La strategia di conquista delle organizzazioni islamiche in Europa: dal velo islamico al Burqa

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

Sovversione dei valori democratici pluralisti

Cercando di focalizzare i termini dei dibattiti attorno al burqa, ai minareti o all'”islamofobia” sul concetto di “esclusione” e di “razzismo”, gli strateghi islamici e i loro alleati rivoluzionari di sinistra hanno promosso l’immagine manichea dei “cattivi” occidentali islamofobi” e dei “Buoni” musulmani-immigrati “vittime” per antonomasia,  riuscendo a colpevolizzare gli autoctoni occidentali democratici pronti ad ogni forma di “risarcimento” morale e politico per farsi perdonare e “calmare” la “rabbia” degli “offesi” permanenti musulmani.

Però sono state commesse delle gravi confusioni su temi che vanno separati e trattati con cautela e differenza da parte di dirigenti e intellettuali europei: integrazione, islam, razzismo, immigrazione, xenofobia, ecc. E si è sopratutto dimenticato di ricordare che la cosidetta “esclusione” o il rigetto dei musulmani in un supposto “ghetto” non è solo il fatto dell’altro non-musulmano ma anche e sopratutto del musulmani se stessi, manipolati dalle organizzazioni islamiche menzionate sopra che non accettano del tutto qualsiasi forma d’integrazione e che sono i primi risponsabili dell’auto-esclusione, del “Ghetto volontario”.

Siccome le vere mete dei movimenti islamici che agiscono in Europa rappresentano una vera minaccia e sono in principio filosoficamente e giuridicamente inaccettabili dal punto di vista dei valori delle società europee secolarizzate, gli islamisti radicali che esigevano ieri il diritto per le donne islamiche di indossare il velo e oggi il burqa, si esprimono principalmente attraverso una retorica sovversiva che abbiamo chiamato “vittimista”. Questa strategia consiste nel tentare di rovesciare l’accusa di intolleranza contro la maggioranza non islamica (chiamo ciò “guerra di rappresentazioni” o sovversione), mentre dovrebbe sessere quest’ultima a bollare come ” intolleranti” le rivendicazioni maschiliste, teocratiche e estremiste degli islamici radicali.  E’ ovvio che la questione del velo islamico, del Burqa, dei minareti o altre vicende attorno alle vignette di Maometto o il discorso del Papa a Ratisbona non sono nate da una iniziale richiesta oscurantista “spontanea” da parte degli immigrati musulmani. Ma sono stati orchestrati dalle organizzazioni islamiche europee controllate dai grandi Centri o Poli del Totalitarismo islamico. Apparentemente concorrenti, a volte radicalmente opposti, questi grandi Poli agiscono con perfetto coordinamento e solidarietà quando si tratta di avviare campagne di islamizzazione e di dimostrazioni di forza. Queste campagne mediatico-politiche a volte violenti  hanno avuto un forte impatto sull’opinione pubblica e sopratutto sulle classi dirigenti e intellettuali che sono cadute nella trappola del multiculturalismo e del relativismo. Hanno commesso infatti il grave errore di equiparare il pluralismo democratico con il comunitarismo promosso dagli islamici e dai loro alleati di sinistra in nome del “diritto alla differenza” che infatti è diventato un’esigenza di diritti differenti. Ma hanno dimenticato come ben spiegato da Sir Karl Popper oppure da Don Gianni Baget Bozzo o anche Giovanni Sartori, che i valori stessi del pluralismo sono contrari a quelli dei sistemi teocratici o totalitari cari all’estrema sinistra o agli integralisti islamici. Una società puo’ infatti essere pluralista come il Giappone, la Grecia  o la Spagna, senza essere cosmopolita, o multiculturale, mentre alcune società multiculturali o comunitariste come l’Egitto, il Sudan, l’ex-Unione Sovietica possono perfettamente essere totalitarie, dittatoriali e quindi anti-pluraliste e anti-democtratiche.

I cinque poli del totalitarismo islamico mondiale e la loro strategia di conquista dell’Europa

Le vicende del Velo islamico, del Burqa e la strategia comunitarista islamica rientrano in realtà nel quadro di una più ampia strategia di conquista dell’Europa intrapresa dai quattro grandi centri di conquista e di islamizzazione del mondo:

1/ in primo luogo, il polo saudita-wahhabita: l’Arabia Saudita e le sue istituzioni islamiche, che controlla direttamente (Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC), il movimento religioso wahhabita-hanbalita, e i suoi centri islamici in Europa, l’Assemblea Mondiale della Gioventù musulmana (WAMY), l’Ufficio dell’Organizzazione della Lega islamica mondiale (“Rabitat “), e le organizzazioni che sono collegate: World Muslim Congress,

2/ In secondo luogo, il polo “salafita-Fratelli Musulmani, cioè i vari rami nazionali del mondo dei Fratelli Musulmani (di cui l’UOIF, in Francia, l’UOII in Italia o l’UOIE a livello europeo) molto legato alla madre patria egiziana dove sono nati i “Fratelli” e ai paesi del Golfo e al primo polo. I Fratelli Musulmani sono rappresentati in Europa dall’ «Unione internazionale degli Ulema», dal «Consiglio europeo della fatwa e della ricerca», con sede a Dublino, dell’«Istituto europeo di scienze umane», con sede Saint-Léger-de-Fougeret (Francia), che forma gli imam europei dei Fratelli Musulmani, e dalla Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa (Fioe), con sede a Markfield (Gran Bretagna). Il massimo riferente religioso e giuridico dei Fratelli musulmani europei è lo sheikh Youssef Qaradawi, il più importante predicatore islamista salafita contemporaneo mondiale che è anche un famoso telepredicatore presso Al Jazira (trasmissione Sharià) specializzato nell’emissione di fatawa destinate ai musulmani del mondo islamico e d’Europa. E stato sempre in prima fila nel condannare il “blasfemo” contro Maometto in occasione dello scandalo delle vignete danesi, o nel diffendere il dirito delle musulmane europee ad indossare il velo islamico o nel giustificare la jihad in palestina contro i sionisti.

