di Aldo Ciappi*

PISA, giovedì, 4 marzo 2010 (ZENIT.org).- Circa 200 avvocati hanno preso parte al convegno organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani di Pisa, presieduta dall’avv. Giuseppe Mazzotta, che si è svolto il 26 febbraio nell’Aula Magna del S. Anna di Pisa, sul tema della tutela degli interessi della famiglia in crisi.

L’incontro è stato di grande rilevanza in tempi di impennata di separazioni e divorzi nel nostro paese, segno evidente delle gravissime difficoltà in cui versa la famiglia dalla Costituzione definita come “società naturale fondata sul matrimonio” e “sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare” (art. 29).

Il prof. Claudio Cecchella, docente di procedura civile all’Università di Pisa e avvocato esperto in materia familiare, ha evidenziato come nella prassi sia prevalsa la tesi secondo cui quello allo scioglimento del vincolo matrimoniale, sebbene non previsto da alcuna norma (neppure nei comuni contratti esiste un recesso unilaterale), sarebbe un diritto soggettivo incondizionato nei confronti del quale né l’altro coniuge, eventualmente dissenziente, né tanto meno i figli minori, possono opporsi anche per i più gravi motivi (si pensi al diritto dei figli minori a crescere in un contesto in cui entrambi i genitori siano per essi costante punto di riferimento).

Nonostante l’art. 151 c.c. preveda che si possa procedere alla separazione anche indipendentemente dalla volontà dell’altro coniuge “qualora vi siano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole”, di fatto si prescinde del tutto dalla verifica di ciò e si procede senza considerare altri principi pur costituzionalmente rilevanti come quello citato dell’ “unità familiare”.

Vista la diffusione su larga scala di questa prassi che svilisce il ruolo centrale della famiglia è auspicabile un’inversione della tendenza, ingiustificata sul piano del diritto positivo, invitando gli operatori a tornare al dettato della legge, la quale ha concepito la separazione legale dei coniugi come soluzione eccezionale, ovvero falliti tutti i tentativi di salvare l’unione familiare soprattutto in presenza di figli minori.

Il prof. Mauro Paladini, docente di diritto civile all’Università di Brescia, ha messo in risalto le contraddizioni di certa dottrina a proposito della regolamentazione delle coppie di fatto che denotano un chiaro pregiudizio verso l’istituto familiare.

Infatti, la giurisprudenza da anni ha esteso la tutela giuridica tipica del rapporto di coniugio in alcuni casi anche alle stabili convivenze (cd. “more uxorio”), per esempio affermando, nel fatto illecito da cui è derivata la morte del convivente, il diritto del superstite ad essere risarcito dei danni morali. La stessa legge, talora, ha esteso anche al convivente un certo diritto: p. es. nel caso di successione nel contratto di locazione per la morte del convivente titolare.

Insomma, la “formalizzazione” delle coppie di fatto rappresenta, in realtà, non già la risposta ad un’esigenza effettiva di tutela bensì un preciso obiettivo di certo relativismo laicista che vuole introdurre una figura ibrida in cui diritti e doveri tipici del matrimonio svaniscono a favore di una labile forma di “patto” rescindibile in ogni momento, col risultato di svalutare nelle giovani coppie l’assunzione di precise responsabilità nei confronti delle generazioni a venire.

A questa rivendicazione volta ad erodere ulteriormente il matrimonio si associa l’altra legata al riconoscimento di rapporti strutturalmente incompatibili con la famiglia, come luogo naturale deputato alla formazione e sviluppo della prole, ovvero le coppie omosessuali (che per regolare i propri rapporti ben possono utilizzare negozi giuridici già esistenti).

Questa contraddizione evidenzia il carattere ideologico di queste rivendicazioni rispetto alle quali deve essere riaffermato con forza il valore centrale della famiglia come cellula fondamentale della società.

Il prof. Lucca Nocco ha poi fatto un rapido excursus sulle fonti di diritto internazionale e sugli ordinamenti dei paesi europei per quanto riguarda il diritto della famiglia, mettendo in risalto come, sia il trattato di Maastrict che quello più recente di Lisbona, non abbiano inteso costituirsi quali fonti normative atte a disciplinare questa materia e, meno che mai, possono ritenersi tali le direttive emanate dal Parlamento Europeo, essendo la loro disciplina riservata all’esclusiva competenza interna dei singoli stati.

Da ultimo è intervenuto il prof. Gaetano Barletta, psicologo e consulente del Tribunale Minorile, il quale ha portato all’attenzione la centralità della figura dei figli dei divorziati come vittime inascoltate sulla cui pelle spesso si consuma il dramma della crisi familiare ed ha auspicato che gli stessi avvocati svolgano una funzione deterrente e frenante rispetto a certe rivendicazioni dei loro clienti che non tengono conto degli effetti devastanti sulla loro giovane psiche in formazione.

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*Aldo Ciappi è Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani di Pisa.