di Giovanni Bucchi da La Bussola Quotidiana

Forse non basterà nemmeno questo ennesimo studio a far aprire gli occhi a chi rivendica la bontà dell’aborto come atto di autodeterminazione della donna. Ma tant’è, la realtà va raccontata senza troppi accomodamenti, con buona pace di chi ancora si ostina a brandire il vessillo della liberazione femminile dalla schiavitù della procreazione.

La notizia arriva dall’Inghilterra, quindi non da un Paese propriamente cattolico: l’autorevole rivista scientifica “British Journal of Psychiatry” nel suo ultimo numero uscito l’1 settembre ha pubblicato uno studio su “Aborto e salute mentale”, condotto dalla dottoressa Priscilla Coleman della Bowling Green State University dell’Ohio (Usa). Le conclusioni a cui è giunta la ricercatrice sono impressionanti: nelle donne che si sono sottoposte all’aborto la probabilità che si manifestino tendenze al suicidio aumenta del 155 per cento.

Lo studio guidato dalla dottoressa Coleman – e di cui ha dato conto pure il giornale inglese “The Telegraph” – ha coinvolto una cosa come 877.000 donne, di cui 163.831 avevano abortito. Ebbene, l’analisi di questo “campione femminile” ha dimostrato ancora una volta (se ancora ce ne fosse il bisogno) la drammatica esistenza della cosiddetta “sindrome post aborto”, rivelando che le donne che si sottopongono all’interruzione di gravidanza volontaria hanno quasi il doppio di probabilità di soffrire di problemi psicologici se non addirittura psichiatrici rispetto a quelle che non hanno abortito.

Non finisce qui: come detto, nella quota di donne che hanno deciso di porre fine alla loro “dolce attesa” aumenta vertiginosamente del 155 per cento il rischio di tendenze suicide (attenzione, non il suicidio, ma la possibilità che le donne ci pensino o la considerino un’ipotesi percorribile per porre fine alle loro sofferenze dettate dalla drammatica esperienza).

Gli studiosi guidati dalla Coleman hanno poi constatato un aumento del 34 per cento del rischio di problemi legati all’ansia, del 37 per cento della concreta possibilità cadere in depressione e rispettivamente del 110 e del 220 per cento di affidarsi all’uso di alcol e droghe (in particolare, marijuana) per alleviare (apparentemente) la propria condizione di disagio. La stessa dottoressa Coleman, che insegna Sviluppo umano e della famiglia all’Università dell’Ohio, dichiara di aver scoperto “rischi associati all’aborto che devono essere condivisi con l’opinione pubblica e portati a conoscenza delle donne prima che si sottopongano a tale procedura”.