Ha ragione Zaia, contrario al divieto assoluto di bere prima di guidare. Prosit
Tratto da Il Foglio del 4 aprile 2009

Una serie di gravissimi incidenti stradali causati da guidatori ubriachi, oltre che spesso drogati, ha spinto settori dell’opinione pubblica a chiedere, in questo campo, la “tolleranza zero”, cioè di vietare del tutto a chi guida di bere alcolici, seppure in quantità ridotta.

Il ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, inaugurando una fiera vinicola, ha replicato che “chi guida ubriaco è un assassino, ma chi beve due bicchieri di vino non è un ubriaco”. Avrebbe potuto aggiungere che la proibizione totale sarebbe probabilmente controproducente. Una persona responsabile, se sa che il limite consentito per legge le consente di bere un paio di calici, si fermerà lì. Se invece il solito fondamentalismo salutista imponesse il veto totale, se cioè si rischiasse di perdere la patente sia che si beva ragionevolmente sia che si esageri, l’effetto sarebbe quello di un’illegalità di massa, di fatto pericolosa.

Quelli che non ammettono la “modica quantità” di vino per i guidatori (che spesso, chissà perché, sono gli stessi che si lamentano per la definizione della modica quantità di stupefacenti che separa la condizione di tossicodipendente da quella di spacciatore) non hanno come obiettivo la sicurezza stradale, ma quello di insegnare a vivere agli altri. Si tratta della versione astemia dello stato etico, un concetto tirato in ballo un po’ troppo frequentemente, a proposito e a sproposito. Insistendo si corre il rischio che la Corte costituzionale, che si è investita del compito improprio di dettare, peraltro in modo piuttosto stravagante, le condizioni sanitarie nel caso della procreazione assistita, dopo aver sostenuto che tre embrioni impiantati sono pochi, si metta a proclamare che invece due bicchieri sono troppi. Ragioni di sicurezza, di sanità pubblica e di cautela nei confronti dei rischi eugenetici possono indurre a dettare limiti alla libertà personale. Ma, naturalmente, le necessità sociali o sanitarie devono essere reali e trattate con una quantità non necessariamente modica di buon senso. Prosit.