La solidarietà sociale, in breve, è dovuta all’influsso di idee filosofiche e dottrine di uguaglianza e libertà, ma soprattutto a quella immensa “rivoluzione” storica che è stato il cristianesimo perché si diffonda nel mondo l’idea di fraternità universale di una comune appartenenza alla famiglia dei figli di Dio. 

La Chiesa Cattolica ci ricorda spesso che la sofferenza umana può essere alleviata e non va lasciato solo chi è malato nel corpo e chi soffre,con la necessità di donare agli infermi una efficiente assistenza, come chi, in breve, é : 

*  affetto da patologie dolorose, in specie in fase terminale, al quale vanno applicate tutte le cure possibili ;

* come l’anziano “dimenticato” dai parenti, trascorre i tempi della vecchiaia nella perfetta solitudine subendo una maggiore sofferenza ;

* come la donna nella “ inattesa gravidanza” a volte “vede“ nell’aborto una efficace soluzione del proprio problema ;

* come per attenuare i dolori della malattia e dell’agonia, alcuni vedono nell’eutanasia il “senso” più pratico ;

* come chi subisce l’abbandono delle cure o l’accanimento terapeutico quale malato terminale.

 

“Non bastano l’intelligenza, la scienza e la tecnica, è necessaria anche la Fede ed il cuore, e a voi dico fratelli più cuore in quelle mani, più cuore” diceva San Camillo de Lellis, il quale ancora oggi ci dà l’insegnamento che non bastano le medicine, ma è anche necessario prendersi cura dell’individuo-persona che soffre. Ma ragioni antropologiche ci portano ad incontrare e considerare anche coloro che portano nel loro corpo la sofferenza dell’anima, come alcuni definiscono di natura psichica. I problemi sociali non possono ignorare quelli dove esiste ed insiste la ordinaria follia, la quale affolla le cronache quasi quotidiane, pur tuttavia questa realtà palesemente evidenzia aspetti molto complessi, difficili da interpretare e non con sbrigative risposte tanto da indurci in un ordinario relativismo nei nostri privilegi.  

Da molto tempo siamo di fronte ad una superficiale cultura che sottrae alla ragione il perché si soffre e si muore, ritenendo quasi impellente il ricorso a pratiche “distruttive” della vita, mentre gli psicologi dicono che la richiesta nel momento della morte è un forte grido di non essere lasciati soli nella drammaticità della vita che termina. 

La vita è un dono del Creatore e va rispettata, come pure la cessazione naturale delle funzioni vitali !

E’ indubbio che da tempo in Italia, come abbiamo sempre rilevato, si registrano tentativi di legalizzare l’eutanasia, trascurando problemi di assistenza ai malati non solo di natura grave, ma cronici, spingendo la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri attraverso una, anche se impropria, licenza di uccidere in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il Padre della medicina, quale “testamento alla sanità”, l’invito ad adottare il principio della protezione della salute, guarire le malattie, alleviare le sofferenze. 

Nella società violenta il rispetto dell’uomo, soprattutto debole ed indifeso, che inizia fin dalla sua fecondazione la sua meravigliosa avventura nel genere umano, oggi rischia sempre più di dissolversi nel proprio sfrenato egoismo, nel diverbio pressante, nel relativismo smodato, e ci dovrebbero far riflettere e sperare che di fronte ai duri temi della vita, come ci ricordano spesso il Santo Padre ed i Vescovi, occorre dare rispetto alla dignità della persona, specialmente malata, mentre una cultura falsa e trasgressiva sta svuotando il vero significato del valore della vita.

 

Ma domandiamo e ci domandiamo: come viene considerato l’uomo visto che per un niente uccide ? 

Per interpretare le condizioni socio-culturali della persona, bisogna considerare la solidarietà verso il prossimo un preciso dovere e non un atto di generosità che spesso ci vede prodighi verso chi ci è simpatico e non verso chi ne ha veramente bisogno Altri “problemi” esistono ed insistono nella società, “circostanze”che si verificano in un contesto difficile per la sicurezza sociale, dove silenzi, ipocrisie, contraddizioni trovano solo rilevanza a parole, come violenza spesso spicciola tra adolescenti o aggressività tra consanguinei dove spesso ci scappa il morto, stupri, molto ricorrenti in questi ultimi tempi, mostruose azioni che danneggiano irrimediabilmente la dignità umana della donna. Nessuno grida allo scandalo per l’indifferenza ed il disinteresse verso queste problematiche, nemmeno coloro che dicono di difendere ( a parole) la famiglia !  Solo vane “illusioni del dire” innanzi a storie straordinarie di sofferenza nelle famiglie dove insistono handicappati psico-fisici, malati terminali, persone anziane, tutti alla ricerca affannosa di una soluzione al loro status sociale.

 

          

              http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione al Parlamento Italiano.pdf

 

Le famiglie dignitose nel loro dolore, non scendono in piazza a gridare il loro disagio ed in questo “Anno Europeo dei cittadini” stabilito dalla Decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 novembre 2012 sul diritto di cittadinanza nell’Unione e benefici di una serie di diritti tra uomini e donne, di rispetto reciproco, è primario quello della solidarietà !

 

Per concludere, una parola ci viene dalla Sede Apostolica e dai Vescovi, è un segno di speranza per creare una unità d’intenti sui “problemi” delle impostazioni ideologiche o sociali, perché prevalga per tutti, soprattutto anche per i cattolici, “la voglia di essere testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, contro un tecnicismo che rischia di diventare abusivo e di un relativismo veramente distruttivo” ( Messaggio dei Vescovi per la XXXI “Giornata per la vita” ).

Previte

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