Il 3 novembre 2010 ricorre il 60° Anniversario della “ Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” del Consiglio d’Europa.

A Roma al Palazzo Barberini nella mattinata verrà ricordato questo evento con un Convegno Internazionale dal titolo “Storia ed attualità della Convenzione Europea per la tutela dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali” e “Sui risultati del Tribunale Europeo per i Diritti dell’Uomo “ di Strasburgo.

1.) La Costituzione Europea nel Preambolo “pone la persona al centro della sua azione” e nell’articolo II-63 sancisce che “ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”.

Nell’ambito dell’Unione Europea e della “Convenzione” la discriminazione verso persone disabili ( art.21 ) è contro ogni ideale. Purtroppo la Costituzione Europea non ha specificatamente riconosciuto persona, quella relativa quale portatore di handicap psichico, malattia che in Italia, come in Europa, è in continua evoluzione e costituisce un peso sociale e sanitario non indifferente, il cui valore non può essere subordinato ad alcuna esigenza d’ordine personale o di Stato, ma da considerare un parametro al quale debbono essere subordinati tutti gli aspetti della vita personale e della collettività.

Questa è la motivazione che ha spinto il sottoscritto a presentare Ricorso alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” , a seguito di risposta della Commissione Europea, motivata per “incompetenza legislativa della UE nel settore della sanità pubblica, compreso l’ambito della infermità mentale, per mia Petizione inoltrata il 21 dicembre 2004.

La nostra azione legale di Ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, avvenuta il 25 ottobre 2006 e rubricata al n. 44330/06 (CEDH-P ItO SM/cbo del 7 novembre 2006 dichiarato ricevibile il “formulario” il 6.12.2006 CEDH-LIt.1 SM/cbo), era quello di ottenere :

1.) il riconoscimento dei diritti quale handicappato mentale ;

2.) una specifica Normativa, Risoluzione o Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa efficacia in tutti gli Stati membri della UE.

Con lettera prot. CEDH-LItl.1.OR (CD5) PC/ENI/ahu del 4.12.2008 la “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” “ha dichiarato irricevibile il Ricorso del 2006, in quanto “ il diritto invocato non figura tra i diritti e le libertà garantiti della Convenzione e ne consegue che il Ricorso è incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione, ai sensi dell’art.35/3”. Fin qui la Sentenza.

Ma il parere espresso dal Collegio di quella Corte, hanno lasciato amarezza ed indicibile preoccupazione in me, nella comunità della sofferenza psichica, della comunità umana e delle generazioni future per la discriminazione operata di un mancato risultato di riconoscere quei “Diritti dell’Uomo” ( se sono questi i risultati! ) che lascio alla interpretazione dell’opinione pubblica ed alla “meditazione” del Convegno Internazionale del 3 novembre 2010 di Roma Palazzo Barberini.

Quando la forza con la ragion contrasta, vince la forza e la ragion non basta!

2.) Il disagio psichico e la sofferenza mentale sono condizioni in atto di malessere in una grande società moderna, che in ambito UE colpisce una larghissima parte di popolazione che merita rispetto, comprensione e solidarietà contro ogni forma di emarginazione, segregazione e discriminazione.

A questo proposito il Parlamento Europeo nel promuovere un maggiore impegno verso la salute mentale “chiede che sia attribuita una maggiore priorità nelle politiche sanitarie” disponendo del Settimo Programma Quadro per le “capacità atte ad assecondare la ricerca sulla salute mentale”, patologie che in Europa ogni anno interessano 18,4 milioni di persone fra i 18 e i 65 anni, colpiti da gravi forme di depressione”, primo disordine funzionale della persona, fino alla schizofrenia grave.

“Restituire, quindi, dignità e diritti ad un grande numero di persone”, prosegue il Parlamento Europeo “esortando la Commissione Europea a sostenere la prosecuzione delle riforme negli Stati membri UE dove si è abusato della psichiatria, dell’uso di medicinali, del ricovero obbligato o di pratiche disumane” e “ad inserire la riforma della psichiatria fra i punti da esaminare nel grado di adesione all’UE” (Strasburgo 6-9 2006 Servizio Stampa dei Media Direttore portavoce Jaume Duch Guillot). Su questi principi basilari vanno utilizzati tutti gli strumenti legislativi e sanitari finalizzandoli alla inclusione sociale, se possibile, delle persone con sofferenza mentale ed alla piena restituzione dei loro diritti di cittadinanza.

3.) Riassumendo le proposte del Ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo” nel quadro della strategia comunitaria di salute pubblica della UE erano ( anche se non tutte di valenza giuridica che possa competere ad una Autorità  Giudicante, ma di indirizzo sociale a vantaggio del bene comune :

1) un Provvedimento Comunitario ( Direttiva Comunitaria, Normativa, Risoluzione ) relativo ai portatori di handicap psichici uguale e nella stessa misura in tutti i 25 (ora 27) Stati membri della UE;

2) l’adozione di servizi reali e specifici nell’ambito delle competenze economico organizzative di ciascun membro UE, nel pieno rispetto della dignità delle persone sopracitate, cure adeguate in strutture ad alta tecnologia;

3) attivazione della ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico comunitario sulla malattia mentale come ogni comparto sanitario;

4) formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale dove far confluire quelle parti di patrimonio che per legge naturale andranno in “eredità” al “malato”, amministrato da un Ente Pubblico che costituisce naturale continuità e che il singolo tutore, curatore, amministratore di sostegno non può garantire fisicamente oltre ad essere, per le persone indigenti un sostegno finanziario della UE.

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