minorenni mostrano un trend costantemente in crescita. 

Il grafico, infatti, evidenzia che mentre dal 1992 al 2010 il tasso di abortività generale si riduce del 20 %, quello riferito a ragazze di età entro i 18 anni aumenta di ben 45,2%.Analogamente, nello stesso periodo aumenta del 32%  anche   la percentuale degli aborti delle minorenni rispetto al totale.

Ma il quadro più inquietante emerge dall’abortività delle bambine. Tutti gli indicatori riferiti alle under 15 mostrano un andamento rapidamente peggiorativo.

Dal 1995 al 2010, infatti, per queste giovanissime il numero complessivo degli aborti e delle percentuali rispetto al totale si aumenta rispettivamente del 112,2% e del 155,3%.

il quadro si completa col dato, preoccupante, che più di una minorenne su quattro (la percentuale che è passata dal 39% del 1992 al 25,5% del 2010) abortisce senza il consenso dei genitori.

Certo,  la situazione dell’abortività giovanile in Italia, è meno grave che in altri Paesi e forse non è ancora definitivamente compromessa. Ma questi indicatori ci mettono in guardia:l’Italia si avvia verso  un inesorabile declino morale ed educativo.

Il mondo pro-life deve sentirsi chiamato in causa. Se la sua azione culturale non riesce a far presa sui giovani, futuro della nostra società, che abortiscono sempre di più e a una età sempre più bassa, allora ha fallito la sua strategia della Vita.

Esso deve ripensare alle sue azioni. Occorrono iniziative culturali che siano incisive, sia nei contenuti che negli strumenti. Occorre porre ai giovani obiettivi sfidanti e non accontentarsi di azioni, pur buone, ma incapaci di infiammarli.

Diversamente il mondo pro-life dovrà capitolare dichiarando definitivamente la sua resa nella battaglia per la Vita.

Chi raccoglierà questa sfida? L’anno della Fede appena aperto dal nostro grande Papa sia occasione per riflettere su questa frase di Gesù, che è la chiave per ogni nostra iniziativa: “senza di me non potete far niente”.

Carlo Principe