Pubblichiamo il testo italiano del discorso tenuto da Bartolomeo I in occasione della festa del Trono del Patriarcato ecumenico, celebrata lo scorso lunedì 30 novembre, alla presenza della delegazione della Santa Sede guidata dal cardinale Walter Kasper.

Em.mo Cardinale Walter Kasper,
rappresentante di Sua Santità
il Papa e Vescovo di Roma
Benedetto XVI,
Distinto seguito,
È con grande gioia che vi diamo ancora una volta il benvenuto alla soglia della Chiesa della Nuova Roma per celebrare insieme la sacra memoria del suo fondatore e protettore, Sant’Andrea, il Primo chiamato degli Apostoli. Desideriamo esprimere la nostra profonda gratitudine al nostro amato fratello nel Signore, Sua Santità Benedetto della Vecchia Roma, che si è degnato di inviare suoi rappresentanti alla festa del trono della nostra Chiesa, seguendo la consuetudine stabilita decenni fa, di uno scambio di visite in occasione delle feste patronali delle due antiche Chiese apostoliche, come conferma del loro desiderio di togliere quegli ostacoli, accumulatisi lungo un millennio, che impediscono la pienezza della comunione tra di loro. Noi attribuiamo un grande significato simbolico alla vostra presenza qui in quanto essa rivela, in modo solenne, il desiderio della santissima Chiesa di Roma di fare tutto quanto è possibile da parte sua affinché possiamo riscoprire la nostra unità nella stessa fede e comunione sacramentale, secondo volontà di Colui che ci ha chiamato all’unità “perché il mondo creda” (Gv 17, 21).
Sant’Andrea, il Primo chiamato degli Apostoli, che oggi celebriamo, era, come sappiamo, il fratello di San Pietro, il primo degli apostoli. Insieme, essi conobbero Cristo e credettero in lui. I due fratelli avevano questa fede in comune; anche le due Chiese che essi hanno fondato e santificato per mezzo della loro predicazione e del loro martirio, professano questa fede in comune.

