Tra convegni negazionisti e proclami antisraeliani. Ahmadinejad nuovo ideologo della giudeofobia e continuatore della politica del Terzo reich

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

Per meglio capire fino a che punto l’odio anti-ebraico del regime nazislamista iraniano è profondo, teologico e non solo “provocatorio’ o verbale”, occorre ricordare le parole pronunciate dallo stesso Hussein Nuri Hamadani, uno dei principali ayatollah del regime iraniano sciita, che ha detto nel 2005: «Gli ebrei devono essere combattuti e messi in ginocchio affinché si possano creare le condizioni per il ritorno dell’imam atteso (il Mahdi), che di conseguenza allevierà il peso dell’umiliazione dell’Umanità […]. Oggi la politica degli ebrei rappresenta per noi un pericolo.

Il pericolo ebraico deve essere spiegato al popolo e a ogni musulmano. Fino alla venuta dell’Islam, il gruppo che più di tutti si è opposto ad esso e che continua a opporsi è quello degli ebrei. Erano coinvolti nelle guerre contro il Profeta a Khaybar, la battaglia di Uhud e di Ahzhab (nella quale le truppe maomettane uccisero 650 ebrei della tribù dei Banu Quraysh). Da sempre gli ebrei, a causa della loro cupidigia, hanno perseguito l’accumulo della ricchezza, ricoperto posizioni importanti e concentrato tutte le ricchezze del mondo in un solo angolo e tutti, in particolar egli Stati Uniti e l’Europa, sono loro servitori». Simili dichiarazioni, perfettamente conformi all’ideologia islamista rivoluzionaria, dimostrano come i partigiani di una nuova Soluzione Finale non serbino rancore solo nei confronti degli israeliani «persecutori dei palestinesi», ma anche degli ebrei di tutto il mondo in quanto tali, indipendentemente da ogni forma di sionismo attivo. Ricordiamo che l’impegno filopalestinese a sostegno della «liberazione totale» della Palestina è esistenziale per il Presidente iraniano così come per i salafiti. Il suo antisemitismo è confermato dai suoi biografi: non si tratta di una reazione antisionista ma di quel tipico antisemitismo «particolarmente diffuso nei quartieri poveri in cui è cresciuto».

I convegni nazislamisti di Teheran: luogo di rifugio per i, nazzisti di tutto il mondo…

Questo tipo di discorso dell’Odio teologico e totale spiega perché nel dicembre del 2006 è stato organizzato a Teheran un Convegno mondiale dove si è reso omaggio ai negazionisti del mondo intero –tra di loro anche molti nazisti europei e americani-. In territorio islamico, libero da sensi di colpa e complessi, essi hanno potuto esprimere di nuovo, con i nostalgici toni della Messa solenne di Norimberga, ciò che la legge e la morale umane proibiscono in Francia e in Europa.  I «convegni scientifici» regolarmente organizzati a Teheran, a cui partecipano i nazisti del mondo intero e destinati a negare l’Olocausto, ricordano, stranamente, il «convegno storico e scientifico antiebraico» patrocinato da Himmler nel luglio 1944 e allestito su richiesta di Alfred Rosenberg e di Hitler. I temi che vennero qui affrontati sono gli stessi presenti nella mullaharchia di Ahmadinejad: «L’ebreo e il crimine politico»; «Gli ebrei e l’attuale politica mondiale»; «Gli ebrei nel movimento massonico in Italia»; «Intervento del Grande Muftì di Gerusalemme: la Palestina, uno dei centri mondiali del progetto di egemonia ebraica».

Oggigiorno, è proprio l’Iran dell’integralista Mahmoud Ahmadinejad che rende i più appassionanti omaggi ai negazionisti. In occasione della mostra dei disegni sul «preteso Olocausto», tenutasi a Teheran il 20 settembre 2006 al museo d’arte contemporanea «Palestina», il canale televisivo iraniano, IRINN, ha trasmesso un reportage sull’esposizione: «In risposta al caricaturista danese che ha pubblicato un disegno che insultava il Profeta Maometto: perché mai prestare attenzione a un’offesa contro le religioni, quando esiste un fenomeno così strano come l’olocausto. Qualsiasi persona esprima dubbi su questo vicenda, che la neghi o che ne proponga un’interpretazione diversa, viene sottoposto a pesanti sanzioni […]. Robert Faurisson che ha lavorato alla sua ricerca per 14 anni e che ha presentato uno studio molto preciso del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, ha affermato che facendo un calcolo molto semplice il III Reich avrebbe dovuto durare almeno 15 anni perché l’Olocausto potesse aver luogo, solo ad Auschwitz». Prima fra le strutture negazioniste più corteggiate da Teheran figura il californiano Institute for Historical Review –IHR-, i cui studiosi affermano da anni che la Shoah è un’invenzione. Da dopo l’11 settembre 2001 esso viene sostenuto soprattutto dal mondo islamico. (Golfo, Siria, Iran, estremisti palestinesi ecc.) Allo stesso modo, scrittori neonazisti che in Occidente mancano di legittimità si presentano sempre più numerosi alle porte del Terzo Mondo musulmano, trovando in esso una piattaforma nuova ed «esotica» che conferisce loro legittimità «antirazzista» in nome della causa palestinese. In particolare si può menzionare la presenza del revisionista neonazista David Duke sulle colonne del giornale Oman Times e agli incontri negazionisti di Teheran. Oppure lo sceicco Nasrallah, capo degli Hezbollah libanesi, che definisce il negazionista nazista David Ivring, citando l’imam Khamenei Guida suprema della repubblica iraniana, un «uomo coraggioso, vittima dei sionisti» che ha «difeso un’opinione scientifica di carattere storico negando l’esistenza delle camere a gas nei campi nazisti».

