Gli obiettivi strategici dei poli islamici radicali in Europa: impedire l’integrazione

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

I poli dell’islamizzazione pre-citati concepiscono l’Europa post-cristiana e relativista come un terreno da conquistare-islamizzare, una “dimora della predicazione ‘Dar al-Dawaà) o “dimora della testimonianza” islamica (Dar-Al-Shahada).

Per impedire l’integrazione dei giovani musulmani ai valori laici e liberali delle società europee, i leader locali dell’islam fondamentalista europeo ritengono neccessario prendere il controllo delle organizzazioni islamiche europee per “rappresentare” istituzionalmente i figli dell’immigrazione islamica o reislamizzare le pecore perse. In quest’ambito, hanno messo fuori gioco gli esponenti islamici moderni che favorivano l’integrazione e accettano, come l’imam di Drancy (minnacciato ogni giorno pubblicamente i valori delle nostre società e denunciano l’estemismo e la giudeofobia. Per raggiungere questa meta, gli islamici radicali hanno delegittimato i liberali accusandoli di essere “venduti” agli Infedeli, “collaboratori” degli ex-colonizzatori, “massoni” o “sionisti”, ecc. E cosi che uno dei più colti e più preparati fra i leader musulmani italiani, l’Imam Palazzi di Roma, non è mai stato considerato un “buon” interlocutore” dallo Stato italiano, perchè accusato di essere amico degli Ebrei e dei sionisti, quindi supposto non “rappresentativo”… Al contrario, il più radicale di tutti, Nur Dachan, leader dell’UCOII, legato ai pericolosi fratelli musulmani siriani e palestinesi (fra cui Hamas), antisionista viscerale, è l’interlocutore più spesso invitato dalle autorità italiane per “rappresentare” un islam italiano che in verità non rappresenta affatto, visto che Dachan è un ideologo siriano che aderisce ad una concezione salafista islamica che non ha niente che a vedere con l’islam superrstizioso e familiale della maggioranza dei musulmani africani e maghrebini presenti in Italia e in Europa.

Per capire gli obiettivi di conquista dei grandi poli dell’islamismo radicale in Europa occorre menzionare le parole del docente saudita Ali Kettani, autore dell’opuscolo di presentazione del programma della Fondazione islamica per la Scienza, la tecnologia e lo sviluppo, intitolato Oggi l’Islam: “Il successo di una minoranza musulmana in un paese non-musulmano si misura, in un tempo più o meno lontano, nel riuscire a diventare un giorno o l’altro una maggioranza. Questo fenomeno non si deve svolgere con la forza, ma attraverso un processo di assimilazione tra la minoranza islamica e la maggioranza non-islamica, che deve accettare più o meno lentamente, la moralità e la religione islamica e a medio termine identificarsi con l’Islam “. Diffusa in tutta l’Europa a destinazione degli immigrati musulmani e dei convertiti, questo opuscolo fa parte di un insieme di tanti volumi, saggi e scritti diffusi nei centri islamici e nelle moschee per preparare le menti islamiche a non integrarsi ai valori occidentali e a  obbligare gli autoctoni non-musulmani ad addattarsi alle regole islamiche, in nome del “diritto alla differenza”. Globalmente, anche se sono divisi e concorrente per controllare l’islam europeo, i grandi poli dell’islamizzazione dell’Europa hanno da 15 anni stabilito le rivendicazioni e esigenze comunitariste seguenti in Europa:

-diritto ad indossare il Velo islamico per le ragazze nei luoghi pubblici e anche sulle le foto d’identità,

-rifiuto delle classi miste nelle scuole e in alcuni corsi di biologia, di sport o di letteratura “offensivi per l’islam o contrari al pudore delle donne islamiche; corsi di corano nelle scuole pubbliche e/o scuole private islamiche;

– riconoscimento della legge islamica in materia di stato civile (matrimonio islamico, ripudiazione, poligamia, cimiteri musulmani separati);

– contributi pubblici per il reclutamento di musulmani; finanziamento o appoggio pubblico alla costruzione di moschee e centri musulmani;

– cibo hallal nelle mense, aerei, ecc; Piscine o spiagge separate per le donne;

– riconoscimento dell’Islam come seconda religione ufficiale;
– capellani islamici nei carceri, nei luoghi pubblici e nelle istituzioni educative;

– partiti islamisti politici per rispecchiare gli interessi specifici della “comunità musulmana”.

– penalizzazione di ogni forma di “blasfemia” contro l’islam o il profeta Maometto  o di “islamofobia”.

