Armenofobia e negazionismo nella Turchia “candidata” all’Europa

di Alexandre Del Valle (Geopolitico)

Armenofobia e negazionismo

Dopo aver ribadito le sue posizioni antiisraeliane e antiebraiche in diverse e sempre più numerose occasioni da qualche anno, il primo ministro turco Erdogan ha avvertito la settimana scorsa :”potremmo decidere la deportazione di circa 100mila armeni che vivono in Turchia senza averne la cittadinanza”.

Questa dichiarazione terribile per tutti i sopravvissuti del genocidio armeno (un genocidio compiuto durante una deportazione massiccia verso il deserto della Siria all’inizio del secolo XX che si conclude con 1,5 millione di morti), è stata fatta subito dopo in “reazione” contro le recenti decisioni della Commissione Affari esteri del Congresso americano e del Parlamento svedese di definire “genocidio” le uccisioni di Armeni da parte dei Turchi ottomani nel corso della Prima guerra mondiale tra il 1998 e il 1915. Lungi dal cambiare su questo dossier importante riguardo i valori umani europei e dei diritti dell’Uomo ai quali Ankara pretende di aderire quando giustifica la sua richiesta di adesione all’UE, nei giorni scorsi, la Turchia ha continuamente confermato le sue teorie ufficiale negazioniste e ha ritirato gli ambasciatori turchi da Washington e Stoccolma dopo l’approvazione delle due risoluzioni, pur non vincolanti. Il governo AKP di Erdogan ha avvertito che i documenti votati potrebbero avere un “impatto negativo” sui passi avanti nel fragile processo di riconciliazione turco-armeno in corso. Ricordiamo che la Turchia e l’Armenia hanno stabilito nel 2009 nuove relazioni diplomatiche e hanno aperto i confini. Ovviamente, i rispettivi Parlamenti devono ancora approvare gli accordi di pace, ma per il momento, l’accordo non è stato ne votato ne ratificato. Anzi, i due governi si accusano mutuamente di voler modificare il testo. Erdogan ha anche accusato gli esponenti della diaspora armena di essere i “responsabili delle risoluzioni approvate all’estero”, e ha “invitato l’Armenia e altri paesi a non piegarsi alla loro lobby”. “L’Armenia ha un’importante decisione da prendere, ha ribadito Erdogan. Deve liberarsi dal suo attaccamento alla diaspora. Ogni paese che si preoccupa per l’Armenia, in particolare Usa, Francia e Russia, dovrebbe prima di tutto aiutare l’Armenia a liberarsi dall’influenza della diaspora”. Una vera attitudine di ricatto, perchè gli Armeni della Repubblica armena non c’entrano per niente con cio’ che decidono i parlamenti occidentali e nemmeno con la diaspora armena, molto criticata anche in Armenia. Durante un’intervista alla Bbc, Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di nuovo: “Attualmente sono 170mila gli Armeni che vivono nel nostro paese. Solo 70mila sono cittadini turchi, ma noi tolleriamo gli altri 100mila. Se necessario, potrei dover dire a quei 100mila di tornare nel loro paese, perché non sono miei cittadini. Non devo tenerli nel mio Paese”. Un modo per Erdogan di battere la lingua dove il dente duole per gli Armeni sopravissuti del genocidio e per i loro discendenti, oggi considerati “stranieri” nella terra d’origine dove il genocidio è totalmente negato come pure le tracce di armenità  nell’ambito di una politica negazionista di ricostruzione della storia con consiste nel torturare ancor di più i discendenti della tragedia armena. In verità, la maggioranza degli Armeni in Turchia vivono a Istanbul e nell’Ovest del paese. E vero che molti Armeni sono arrivati in Traccia e alcuni in Anatolia dopo il terremoto del 1988 e vi lavorano illegalmente. Ma Erdogan omete solo un dettaglio: prima del genocidio armeno, gli Armeni anche “illegali” in provenienza della Republica armena vicina, erano a casa! E lo Stato armeno in Anatolia è stato riconosciuto ufficialmente dal trattato di Sevres (1920) nell’ambito del trattato di armistizia del 1919-1920.

