Il programma effettivo di conquista delle organizzazioni islamiche europee

di Alexandre del Valle (Geopolitico)

Come lo spiegava il politologo siciliano Gaetano Mosca, “la minoranza organizzata” domina “le maggioranza disorganizzate”, passive. E cosi che la minoranza di gruppi islamici radicali hanno elaborato una retorica di mobilitazione molto efficiente che ha consentito loro di monopolizzare le strutture di rappresentazioni dell’islam europeo e di mettere fuori i leader musulmani moderati, al fine di impedire a questi ultimi di rappresentare la maggioranza silenziosa dei musulmani europei.

Per impedire l’integrazione dei musulmani in europa, i poli dell’islamismo radicale vogliono costituire dei “ghetti islamici volontari”, delle comunità unite dalla paraoia della persecuzione dagli infedeli “islamofobi”, grazie ad una strategia di communicazione vittimista. Infatti, per essere riconosciuti dalle autorità europee ingenue, non avvanzano mostrando il loro volto profondamente intollerante, antisemita, cristianofobo, quindi razzista, ostile all’integrazione e totalitario, ma colpevolizzando le società europee “islamofobe” e terrificando psicologicamente i musulmani “normali” moderni, e sopratutto strumentalizzando il malessere sociale dei figli dell’immigrazone islamica. Questi poli sono:

  1. Il polo saudo-wahhabita: l’Arabia Saudita e le istituzioni islamiche interetatiche che patrocina e finanza: Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC); proselitismo di stato wahhabita, i suoi centri islamici in Europa, l’Assemblea Mondiale della Gioventù musulmana (WAMY), la Lega islamica mondiale (“Rabitat”), e le organizzazioni che sono collegate: World Muslim Congress, etc…
  2. Il polo “salafista”, fra cui i Fratelli Musulmani (‘UOIF, in Francia, l’UOII in Italia, ecc), legati ai paesi del Golfo e del Prossimo Oriente. I fratelli musulmani, i più attivi, efficienti e pericolosi fra i grandi poli dell’islamizzazione dell’Europa, controllano le maggiori istituzioni islamiche europee riconosciute dagli Stati e da Bruxelles: l’ «Unione internazionale degli Ulema», il «Consiglio europeo della fatwa e della ricerca», con sede a Dublino, l’«Istituto europeo di scienze umane», con sede Saint-Léger-de-Fougeret (Francia), che forma gli imam europei, la Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa (Fioe), con sede a Markfield (Gran Bretagna). Il massimo riferente dei Fratelli musulmani europei è lo sheikh Youssef  al Qaradawi, che è anche il più importante telepredicatore salafita mondiale (su la tv Al Jazira), specializzato nell’emissione di fatwa a destinazione dei musulmani del mondo islamico e d’Europa. E stato sempre in prima fila nel condannare il “blasfemo” contro Maometto in occasione dello scandalo delle vignete danesi, o nel diffendere il dirito delle musulmane europee ad indossare il velo. E stato anche lui a giustificare la jihad in Palestina contro i sionisti o in Irak contro gli Americani. Dalla Svizzera, i fratelli Tariq e Hani Ramadan, seguitori di Qardawi, gestiscono il centro dei “Fratelli” basato a Ginevra, un centro creato da loro padre, Said Ramadan, genero del creatore dei fratelli musulmani, Hassan al Banna, rifugiato in Svizzera quando i fratelli musulani erano in guerra contro i regimi nazionalisti arabi come quello egiziano.
  3. Il polo “indo-pakistano”: composto da diversi gruppi integralisti, fra cui i Barelvi, i Tabligh, che hanno fanatizzato terroristi europei come Khaled Kelkal (attentati islamici del 1995-1996 in Francia), oppure i Deoband o l’influentissimo Jama’at-i-Islami, equivalente indo-pakistanese dei Fratelli musulmani. Questo ramo è particolarmente presente in Olanda, Belgio e Inghilterra. Tramite lui, molti futuri islamoterroristi europei sono stati addestrati in Pakistan o in Afghanistan, dove hanno anche incontrati i Talebani e Al Qaïda, per poi tornare a perpetrare gli attentati di Londra o altrove.
  4. L’Islamismo radicale turco, rappresentato in Europa da entrambi lo Stato turco da quando è stato governato dagli ex-oppositori islamici dell’AKP di Erdogan, dalla Diyanet (direzione di culto del ministero dell’Interno turco che gestisce l’islam turco europeo attraverso i consolati). Poi dalle organizzazioni islamiste turche molto bene organizzate in Europa come il Milli Görüs, o le Confraternite islamiche fondamentaliste (Nurçu, Naqshband, Suleymanci), molto presente in Germania, Alsazia, Austria, Svizzera, Olanda, Belgio e paesi del Nord.  Precisiamo che quando erano proibite in Turchia fino a pochi anni fa, queste organizzazioni turco-islamiste radicali trovarono sempre in Europa il rifugio e il denaro necessario per finanziare il partito islamico anti-laico AKP al potere oggi ad Ankara. La stessa cosa vale per le altre organizzazoni islamiche radicali citate sopra che hanno trovato rifiugio, aiuto, riconoscimento dalle autorità europee mentre erano proibite o combattute nei paesi arabi e musulmani… In termini chiari, cio’ significa che l’Islam ufficiale europeo è stato edificato da o con i gruppi o regimi più fondamentalisti del mondo islamico e non a partire di organizzazoni musulmane tolleranti che rispettano i nostri valori secolari, umanisti e laici.

80 % delle reti di moschee europee gestite da islamici radicali o fondamentalisti

Dagli anni 90, quindi, i poli estremisti dell’islam sono riusciti ad essere ufficialmente riconosciuti dalle autorità europee come interlocutori leggitimi e quelli che contano. Grazie a questa auto-istituzionalizzazione, e alla strumentalizzazione del discorso anti-razzista – vittimistico, sono riusciti a deleggitimare ogni forma di europeizzazione dei musulmani, proibendo ad esempio severamente i matrimoni tra l’uomo non-islamico e la donna islmaica (donde i “crimini d’onore riccorrenti). Tutto cio’ per edificare una società islamica simbolica separata, una “Umma islamiyya” all’interno dello Stato. I poli islamisti radicali in Europa hanno preso il controllo del territorio sul modo quasi mafioso, cioè alternando l’intimidazione fisica, il separatismo comunitarista, e targando di “tradittori” quelli che non si sottomettono all’ordine islamico parallelo. E cosi che i Fratelli musulmani hanno preso il controllo delle asociazioni islamiche, di moschee, centri islamici e istituzioni che portano il denaro islamico: le reti che certificano il cibo Halal, le macellerie halal, ecc. Grazie a questo, e non solo grazie al denaro dell’estero (paesi del Golfo), hanno monopolizzato le strutture di rappresentazioni dell’Islam in Italia, in Francia in Belgio, in Spagna, in Germania, in Olanda, in Inghilterra, diventando anche finanziarmente autonome. Al punto che oggi, circa l’80 per cento delle reti di moschee e centri islamici e strutture di sacrificazione delle carne rituale halal sono controllati o dalle associazioni vicine ai fratelli musulmani (Italia, Svizzera, Belgio, Francia, ecc) o alla Lega Islamica Mondiale e all’Arabia Saudita (Spagna, Belgio, ecc), oppure ai poli indo-pakistani o turchi integralisti (Inghilterra, Ollanda, Svizzera, paesi nordici, Germania, ecc).