Strategia delle offensive mediatiche e scandali all’islamofobia

Per testare le reazioni delle società ‘infedeli”, gli Islamisti radicali hanno lanciato dagli anni 90 una serie di offensive psicologiche o “prove di forza”, tramite scandali politico-mediatici riguardo il velo islamico, il “blasfemio” o altri casi di “offese contro l’islam”:Versetti satanici dell'”apostata” Salman Rushdie, proteste contro le proibizioni del velo islamico, o contro il discorso “islamofobo” di Ratisbona del Papa Raztinguer; crisi delle vignete di Mahometo, crisi dei minareti o del Burqa, ecc). Lo scopo evidente di questi scandali mediatici col pretesto di essere vittimi dell'”islamofobia” è di costringere la autorità infedeli (colpevolizzate) a cedere alle richieste fondamentaliste, al fine di “calmare la rabbia dei musulmani”.

Già, in Francia e in Italia, in Gran Bretagna o in Belgio, gli islamici esigono di boicottare per i giovani le classi scolastiche considerate “empi” (ginnastica, biologia, catechismo, ecc) o di respingere lo studio di alcune opere ‘blasfeme’ Albert di Londra, Voltaire, Mozart, Victor Hugo, Salman Rushdie, Taslima Nasreen, o anche Dante Alighieri, che nella sua Divina Commedia, avrebbe osato colocare Maometto nel “XXVIII canto dell’Inferno”. Capitale del cattolicesimo, case di Roma dal 1995, la moschea più grande d’Europa, finanziato dal 75% con l’Arabia Saudita (35 milioni di euro) mira ufficialmente a diventare “una fonte da cui si irradia il volto tollerante dell’Islam al fine di correggere l’immagine negativa di questa religione “, mentre le autorità saudite continuano a negare la libertà religiosa a tutti i non-musulmani in Arabia … Annunciando ex ante la vicenda dei minareti proibiti in Svizzera, che gli islamisti volevano più alti in segno di dominazione, i promotori sauditi della moschea di  Monte Antenne a Roma avevano inizialmente chiesto che il minareto fosse più alto a San Pietro stesso… Oltre Alpi, la Svizzera, dove un decreto federale aveva 10 anni fa autorizzato le ragazze svizzere ad indossare il velo islamico anche nelle fotografie dei loro passaporti, è stata comunque accusata di “islamofobia” dalle organizzazioni islamiche sempre più esigenti, quando la popolazione helvetica esasperata ha respinto i minareti (che non sono ne una neccesistà per pregare ne un’obligazione coranica ma un segno di dominazione islamica). In Belgio, in Ollanda, in Germania, in alcuni paesi nordici, la legge prevede un finanziamento dello Stato per la costruzione di moschee e gli stipendi per coloro che sono incaricati di religione e consente l’insegnamento dell’Islam nelle scuole pubbliche. Ma queste condizioni impensabili per i cristiani nei paesi musulmani non bastano. E dalle vicende delle vignete di Maometo, nuovo pretesto per testare le réazioni europee, gli islamici esigono la penalizzazione dell’islamofobia come lo propone anche anche al livello dell’ONU e del Consiglio d’Europa l’Organizzazone della Conferenza Iislamica. In Belgio, a Bruxelles, i quartieri di Saint-Josse o Scharbeek, dove la polizia non osa venire, le bevande alchooliche sono proibite laddove gli islamisti controllano il territorio. La legge islamica progredisce di fatto nei quartieri islamici che riproducono il modo di vita islamico a volte d’un modo più integralista e “sotto controllo” che in Turchia, in Algeria o in Tunisia, dove gli islamici rifugiati da noi sono combattuti… Dal 1998, i musulmani del Belgio sono rappresentanti da un Consiglio islamico (interlocutore ufficiale dello Stato) di cui i membri sono maggioritariamente legati ai fondamentalisti. Ma queste concessioni non bastano, e dopo aver ottenuto la banalizzazione del velo islamico nella società belga (visibile dappertutto), adesso gli islamici esigono la libertà per il burqa e il diritto per alcune finte organizzazioni “anti-razziste” come la Lega araba europea, o il “centre pour l’Egalité des chance” di “controllare la polizia” e verificare che non agisca di modo “islamofobo” quando arresta dei delinquenti “musulmani”… In Danimarca, la legislazione più liberale d’Europa in materia di istruzione religiosa permette non solo la generalizzazione del velo e del burqa, ma anche di scuole