Deriva autoritaria …

Nella Turchia candidata ad entrare nella Ue, si osserva attualmente una preoccupante deriva autoritaria  del governo Akp. Tutto è cominciato quando Erdogan ha intentato un’azione giudiziaria contro il caricaturista Musa Kart, che l’aveva dipinto come un gatto arrotolato in un gomitolo di lana. Kart fu condannato ad un’ammenda di 3mila euro. Da quando è primo ministro, Erdogan ha intentato 130 processi, quasi tutti per degli articoli e delle caricature a suo giudizio lesive. Queste azioni giudiziarie si sono quasi sempre concluse con delle gravi multe per gli autori. Da qualche anno, però, il premier ha deciso di eliminare anche la stampa anti-islamica e i gruppi finanziari che appoggiano i movimenti alawiti laici o le personalità kemaliste anti-islamiche. Come il gruppo Suzer, dell’alawita Mustafa Suzer, finanziere dell’organizzazione alevita di Izzedin Dogan. Erdogan ha fatto proibire le attività bancarie del gruppo Suzer (processo in corso alla corte di Strasburgo) e lo ha fatto condannare a versare millioni di euro per aver appoggiato il capo degli aleviti, accusato di essere vicino a Israele e all’esercito. Poi ha attacato Cem Uzan (ora rifugiato in Francia, anch’egli alevita), proprietario della televisione e dei media del gruppo Star, al quale non ha mai perdonato di aver pubblicato una foto che lo ritraeva inginocchiato (in segno di rispetto) davanti al pericoloso terrorista afgano Gubuldin Hekmatyar, che accolse nel 1998 quando era sindaco di Istanbul. Ultima delle grandi famiglie alevite perseguitate per aver denunciato «l’agenda nascosta » di Erdogan, è quella del magnate dei media Aydin Dogan, condannato a una multa di 2 milliardi di euro. Il gruppo Dogan Yayin Holdings, con 7 quotidiani (fra cui Milliyet e Hurriyet), 28 riviste e 3 Tv, era l’unico impero mediatico capace di sfidare la potenza crescente dell’Akp. Stranamente in Occidente, dove le limitazioni alla libertà di stampa in Russia suscitano sempre, e a ragione, l’indignazione di tutti, l’episodio non ha provocato la stessa reazione. Delle due l’una: o i turchi islamici si possono perdonare, oppure fanno più paura e inimidiscono di più dei Russi… Secondo me, questa asimmetria è logica: l’Occidentale colpevolizzato perdona sempre agli “stranieri” arabo-turco-africano-musulmani, ” ontologicamente vittime”, ex-colonizzati o “umiliati” e “vittime della “nostra “islamofobia”, che ai suoi stessi coreligionari e simili “bianchi-euro-occidentali-giudaico-cristiani. Quindi, è logico che quel che si perdona ai musulmani turchi pur essendo nostalgici dell’impero ottomano e pur essendo apertamente razzisti anti-armeni e giudeofobi, non è perdonato a qualsiasi forma di intolleranza o nazionalismo xenofobo in Russia, ma anche in Serbia, in, Grecia, in Francia, in Italia. Secondo me, il sostegno della candidatura turca nell’UE non risponde solo alla geopolitica degli oleodotti e gasdotti del Caucaso che passano per la Turchia, ma obediscono ad una strategia di espiazione collettiva di un senso di colpa euro-occidentale: la Turchia deve assolutamente entrare nell’Europa perchè noi posiamo cosi farci perdonare di essere “giudaico-cristiani”, ex-colonizzatori di paesi musulmani, ex-crociati, ecc. La Turchia nell’UE sarebbe quindi la prova che non siamo un “club cristiano”. Rispondo una sola cosa: perchè non chiediamo prima ad Ankara e al partito islamico di Erdogan al Governo di provare loro di non volere essere il leader del “Club islamico” a cui appartengono già (l’OCI, Organizzazione della Conferenza islamica), e di cui il segretario generale è un funzionario turco, Eshanoglo, nominato da Ankara?….