Questa stessa fede fu autorevolmente proclamata dai nostri comuni Padri della Chiesa, che si riunirono da oriente e da occidente nei Concili Ecumenici, dove la trasmisero come un inestimabile tesoro alle nostre Chiese, affinché noi potessimo costruire su questa fede la nostra unità in Cristo.
È la medesima fede, preservata intatta per un intero millennio sia in oriente che in occidente, che noi siamo di nuovo chiamati a stabilire come fondamento della nostra unità, purificandola da ogni eventuale aggiunta o alterazione, in modo che “con un solo spirito ed un solo cuore” (Fil 2, 2) possiamo giungere alla comunione nella divina Eucaristia, là dove si trova la pienezza dell’unità della Chiesa di Cristo.
Il cammino verso il raggiungimento della piena comunione, così come era vissuta insieme dalle nostre Chiese durante il primo millennio, è già iniziato con il dialogo di carità e verità e continua, con la grazia di Dio, nonostante difficoltà che talora sorgono. È con vigilante attenzione e incessante preghiera che seguiamo il processo del Dialogo Teologico ufficiale in corso tra le due Chiese, di cui Vostra Eminenza è Co-Presidente, e che ora sta affrontando l’esame di questioni ecclesiologiche cruciali, quali quelle del primato in generale e del primato del Vescovo di Roma in particolare. Tutti sono consapevoli che questa questione spinosa si è rivelata una disputa tra le nostre due Chiese, motivo di scandalo, e perciò l’eliminazione di questo ostacolo tra noi faciliterà di sicuro grandemente il nostro cammino verso l’unità. Siamo pertanto convinti che lo studio della storia della Chiesa lungo il primo millennio, almeno riguardo a questa problematica, costituirà anche la pietra di paragone per l’ulteriore valutazione dei successivi sviluppi durante il secondo millennio, che sfortunatamente ha condotto le nostre Chiese ad un più grande estraniamento, accentuando la nostra divisione.
In un mondo lacerato da contrasti e conflitti, lo scambio di un dialogo pacifico e costruttivo costituisce la sola via per raggiungere unità e riconciliazione. Nel brano apostolico letto durante la Divina liturgia di questa mattina, gli Apostoli sono presentati come un esempio di profonda umiltà, ad imitazione del Signore crocifisso:  “Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi” (1 Cor 4, 12-13). Se questo modo di comportarsi in umiltà deve prevalere nelle relazioni dei fedeli verso i persecutori della Chiesa, quanto più esso deve prevalere nelle relazioni tra i Cristiani stessi! La soluzione pacifica delle differenze che esistono nelle relazioni tra cristiani non significa affatto allontanarci dalla verità. Perché la verità non ha paura del dialogo; al contrario, la verità utilizza il dialogo come un mezzo per divenire accettabile persino a quanti per diverse ragioni la rifiutano. L’odio e il fanatismo provocano il trincerarsi difensivo di ciascuna parte nella cieca ostinazione nelle proprie posizioni e opinioni, mentre le differenze si cristallizzano e viene meno ogni speranza di riconciliazione. Un tale atteggiamento non ha assolutamente nulla a che vedere con lo spirito del Vangelo di Cristo e con l’esempio apostolico. Poiché solo affermando “la verità nella carità” (Ef 4, 15) noi realmente affermiamo la verità, così come solo amando nella verità (2 Gv 1) noi amiamo davvero. Un dialogo imbevuto di un sincero spirito di umiltà garantisce questa felice sintesi, in cui si trova la sola via divinamente ispirata per tutti coloro che vogliono essere imitatori degli Apostoli (1 Cor 4, 16).
È questo lo spirito di dialogo sincero nell’amore che la Chiesa di Cristo è chiamata a mettere in atto nelle relazioni tra Cristiani divisi, proclamandolo al tempo stesso a tutte le persone di buona volontà, dovunque esse si trovino. Conosciamo per amara esperienza che la religione può essere strumentalizzata come una bandiera di fanatismo e conflitto tra le persone. Abbiamo personalmente sottolineato in numerose occasioni che la guerra in nome della religione è guerra contro la religione. Per tale motivo il dialogo interreligioso è particolarmente doveroso nella nostra epoca, senza che ciò implichi alcun compromesso nelle rispettive convinzioni religiose. È questo tipo di dialogo che il Patriarcato Ecumenico incoraggia e coltiva, contribuendo in questo modo al consolidarsi della pace nel nostro mondo di oggi.
Eminenza, Distinto seguito:
Mediante l’ordine stabilito dai santi Concili Ecumenici, la Divina Provvidenza ha assegnato alla Chiesa di questa città il ministero di servire come prima sede della Chiesa Ortodossa, portando la responsabilità di coordinare ed esprimere l’unità delle sante Chiese Ortodosse locali. Con questa responsabilità, quindi, stiamo ora lavorando diligentemente in preparazione al Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa, attivando gli appropriati mezzi preparatori. Nel giugno scorso abbiamo radunato con successo la iv Consultazione preconciliare panortodossa, che ha trattato il tema della diaspora ortodossa; presto raduneremo la Commissione preparatoria per lo studio e la preparazione di altri temi per il Grande Concilio. Il proposito di questo grande sforzo è forgiare l’unità della Chiesa Ortodossa, in modo che “con un solo spirito ed un solo cuore” possa contribuire a testimoniare il Vangelo nel nostro mondo moderno. In questo sforzo e per questo servizio per molti versi difficile, la Chiesa di Costantinopoli considera inestimabile il supporto dell’antica Chiesa di Roma e  perciò con intenso amore in questo momento dirigiamo là il nostro pensiero.
Nel salutarvi con il santo abbraccio – e salutando in Voi colui che vi ha inviati qui, il nostro amato fratello nel Signore – preghiamo affinché il Signore Dio nostro, per mezzo dell’intercessione del Santo e glorioso Primo chiamato Apostolo Andrea, protegga la sua Chiesa da tutti i mali, guidandola alla pienezza della sua divina volontà.
Benvenuti tra noi, amati fratelli!

(©L’Osservatore Romano – 6 dicembre 2009)