islamiche controllate dai wahabiti sauditi. Ma non basta, e la Danimarca è ormai il paese più accusato di “islamofobia” e minacciato dagli islamici per qualche vignette di Maometto” di cui uno degli autori ha mancato di essere ammazzato pochi giorni fa… Nei Paesi Bassi, un decreto del 30 maggio 1986 dalla Corte Suprema da agli Imam (pur essendo apertamente radicali) lo stesso valore giuridico di quello concesso ai sacerdoti cristiani e ai rabbini, consentendo loro di esercitare negli ospedali, i carceri, ecc e di ottenere sussidi pubblici. La Costituzione prottegge le scuole private islamiche, sovvenzionate dal governo, sempre più numerose. I corsi di educazione islamica esistono anche nelle nelle scuole pubbliche. Dal 987, il Parlamento ha deciso che non si puo’ distinguere tra la chiamata alla preghiera lanciata dalle moschee, e le campane delle chiese… Ma questo non è bastato. Adesso, le organizzazoni islamiche esigono nuovi leggi d’eccezione per introdurre parzialmente la Sciarià e condannare più severamente la bestemmia in nome della vecchia legge (non più aplicata) che lo considerava già un delitto penale e che secondo loro dovrebbe adesso  applicarsi di nuovo nel caso dell’Islam. In altre parole, Salman Rushdie vi sarà fra poco condannato. In Inghilterra, la libertà di manovra dei fanati di Allah è quasi senza limite: i principali opponenti islamisti del mondo, tra cui il tunisino Rachid Ghannouchi, vi esprimono i loro odio anti-occidentale, organizzano sostegni pubblici al GIA Algerino, o ai Talebani o ai “combattenti in Irak”, ecc, In alcune città “musulmane” come Nottingham e Bradford, la Shari’a è già in concorrenza con la legge inglese. E da poco, i tribunali inglesi si possono ufficialmente ispirarsi alla Sciarià in materia di statuto personale o affari economici in nome del “common law” inglese. Le associazioni islamiche fanatiche come i Deobandi (scuola giuridica dei Talebani) sono selezionate per fornire seminari di formazione sul Islam alla polizia e ai funzionari… Direttore dell’Istituto musulmano, Kalim Siddiqui, una vecchia figura istituzionale dell’Islam britanico, non solamente ha sostenuto la sentenza morte contro Rushdie (1992), ma ha fondato un “Partito islamico inglese” e un “Parlamento musulmano” per istaurare, contro le leggi inglesi “impure”, una “disobbedienza civile islamica”, ed esigere una patria separata per i musulmani perchè vi possiano applicare la shari’a… L’imam di Bradford ha spesso anche lui chiamato i musulmani inglesi a “sostituire gradualmente i valori impii secolari dello stato britannico con quelli dell’Islam”. Più recentemente, gli islamici hanno presentato a parecchie elezioni locali delle liste rosso-verdi, come la coalizione antisionista “Respect”, nel Grande Londra, che unisce i trotskisti del socialist worker’s party e i i peggiori salafisti filo-talebani. Lo stesso tipo di lista elettorale è stata elaborata in Belgio sotto il nome di Resist, cosi come le liste “euro-palestinesi” in Francia o il Partito dei Musulmani di Francia” dell’antisemita radicale Ennacer Latrèche, che chiama ad una specie di insurrezione anti-ebraica e islamo-terzomondista e antisionista contro l’ordine stabilito… In Spagna, per la prima volta, una delle numerosissime organizzazioni irredentiste islamiche andaluse ispirate dall’ex marxista negazionista Garaudy e dal movimento dei Murabitun, ha creato di recente un nuovo partito islamico spagnolo che ambisce a rappresentare un ‘islam spagnolo” con il tema e lo slogan del “ritorno della Spagna” all’islam… Dappertutto, in Europa, osserviamo un fenomeno paradossale (in apparenza): più gli islamici radicali progrediscono, più cotruiscono moschee, ottengono vantaggi, concessioni, sussidi pubblici e riconoscimente ufficiale, più si lamentano, più accusano gli europei di essere “razzisti”, islamofobi” e “intolleranti”, più esigono nuovi vantaggi, nuove eccezioni. Ho chiamato questo la strategia dell’escalation. E il fatto che dappertutto in Europa siano scatenati degli scandali e dibatiti attorno al Burqa mentre il velo cominciava ad essere banalizzato nelle strade europee, è solo la dimostrazione che siamo entrati in un ingranaggio infernale lungi dal fermarsi.