L’Arcivescovo Marchetto commenta la decisione della Cassazione

ROMA, venerdì, 12 marzo 2010 (ZENIT.org).- La sentenza della Cassazione che prevede l’espulsione degli immigrati irregolari anche se i loro figli frequentano la scuola è contraria all’umanesimo cristiano, avverte il segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

L’Arcivescovo Agostino Marchetto ha commentato ai microfoni della “Radio Vaticana” la decisione, affermando che non tiene conto del “bene comune universale”.

“Certo, bisogna parlare e pensare anche ad un bene comune nazionale, ma credo che tutti dobbiamo incamminarci verso una visione universale del bene comune, come del resto è evidente nell’Enciclica del Santo Padre Caritas in Veritate“, ha spiegato.

“Mi pare che in questo modo non si faccia onore ad un umanesimo di cui l’Italia si è fatta sempre propugnatrice, ad un umanesimo che io dico ‘cristiano’ e che altri potrebbero qualificare in altro modo, ma che di umanesimo si tratta”, ha aggiunto.

In questa situazione, si tratta in fondo di “diritti fondamentali dell’uomo in cui risulta evidente che è importante la formazione, l’istruzione, l’educazione e la scuola per le giovani generazioni”, che sono “la nostra speranza”.

“Mi pare che questo progetto che guarda alla gioventù del futuro sia certamente monco, che gli siano state tarpate le ali”, ha commentato, ricordando come in Francia un’interpretazione simile abbia creato “dei grossi movimenti di opinione pubblica”, perché “anche i compagni di scuola dei ragazzi che per analoghe ragioni avrebbero dovuto andarsene hanno levato la voce, insieme con le loro famiglie, proprio per dimostrare e sottolineare l’aspetto umano della situazione”.

Allo stesso modo, i Vescovi degli Stati Uniti d’America chiedono “che anche gli studenti irregolari, se sono tali, possano concludere i loro studi in pace”.

Secondo l’Arcivescovo, “finché si punta solamente ad una sicurezza – e purtroppo questa è stata la legge sulla sicurezza – si perde di vista quello che è fondamentale, e cioè l’accoglienza”.

“E’ un binomio che deve restare unito: sicurezza e accoglienza. Fondamentale per l’accoglienza è l’integrazione e per l’integrazione è fondamentale che ci sia questa educazione, formazione”.

La legislazione, ha aggiunto, rappresenta una retrocessione per quanto riguarda la visione dell’unità familiare, della famiglia.

“Se c’è una sensibilità, credo, particolare oltre alla dignità della persona umana da parte della Chiesa è la dignità della famiglia, l’unità della famiglia, che è poi fattore di integrazione e mezzo per aiutare a non essere cedere al crimine, perché tutti sappiamo che la famiglia è un fattore di equilibrio sociale, quindi è una conferma di quanto si diceva”, ha dichiarato.

“Non è una questione, dunque, di partiti, non una questione ideologica, è questione di umanesimo, è questione di bene comune universale, è questione di cristianesimo”.