di Marianna Ninni da www.libertaepersona.org

La recente vittoria al Festival di Cannes di La vie d’Adèle, film che racconta dell’amore tra due donne poco più che adolescenti, non è un caso. Si inserisce in un filone televisivo-cinematografico di esaltazione dell’omosessualità, sempre più invadente, che si pone quale anticipazione di cambiamenti sociali. Ormai non si contano i prodotti, soprattutto televisivi, dove si descrive la condizione dell’omosessuale come umanamente buona. Una scelta che è il frutto di un sottile gioco di costruzione mediatica a totale appannaggio di un elite orientata a favorire l’emergere di ideologie e la completa accettazione di valori a senso unico. E’ anche ciò che emerge da una serie di studi sulla comunicazione cinematografica e televisiva in cui si indaga il ruolo dello stereotipo dell’omosessuale.

Ne è un esempio il rapporto stilato dall’associazione del GLAAD (Gay and Lesbian Alliance Against Defamation) che evidenzia un trend in continua crescita di personaggi omosessuali e di precise linee narrative all’interno degli show di produzione dei più importanti network televisivi americani. Secondo il report “Where we are on Tv” relativo alla stagione 2012-2013, infatti, la percentuale di personaggi LGBT (lesbo-gay-bisex-trans) è salita al 4.4%, contro il 2,9% della stagione precedente. Si sta perciò assistendo a un vero e proprio record di personaggi omosessuali in Tv che “riflettono un cambiamento culturale nel modo in cui gay e lesbiche sono visti nella società”, afferma Herndon Graddick, presidente del GLAAD.

Molti di questi prodotti sono arrivati da tempo anche sul mercato italiano, e non si fa fatica a riconoscere un modo di presentare la condizione dell’omosessualità come normale e idilliaca. A farla da padrone sono soprattutto le sitcom, dove si fa uso di un umorismo spesso dissacrante per superare le barriere difensive dello spettatore.

Esempio di grande successo è rappresentato da Will & Grace, sitcom trasmessa in chiaro su Italia 1 dal 2003 al 2007, in cui si racconta dell’amicizia tra l’avvocato gay dichiarato Will Truman e l’eterosessuale ebrea Grace Adler. Per ben otto stagioni si assiste alle vicende di due giovani newyorkesi incapaci di andare incontro a relazioni umane serie e durature. Il rapporto morboso tra i due si gioca intorno ad una doppia condizione di emarginazione, descritta dallo studioso americano Vincent Brook, come una sorta di “alleanza ebraica con l’altro emarginato” e dove la condizione di ebrea di Grace sembra più semplice rispetto a quella di omosessuale dell’amico. Mentre l’ebraismo appare infatti come normale, l’omosessualità viene trattata come elemento a-normale all’interno di una società in cui il pregiudizio è forte e risulta difficile trovare un proprio spazio.
Non è un caso, quindi, che la maggior parte della battute ruotino proprio intorno all’omosessualità di Will. Giocando su un tipo di umorismo tipicamente yiddish, su personaggi chiaramente simpatici ed empatici, su un linguaggio e una scrittura brillante, Will & Grace favorisce l’emergere di due diversi stereotipi omosessuali che si sono largamente diffusi nella società mediatica. Ad un “sensibile, profondo e altruista” Will, si contrappone un “egocentrico, superficiale e narcisistico” Jack. Entrambi si muovono all’interno della serie ostentando in maniera eccessiva il linguaggio del corpo e celebrando solo l’importanza dell’aspetto fisico ed esteriore. Il successo della serie ha contribuito alla diffusione di ulteriori prodotti mediatici che, correndo dietro al cosiddetto “Will&Grace Effect”, favorivano una visione benigna e una normalizzazione dell’omosessualità.

A cominciare dal più recente Modern Family, altra sitcom americana creata da Christopher Lloyd e Steven Levitan e trasmessa sui canali Fox e in chiaro su Mtv. La famiglia moderna firmata Lloyd-Levitan si sviluppa su di un nucleo allargato e del tutto nuovo composto da tre diverse famiglie: quella di nonno Jay, uomo affascinante, giovanile e risposato con la sensuale colombiana Gloria, molto più giovane di lui e già mamma del simpatico Manny, della figlia Claire, sposata con lo stralunato Phil e madre di tre figli, e del gay dichiarato Mitchell sposato con Cam. Questi ultimi sono anche i genitori adottivi di una bambina di origine vietnamita di soli 3 anni ed è spesso intorno alla loro condizione di gay che si creano la maggior parte delle situazioni comiche e grottesche.

