Nel Paese iberico l’aumento record tra gli Stati Ue: +115% in 10 anni
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DA M ADRID M ICHELA C ORICELLI |
Con Zapatero sei anni di attacchi ai valori
« Se c’è una cosa che caratterizza questo governo è che ha un progetto (…) per ridefinire l’identità sociale e storica della Spagna moderna». Così il primo ministro spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero si esprimeva nel libro-intervista «Ritratto di un presidente », uscito nel 2007. E qualche mese dopo, luglio 2008, al 39° Congresso del Partito socialista spagnolo ribadiva l’impegno alla «trasformazione della società» di cui «il governo è uno strumento ». Il «progetto» sociale di Zapatero è dichiaratamente totalizzante e intende ridefinire il diritto alla vita, il significato della famiglia e la libertà religiosa. «La politica – diceva ancora nel libro-intervista – è creare il diritto di creare nuovi diritti», dove è ovviamente lo Stato a definire ciò che va o meno tutelato. «L’idea di una legge naturale – proseguiva – che precede le leggi degli uomini è una reliquia ideologica».
Per questo la nuova legislatura (2009-2012) ha come programma anzitutto una ridefinizione (ma sarebbe meglio dire l’eliminazione) del diritto alla vita: dalla procreazione assistita alla liberalizzazione dell’aborto (la legge appena approvata), dalla liberalizzazione della pillola del giorno dopo (disponibile in tutte le farmacie dall’1 settembre scorso) all’eutanasia, fino alla ricerca sugli embrioni. In questa prospettiva Zapatero persegue anche l’eliminazione del diritto all’obiezione di coscienza che – nelle sue parole – «non può essere una scusa permanente per disobbedire alla legge».
Il «progetto» Zapatero prevede anche il consolidamento dell’ideologia di genere, già sancito con il Piano nazionale dei diritti umani, agendo anche attraverso l’educazione sessuale obbligatoria. Ultimo pilastro del progetto è una legge organica sulla libertà religiosa, che mira a espellere la religione dalla vita pubblica sostituendo la morale «religiosa» con una «morale di Stato» Ma la questione più interessante è che Zapatero vede la Spagna come un laboratorio che ha una missione che si allarga a tutto il mondo ispanico, ovvero a quell’America Latina dove l’influenza della cultura cattolica è ancora molto forte. Non a caso dal momento in cui ha assunto la guida del governo (2004) si sono moltiplicati i viaggi del vice-premier per l’America Latina, con l’evidente scopo di rafforzare l’influenza di Madrid sulle vecchie colonie. Il governo Zapatero ha anche varato una «Alleanza della civilizzazione », attraverso la quale ha investito 528 milioni di euro per diffondere l’ideologia di genere. A questo scopo ha anche creato un Ambasciatore speciale per la politica di genere, in seno al ministero degli Esteri. Ed esperti spagnoli lavorano ormai al fianco dei governi «amici». Come ha dovuto ammettere il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, dopo la controversa approvazione nel 2008 di una Costituzione che apre la porta alla legalizzazione dell’aborto e alle unioni omosessuali.
Riccardo Cascioli
© Copyright Avvenire 3 marzo 2010
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