3/ in secondo luogo, il polo “indo-pakistano”: composto da diverse realtà integraliste, fra cui i fondamentalisti Barelvi, il movimento Tabligh, dove sono stati addestrati molti terroristi europei come Khaled Kelkal (attentati islamici del 1995-1996 in Francia), oppure il movimento Deoband e sopratutto l’influentissimo Jama’at-i-Islami, equivalente indo-pakistanese dei Fratelli musulmani arabi. Questo ramo è particolarmente presente in Olanda, Belgio e Inghilterra, e fu ramite queste organizzazioni presenti in europa che molti futuri terroristi europei di origine indo-pakistanese o magrebina oppure convertiti sono stati addestrati in Pakistan o in Afghanistan dove hanno centri di formazione spesso legati ai Talebani e a Al Qaïda.

4/ in quarto luogo, l’Islam turco, molto sottostimato, e rappresentato in Europa dallo Stato turco (nonostante il cosidetto “secolarismo” della Turchia), che controlla la Diyanet (direzione di culto del ministero dell’Interno che gestisce l’islam turco-europeo attraverso i consolati ed è spesso finanziato dal Lega musulmana mondiale saudita) e dall’organizzazione islamista turca Milli Görüs, controllata dal partito neo-islamista AKP di recep Taiyyp Erdogan.

Il programma effettivo di conquista delle organizzazioni islamiche europee

In verità, se le numerosi organizzazioni islamiche europee che fanno capo a questi 4 grandi poli dell’islamizzazione mondiale sono spesso rivali, divisi e opposti, condividono lo stesso scopo di impedire l’integrazione dei musulmani europei e di utilizzarli come nucleo e comunità-madre a partire dalla quale intendono islamizzare in un futuro prossimo tutta l’Europa. Per capire gli obbiettivi di conquista dell’islamismo radicale in Europa e di questi grandi poli, basta menzionare  le frasi del docente saudita Ali Kettani, che ha concepito l’opuscolo di presentazione del programma della Fondazione islamica per la Scienza, la tecnologia e lo sviluppo, oggi l’Islam: “Il successo di una minoranza musulmana in un paese non-musulmano si misura, in un tempo più o meno lontano, nel riuscire a diventare un giorno o l’altro una maggioranza. Questo fenomeno non si deve svolgere con la forza, ma attraverso un processo di assimilazione tra la minoranza islamica e la maggioranza non-islamica, che deve accettare più o meno lentamente, la moralità e la religione islamica e a medio termine identificarsi con l’Islam “. Diffusa in Francia e in Europa presso le organizzazione islamiche che gestiscono l’islam a destinazione degli immigrati musulmani e dei convertiti, questo opuscolo fa parte di un insieme di tanti volumi, saggi e scritti diffusi nei centri islamici e nelle moschee per preparare le menti islamiche non solamente a non integrarsi ai valori occidentali ma a  obbligare gli autoctoni non-musulmani ad addattarsi alle regole islamiche, in nome del comunitarismo e del diritto alla differenza. Largamente ispirato alla proposta saudita e dall’esperienza delle organizzazioni islamiche indo-pakistanesi, i Fratelli musulmani, hanno da 15 anni stabilito e espresso le rivendicazioni e richieste seguenti in Francia, Italia, Inghilterra e in Europa in generale:

1/ Il diritto ad indossare il Velo islamico per le ragazze nelle scuole pubbliche e lo stesso diritto in generale per le donne in tutti i luoghi pubblici. Poi, il rifiuto delle classe miste nelle scuole; e il rifiuto di certi corsi di biologia, di sport o di letteratura che potrebbero “offendere” l’islam o il pudore delle donne islamiche;

2 .- Il diritto alla libertà di stabilimento delle scuole private islamiche, in mancanza di questi, l’introduzione di classi di religione nelle scuole pubbliche;
3 .- Il riconoscimento della legge islamica in materia di status personale e di stato civile: il matrimonio religioso musulmano, il ripudio, la poligamia, l’ereditarietà, cimitero musulmano separato o pacchi;
4 .- I contributi per l’Amministrazione per il reclutamento di musulmani; Il finanziamento pubblico o l’appoggio pubblico alla costruzione di moschee e centri musulmani;

5/ .- Esigenze di carne e cibo halal nelle mense, negli aerei, ecc; Le piscine o spiagge separate per le donne e i cimiteri separati per i musulmani.
6.- Il riconoscimento dell’Islam come seconda religione;
6 .- Moltiplicazione del numero di capellani nei carceri, nei luoghi pubblici e nelle istituzioni educative;
7 .- La creazione di partiti islamisti politici per rispecchiare gli interessi specifici della “comunità musulmana”.

8/ Più recentemente, possiamo aggiungere la banalizzazione del velo islamico e il diritto ad indossare il Burqa e la penalizzazione di ogni forma di “blasfemia” contro l’islam o il profeta Mahometa  o di “islamofobia”.