di Domenico Bonvegna

Vincenzo Sansonetti sul mensile Il Timone di gennaio 2011, commenta il Rapporto annuale del Censis 2010, una fotografia precisa della realtà sociale del nostro Paese, che appare fragile, privo di riferimenti etici e religiosi, succube dei mass media.

Il Rapporto parla di vuoto interiore, una società incapace di usare la ragione, appagata, ma anche appiattita, emerge una assoluta orizzontalità del vivere, ci si accontenta di un puro benessere materiale, una vita che nega la dimensione soprannaturale, un destino buono per tutti. In pratica, il Censis dà ragione a Benedetto XVI che da tempo insiste sulla questione più importante da affrontare: l’emergenza educativa. Cioè non si trovano più adulti, educatori, che trasmettano qualcosa ai giovani.

Se questa è la situazione reale del nostro Paese, leggere la biografia di Marcello Marano, scritta da Marco Paganini, può solo far bene. L’Edizioni Ares di Milano, recentemente ha pubblicato “Così normale, così speciale. Vita di Marcello Marano”, il testo mi è stato consigliato da Riccardo Caniato, caporedattore della casa editrice milanese, raccomandandomi di recensirlo. Ho letto il libro e sono rimasto fortemente colpito dalla straordinaria figura di Marano, con i dovuti distinguo, mi ricorda, Enzo Peserico, un caro amico, militante cattolico milanese, esponente di Alleanza Cattolica, anche lui scomparso prematuramente qualche anno fa.

Chi era Marcello Marano? Un brillante ingegnere delle telecomunicazioni, ricercatore, docente di fisica al Politecnico di Milano, morto prematuramente a soli 28 anni, nel dicembre del 2002. Nonostante la sua breve vita terrena, Marcello ci ha lasciato una grande testimonianza esemplare, vissuta in pienezza, fu un cristiano esemplare, senza apparire bigotto. Visse a Cinisello Balsamo vicino Milano, nella parrocchia della Sacra Famiglia, dove frequentò l’oratorio, e tutte le attività. Ha Frequentato il Liceo Classico “Giacomo Leopardi” di Cinisello, 5 anni con grande profitto; quando la mamma parla con la prof di lettere, si sente dire che è bravissimo, ma soprattutto è un secchione presuntuoso. Marcello ha praticato diversi sport dal calcio allo sci, collabora anche col complesso parrocchiale dei “Bohemiens”.

Marcello Marano fu un militante dell’ Opus Dei, vivendo il celibato apostolico, donandosi completamente a Dio, pur restando nel mondo. L’Opera fondata dal sacerdote spagnolo, Josemaria Escrivà de Balaguer, canonizzato da Giovanni Paolo II, il 6 ottobre 2002, definito il Santo dell’ordinario. L’Opus Dei esorta a vivere con impegno prima le virtù umane, e poi quelle cristiane; incita alla santificare il lavoro, svolgendolo innanzitutto al meglio e con la massima competenza professionale possibile. Ogni fedele dell’Opus Dei è libero di scegliere qualsiasi opzione professionale, viene aiutato nella sua lotta ascetica e nel suo apostolato. Deve comportarsi come figlio di Dio, imitando Gesù nella sua dedizione verso gli altri e nel sacrificio per loro, amando la Madonna, nostra Madre, e San Giuseppe, che fu esempio di vita nascosta, fatta di lavoro e servizio a Gesù.

Naturalmente questa vita interiore va alimentata ogni giorno da un continuo rapporto con Dio, nella preghiera e nei sacramenti. E poi soprattutto, c’è la vita ordinaria, di tutti i giorni, le mille piccole cose, da fare bene con amore, anche se a molti paiono ripetitive, monotone o irrilevanti. La santità grande – diceva San Josemaria – consiste nel compiere i piccole doveri di ogni istante. Ecco a tutto questo mondo si avvicinò Marcello Marano e così frequentando in parallelo, tra il 1993 e il 1999, la sua parrocchia, l’Opus Dei e il Politecnico, nei tre ambienti riceve una formazione complementare, scrive Paganini, che lo aiuta a maturare, a crescere nella capacità e disponibilità ad aiutare gli altri. Tutto questo si concretizza in vari modi, dal fare il catechista in parrocchia, fino a o dare una mano ai ragazzini della Scuola Sportiva, organizzando e partecipando alle gite.

La biografia di Paganini oltre a riportare numerose fotografie, documenti, appartenenti alla vita di Marcello, pubblica tante lettere di amici e stimatori, in particolare, mi sembra interessante quella del suo “mentore”e migliore amico, Marco Malgarini: il nostro Marcello… Nell’unicità della sua persona, chiunque, quale che sia la propria chiamata specifica, può avere dal suo esempio uno stimolo e l’incoraggiamento a essere molto generoso con Dio. Marcello era un grande. .. Ma questa sua grandezza era conseguenza del fatto di essere una persona che sapeva amare e quindi fedele sempre, fino in fondo, fino alle cose più piccole che l’amore, l’Amore richiede.

Descrivendo la vita spirituale di Marano, Giulio Giambrone, ricorda la sua forte volontà di dominare se stesso, di superare ogni ostacolo che riguarda la pigrizia, la superbia e l’ egoismo, paradossalmente sembrava che non avesse il peccato originale. Per certi versi aveva il candore di un bambino, seppure non fosse né ingenuo, né immaturo. La sua disponibilità era totale, non si lamentava mai di nulla… Non rifiutava gli incarichi peggiori.

Qualche giorno prima di morire Marcello scrive a Stefano Longhi: il cristiano, il santo, è la persona più libera che possa esserci, come Gesù quando era su questa terra; se evita alcuni comportamenti, non per questo si sente inibito o frustrato… Il Signore chiede a tutti, e non solo ad alcuni che chiama alla vita consacrata, di stare molto vicino a Lui, di essere suoi amici, di frequentarlo nella preghiera, di conoscerlo sempre meglio attraverso il Vangelo; in altre parole, di essere santi…

Stefano Longhi che ha seguito gli studi di tesi e di dottorato di Marcello, ricorda la sua grande generosità e disponibilità con tutti. Non ho mai sentito dire da Marcello di no a chiunque gli chiedesse una cortesia, subito pronto a lasciare quello che stava facendo per correre incontro (non col ‘muso’, ma con gioia) a chi chiedeva un suo aiuto. E mai che parlasse male di qualcuno.

Marano come insegnante fu un grande educatore, svolgeva questo  suo lavoro con grande entusiasmo e come missione, con la responsabilità dell’educatore, con la passione del donare ai suoi studenti la conoscenza della fisica.

Il Dipartimento di Fisica del Politecnico in sua memoria ha scritto a proposito della sua professione: aveva in alta considerazione la didattica e a essa dedicava molte delle sue energie con la passione e l’entusiasmo propri della sua età. Lo ricordiamo come una persona seria, gentile, disponibile, con tutti: una figura piena di positività…