L’Iran dei Mullàh, continuatore del III Reich e primo paese i cui la rivoluzione islamica antioccidentale e antiebraica ha trionfato, è diventato il punto di convergenza dei negazionisti e antisemiti di ogni bordo, e anche il nuovo rifugio dell’estrema destra negazionista del pianeta. La conferenza tenutasi l’11 dicembre 2006 all’Istituto di Studi Politici ed Internazionali di Teheran dal titolo Studio dell’olocausto: una visione del mondo è stata emblematica, riguardava il tema del negazionismo e intendeva essere una «reazione» alla vicenda delle caricature di Maometto pubblicate in Danimarca. Il Presidente Mahmoud Ahmadinejad in persona aveva invitato 67 partecipanti, provenienti da 30 paesi, per negare la Shoah. Tutto il fior fiore del nazismo e del revisionismo era presente all’appuntamento: dal nazista Ernst Zündel, a German Rudof, dal militante rosso-bruno tedesco Horst Mahler, ex avvocato della Banda a Baader, ad Arthur Butz, Fred Leuchter, Barbara Kulaszka, al nazionalista svedese-marocchino Ahmed Rami, Gerd Hosnik e Heinz Koppe, alcuni rabbini antisionisti, un responsabile del Ku Klux Klan, David Duke, l’australiano Frederick Töben (condannato al carcere in Germania per negazionismo); Georges Thiel, ex consigliere regionale del Fronte Nazionale che aveva definito la Shoah una «enorme menzogna»; l’americano John Kaminski secondo il quale gli attentati dell’11 settembre erano stati organizzati dall’America; due francesi: Serge Thion, presentato come uno «scienziato, licenziato dal CNRS nel 2000 perché accusato di revisionismo» e l’eterno Robert Faurisson. «L’obiettivo principale è quello di dare l’opportunità di esprimersi a quei pensatori che in Europa non possono farlo liberamente», disse il ministro iraniano per gli Affari esteri, Manouchehr Mottaki, nel suo discorso di apertura. «Gli ebrei sono stati perseguitati, ma non c’è stato uno sterminio di massa, non c’erano le camere a gas». I partecipanti furono invitati a concentrarsi sul tema: «Olocausto: conseguenze e sfruttamento». Senza sorprese, Faurisson, abituato a soggiorni in Iran e in terra islamica, fu l’eroe della Conferenza Internazionale di Teheran.

Guida suprema della repubblica islamica, l’Ayatollah Khamenei aveva già espresso la posizione ufficiale dei Mullàh in un discorso trasmesso il 7 febbraio 2006 su un canale di stato iraniano: «Questa libertà d’espressione, di cui tutti parlano, non permette a nessuno di mettere in dubbio il mito del massacro degli ebrei, chiamato Olocausto […]. Nei paesi europei, molte persone –compresi scienziati, ricercatori, storici e giornalisti- hanno così tanta paura che non osano esprimere i dubbi che provano a questo riguardo. Tuttavia è permesso offendere senza motivo ciò che è caro ad un miliardo e mezzo di musulmani. Non parlo del giornalista o del caricaturista che è stato pagato dai sionisti per disegnare quelle caricature per servire sporchi obiettivi, ma del fatto che un simile atto viene difeso dai dirigenti europei. […] in questo c’è un grave complotto sionista. Istigano i musulmani e i cristiani gli uni contro gli altri»[1]. Citiamo nuovamente le parole pronunciate dal politologo iraniano Majid Goudarzi per riabilitare i negazionisti nazisti e andato in onda il 4 gennaio 2006 alla televisione iraniana IRINN: «L’Olocausto è una menzogna. Lo hanno dichiarato il professore Christophersen, autore del celebre libro La menzogna di Auschwitz (Thies Christophersen non era un professore, ma è stato membro delle SS e di alcune organizzazioni naziste fino alla sua morte nel 1997), lo scrittore della Florida John Kaminski (pamphlettista di estrema destra) che critica la politica americana, e il professore Roger Garaudy. Anche Paul Fromm, direttore dell’Associazione canadese per la libertà d’espressione [che nel 1991 festeggiò il compleanno di Hitler], ha detto di essere d’accordo con il Presidente iraniano su questo argomento».

