Aver giustificato la condanna a morte di Saddam Hussein è stato un errore Sulla feroce esecuzione dell’ex leader libico serve un’inchiesta indipendente
di Magdi Cristiano Allam
Tratto da Il Giornale

Sono rimasto sconvolto dalla ferocia del linciaggio con cui è stato ucciso Gheddafi e dalla disumanità con cui il suo cadavere è stato esposto al pubblico ludibrio.

Il fatto che questa atrocità sia stata perpetrata dai cosiddetti ribelli che noi occidentali, tradizionalmentecultori e garanti dei diritti fondamentali della persona, additiamo come i promotori della libertà e della democrazia e in un contesto in cui siamo partecipi e conniventi di efferati crimini, ha maturato in me una conversione al valore assoluto, universale e non negoziabile della sacralità della vita di tutti senza alcuna eccezione, compresa la vita di un tiranno sanguinario.

Ora sono più che mai convinto che anche la vita di Gheddafi è sacra. Dobbiamo denunciare il barbaro assassinio a freddo e lo scempio del suo cadavere. Chiediamo un’inchiesta internazionale con magistrati originari di Paesi che non hanno partecipato alla guerra per scalzare dal potere Gheddafi, vincolando gli attuali governanti libici a rispettare le decisioni che verranno assunte, compreso l’arresto degli assassini e la condanna dei loro mandanti.

Se non lo facessimo noi occidentali non saremmo mai più credibili come emblema della civiltà fondata sullo stato di diritto. Finiremmo per risultare i padrini del battesimo di sangue del nuovo regime che esordisce all’insegna dell’arbitrio giuridico, della vendetta personale e della legittimazione della violenza.

Lo dico nella piena consapevolezza di chi è stato Gheddafi: un dittatore, un guerrafondaio, un terrorista, un predicatore d’odio, un leader cinico ma anche una personalità affetta da paranoia, megalomania, schizofrenia e depressione. Non solo non ho mai nutrito alcuna simpatia per il personaggio ma all’opposto sono orgoglioso di essere stato ufficialmente inserito nella lista nera dei nemici del suo regime per le critiche severe scritte sui giornali o pronunciate pubblicamente.

Tuttavia oggi io mi pento di aver giustificato e sostenuto in passato la condanna a morte di Saddam Hussein, un despota sanguinario e guerrafondaio che non ha esitato a usare le armi di distruzione di massa contro il suo stesso popolo, provocando complessivamente la morte di circa un milione e mezzo di persone, iraniani e iracheni.

Seppur in presenza di un processo dopoil suo arresto e l’esecuzione della condanna tramite impiccagione, con la botola sottostante che si apre allontanando definitivamente dalla nostra vista l’immagine della morte, quell’esecuzione è stata una violazione della sacralità della vita.

Il punto è proprio questo: noi oggi tocchiamo con mano che nel momento in cui si ammette anche una sola eccezione all’inviolabilità della vita dal concepimento alla morte naturale, finiamo per spalancare la voragine dell’inciviltà che inesorabilmente, prima o dopo, finirà per mettere a repentaglio la vita di noi tutti.

Che orrore assistere al lugubre spettacolo dei miliziani assetati di sangue che invocando sempre più ossessivamente «Allah Akhbar», il dio islamico è grande, elevando sempre più forte le urla fino a creare un clima da rito satanico, infieriscono sul corpo di Gheddafi uccidendolo e sfregiandolo.

Ho subito associato questa scena all’atroce sgozzamento e decapitazione del ventiseienne ebreo americano Nick Berg il 7 maggio 2004 in Irak, per mano di Al Zarqawi, il luogotenente di Bin Laden, che proprio mentre avvicinava la lama della spada al collo e l’affondava fino a separare la testa dal busto urlava all’unisono con gli altri terroristi presenti «Allah Akhbar». Quale dio potrebbe mai consentire la violazione del bene della vita, il principio fondante della nostra umanità e il valore cardine della nostra civiltà?

Il «Non uccidere!», cardine dei Dieci comandamenti nella fede e nella cultura giudaico-cristiana, oggi va affrancato dal relativismo religioso e politico ed elevato a valore non negoziabile. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica al nn. 2267 si afferma: «L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani». È invece fondamentale riaffermare che la sacralità della vita è il principio inviolabile, lasciando alle autorità laiche dello Stato la valutazione della reazione di chi è costretto a difendersi per legittima difesa che assume il connotato di eccezione alla regola.

Voi condividete il linciaggio di Gheddafi e più in generale siete favorevoli alla condanna a morte oppure anche voi credete che nessuno possa aggiudicarsi il diritto di togliere la vita altrui sin dal suo concepimento fino alla morte naturale?

Scriveteci e partecipate a questo confronto sul tema più importante della nostra umanità e civiltà: la sacralità della vita.