Senza dimenticare la recente The New Normal, sitcom attualmente trasmessa sui canali Fox, in cui una mamma surrogata porta avanti una gravidanza per poter permettere ad una coppia di omosessuali di crescere un bambino come una nuova famiglia normale. Curioso il titolo dello show dove l’aggettivo “normale” viene accostato a “nuovo”.

Ma la normalizzazione mass mediatica delle relazioni omosessuali non si relega alla sola sitcom e si estende a numerosi altri generi televisivi molto amati dagli adolescenti. In Dawson’s Creek, serie creata dal gay dichiarato Kevin Williamson, andata in onda su Italia 1 dal gennaio del 2000 al dicembre del 2003 e ancora oggi replicata su diversi canali del digitale terrestre, una delle linee narrative di sviluppo è dedicata alla figura dell’omosessuale Jack, un giovane che scopre di essere gay e che deve andare incontro sia al processo di accettazione di una diversa sessualità sia allo scontro molto duro con un padre e con una società che non ne accetta la condizione. Nel corso delle sei stagioni, il ragazzo si troverà ad affrontare qualsiasi tipo di pregiudizio ma ne verrà fuori come uomo maturo e sicuro di sé. Nel finale Jack riesce a coronare il suo sogno d’amore nella relazione stabile con il poliziotto Doug, che riflette, al contrario di Jack, la figura del gay insicuro e timoroso di dover affrontare i pregiudizi e le critiche tipiche della mentalità di una piccola cittadina di provincia. Calzante, a riguardo, una delle scene finali dell’ultima puntata in cui i due decidono di crescere insieme la bimba dell’amica scomparsa Jen e si baciano senza riserve davanti ad una coppia di anziani del paese per dimostrare che non c’è nulla di anormale nel loro amore.

Dalla cittadina di provincia di Capeside alla famiglia felice di Brothers &Sisters di Jon Robin Baitz. Tra i figli di Norah Walker c’è anche l’avvocato gay Kevin, interpretato da Matthew Rhys. La serie ABC, trasmessa in Italia in prima serata su Raidue dal 2008 al 2012, dedica ampio spazio alla figura di questo personaggio mostrando le sue relazioni con uomini diversi e le continue battaglie contro un sistema ipocrita. Nella serie, Kevin riuscirà a costruire una famiglia insieme al cuoco gay Scotty. I due, proprie come tante coppie etero, si troveranno a dover affrontare il lungo e problematico iter legato al processo di adozioni ma la determinazione e il supporto di una famiglia sempre presente li aiuterà a superare qualsiasi difficoltà. Nel caso specifico, inoltre, la condizione dell’omosessuale viene rincarata anche dalla figura di Saul, fratello di Norah, che scopre di essere affetto di AIDS. A trasmettergli il virus dell’HIV una sua vecchia fiamma (Jonathan – Richard Chamberlain). Nonostante la rabbia e l’iniziale riluttanza provocata dalla triste condizione causata dalla malattia, il personaggio di Saul riesce a trovare il coraggio per costruire una storia d’amore proprio con Jonathan.

Nel celebre e amato medical drama Grey’s Anatomy, l’omosessualità è incarnata dal personaggio di Callie. Moglie di George, Callie scopre di essere attratta dalle donne alla fine della quarta stagione e inizia una relazione duratura con la collega Arizona che, poi, sposerà. Ma una crisi è sufficiente per farla correre tra le braccia e le lenzuola del suo migliore amico e rimanere – stranamente – incinta. Una scelta che permette ai produttori di sviluppare una nuova linea narrativa in cui alla famiglia tradizionale si sostituisce un nuovo nucleo formato da due madri e un padre.

C’è un ultimo esempio che merita una certa attenzione soprattutto per il successo che riscuote nel pubblico adolescenziale. Si tratta dello school musical Glee, serie lanciata nel 2009 e ancora oggi in corso, in cui alle consuete coppie di gay e lesbiche si aggiunge anche il personaggio del transessuale Unique. La lista potrebbe continuare all’infinito e per coloro che sono interessati ad approfondire l’argomento rimandiamo al rapporto del GLAAD dove sono elencati tutti i personaggi omosessuali all’interno dei programmi televisivi. (http://www.glaad.org/publications/whereweareontv11).

Come spiega lo studioso conservatore Ben Shapiro, “la televisione riflette quelli che la creano e trasforma tutti gli altri”. Il risultato, però, porta alla creazione e commercializzazione di prodotti televisivi che, sebbene ben scritti e magistralmente costruiti, rispecchiano gli ideali di una sola voce: quella dei progressisti liberal, favorevoli ad una “sessualizzazione della televisione, ad una erosione del valore di famiglia tradizionale e ad una proposizione di stili di vita irresponsabili”.