L’Iran, concorrente di Al Qaida nella sua corsa all’odio giudeofobo

Riprendendo un discorso patologicamente antisemita ed israelofobo, l’Iran di Ahmadinejad prevede di ritrovare il suo antico splendore all’interno mondo arabo-musulmano sunnita, troppo spesso antisciita, e tra le forze mondiali del risentimento antiamericano-sionista. Teheran intende cosi recuperare il sostrato antisemita che, dall’Indonesia, dalla Malesia o dalla Turchia al Marocco, passando per l’Asia centrale e i paesi arabi, è sempre più popolare e va di pari passo con l’aumento altrettanto diffuso dell’islamismo. Una strategia che fa paura e che concorrenza Al Qaïda e i salafiti sunniti anti-sciiti, i quali non possono negare che i più “grandi sostenitori” della causa paelstinese e anti-israeliana e anti-ebraica sono l’Iran sciita, gli Hezbollah libanesi sciiti e Hamas palestinese sunnita pro-iraniana.

Ricordiamo brevemente il tenore dei discorsi neonegazionisti e antecedenti le posizioni a favore dello sterminio presentati da Teheran alle Nazioni: l’8 dicembre 2005 Mahmoud Ahamdinejad proponeva: «Offrire ai sionisti un territorio in Europa. I Paesi europei hanno affermato che Hitler ha ucciso e bruciato milioni di ebrei. [In quei Paesi], si può essere messi in prigione se si sostiene il contrario. Se tutto ciò è vero, spetta alla Germania risarcirli del danno. Non ci sono ragioni per cui i palestinesi debbano pagare il prezzo dell’oppressione degli ebrei ad opera di Hitler». Poco dopo, l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica d’Iran, ne seguiva l’esempio affermando: «Non ci sono ragioni per cui i palestinesi debbano pagare il prezzo dell’oppressione degli ebrei». Non pago dell’effetto mediatico prodotto, Mahmoud Ahamdinejad dichiarava alla televisione iraniana che la Shoah è «il mito del massacro degli ebrei» e ha proposto loro di fondare uno Stato «in Europa, Canada o Alaska». Dopo aver fatto parlare di sé i giornali per le sue dichiarazioni scandalose riguardanti la necessità di «eliminare Israele dalla Carta», il «mito della Shoah», o perché Teheran può infliggere «terribili schiaffi nucleari all’Occidente» in caso di attacchi americani, il Presidente iraniano ha scritto una «lettera al Presidente Georges Bush» infarcita di messaggi subliminali che sembravano essere stati scientificamente pensati da un verde rivoluzionario acchiappaelettori per elettrizzare i rossi e i bruni. Nella «lettera» Ahmadinejad, grande rivale di Osama bin Laden nella «contro-crociata», giocava sulle divisioni interne tra occidentali, sull’antiamericanismo e sulle molteplici potenzialità rivoluzionarie allo scopo di legittimare la sua rivoluzione islamica mondiale e riunire in una sola causa tutti i «diseredati» (mustadhafin). Citiamo, ad esempio, i passaggi destinati a sedurre l’estrema destra, i revisionisti, gli antiamericani o gli estremisti antisionisti: «I paesi [occidentali vendicatori] pretendono che sei milioni di ebrei siano stati uccisi. Questo deve tradursi nella creazione dello Stato d’Israele in pieno Medio Oriente a spese della vita di migliaia di persone, di milioni di autoctoni trasformati in rifugiati, di centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli, oliveti, città e villaggi distrutti? […] L’11 settembre non è stata un’operazione qualsiasi. Poteva essere pianificata ed eseguita senza il coordinamento dei servizi segreti e di sicurezza?».

In conclusione, possiamo dire a tutti quelli che si oppongono alle sanzioni contro Teheran e giustificano il fatto che l’Iran nazzislamista acquisti l’arma nucleare, che non potranno dire che non erano al Corrente.

Quelli che non vogliono credere alle minacce di Teheran, al suo programma nucleare e balistico orientato contro la pace mondiale e l’Occidente, quelli che non accettano di credere nelle intenzioni imperialistiche e bellicose dell’Iran nazislamista, tutti quelli che si oppongono alle sanzioni e a qualsisi intervento militare israeliano anticipato contro l’Iran e poi dicono che “l’unica via possibile è di dialogare con l’Iran” nucleare mi fanno pensare a coloro che, durante gli accordi di Monaco, strinsero le mani di Hitler. Poi, per “calmare Hitler e impedire la guerra”, i “pacifisti” degli anni 30 regalarono la Cecoslovacchia e l’Austria a Hitler. Quando le democrazie cominciarono a reagire, per proteggere la Pologna nel 1939 dichiarando la guerra, fu già molto tardi. Intervenendo d’un modo anticipato dieci o anche 5 anni prima, prima che la Germania fosse riarmata e preparata, avremmo potuto evitare la più grande strage mondiale, 20 millioni di Morti, fra cui 6 millioni di Ebrei, millioni di Cristiani, Zingari, handicappati, omosessuali, parroci, partigiani, ecc. Speriamo che la storia non si ripeta e che il Mondo libero reagisca prima che sia troppo tardi e prima che un nuovo genocidio non sia cominciato, quello dei “Giudeo-crociati”.

1] Le Guide suprême de l’Iran : ce sont les sionistes qui ont payé le caricatriste, «L’Arche», n.575 marzo 2006.