Il ragazzo non ha voglia di studiare? Tutti alla Scuola Sommersa Pomeridiana
di Domenico Bonvegna

Dopo La Scuola raccontata al mio cane la professoressa Paola Mastrocola, sentiva l’esigenza di raccogliere sistematicamente in un saggio, le sue impressioni, le sue esperienze di questi anni trascorsi a scuola, ecco che nasce Togliamo il disturbo, edito da Guanda editore (pp. 271, 17 e.)

Un punto cruciale, per la Mastrocola è che cosa fanno i ragazzi al pomeriggio, come passano il tempo dopo la scuola, com’è la loro vita. Interessante quello che scrive, dello studente-medio neutro di oggi, naturalmente immaginando, perché non può essere lì con lui nel pomeriggio. E poi al mattino a scuola: prima ora, dorme sul banco. Alle dieci meno un quarto appuntamento con Chiara in bagno, fanno pace, si baciano un po’. Terza ascolta musica, piano, manda qualche sms, legge ‘Gente Motori’, tutto di nascosto, poi la prof lo chiama per interrogarlo, lui dice che ieri proprio non ce l’ha fatta. Ma la prof lo interroga, lui balbetta qualcosa, e prende 4, tanto poi recupera. E così si ripetono le giornate. E se per caso, lo studente-tipo della Mastrocola fa uso di droga, allora, la storia prende un risvolto ancora più inquietante: come posso pensare di far scuola, e di incidere minimamente nella testa del ragazzo, se la sua testa, oltre a essere mediamente programmata su altre dimensioni, è pure impasticcata?

Comunque sia, secondo la Mastrocola, la scuola, non sta più nella vita dei ragazzi nella nostra vita, nella nostra giornata, non trova spazio, è fuori posto. Disturba, distrae. Infatti in maniera ironica insiste scrivendo che la scuola, paradossalmente “distrae i nostri ragazzi, li distoglie dalle abituali e più care occupazioni. I giovani sono occupati in altro. Non sono affatto dis-occupati, o non pensanti o non-facenti. Pensano, certo che pensano, ma ad altro; hanno altre cose da fare, altri pensieri, altri interessi. Altri divertimenti. La scuola ci prova a essere divertente, ma poi c’è sempre quel guaio che deve insegnare qualcosa, e chiedere indietro, e allora la scuola rompe quando spiega, quando interroga, quando fa compito in classe. Interrompe. Disturba”.

I nostri ragazzi sono concentrati sulle loro occupazioni, giochi, amicizie, svaghi. Infatti la Mastrocola ha la sensazione di disturbare questi ragazzi, che sembrano di stare attenti, di ascoltare, ma sono come gechi incollati al muro.

Il libro non dice che i ragazzi sono cattivi o beceri, forse hanno qualche interesse per la cultura, semplicemente che loro hanno molto altro da fare.

Togliamo il disturbo, arriva a polemizzare con il nostro benessere, con le nostre società opulente delle seconde case, dell’auto, la moto, la barca, due cellulari, due tv, le vacanze esotiche, ecco per la Mastrocola, tutte queste cose, forse distolgono dallo studio, dalla scuola, che è fatta forse per gente, che non ha niente, che imparando potrà migliorare la propria vita, la propria condizione sociale ed economica, e persino esistenziale. Polemicamente Mastrocola, scrive che la scuola non è fatta per i nostri figli, che hanno tutto, che sono pieni di impegni. A loro la scuola toglie tempo, prende energie, non serve a niente. Naturalmente la professoressa di Torino non si sogna minimamente di ritornare allo stato di povertà e magari anche alle guerre. E qui forse essendo nel clima dell’opulenza, la Mastrocola sa che i ragazzini poi per recuperare, si fa per dire, vanno la lezioni private, matematica, inglese, latino etc. Esistono dei meravigliosi luoghi, specializzati in lezioni privati, dei veri Multicenter o Ipermercati della Lezione Privata. Il principio è che il ragazzino in difficoltà si aiuta, sempre, anche sobbarcandosi costi economici non indifferenti: l’importante che continui ad andare al liceo, che non faccia fare alla famiglia la figura tremenda di mollare e magari andare a un tecnico-professionale, pensa, coi vicini che hanno un figlio che va la liceo classico.

Secondo la Mastrocola si è creata una sorta di Ambizione Scolastica Famigliare, anche se, sostanzialmente, non importa niente a nessuno che cosa realmente la scuola di oggi insegni né che cosa realmente il figlio impari, ma contemporaneamente diventa importantissimo che scuola il figlio frequenta, che liceo, dove, quante e quali strade gli vengono aperte poi. Ecco il libro contesta queste stupide ambizioni familiari, che non riguardano per niente il ragazzo, non si pensa a riconoscere quale sia l’ambizione giusta e naturale del ragazzo, ma quello che la famiglia desidera per se stessa. C’è mezza Italia che al pomeriggio, dopo la scuola, va in non luoghi (non scuole) zeppi di gente (e di soldi) dove finalmente si supplisce alle mancanze della scuola italiana e della famiglia(non certo alle mancanze del figlio, non sia mai!) e che costituiscono quindi una sorta di Scuola Sommersa. La prof conia il motto: il liceo a ogni costo! O liceo o morte! Tutti per il liceo, liceo per tutti!

E poi denuncia una sorta di ipocrisia sociale: noi genitori, constatiamo che nostro figlio non ce la fa, prende ogni giorno un’insufficienza, non capisce quel che sta scritto sui libri, non è in grado di studiare o semplicemente non ne ha la minima voglia. Cosa facciamo? Invece di staccare la spina cambiando scuola o trovargli altro da fare, ci incaponiamo fino all’estremo e a suon di euro, lo sopportiamo per cinque anni filati. Perché ormai si va a lezione privata per tutta la durata del liceo. Alla Scuola Sommersa Pomeridiana per cinque anni di seguito ininterrottamente!

Così, tra una lezione privata e l’altra, si arriva all’università, dove da qualche anno sono nati i corsi di azzeramento per insegnare la lingua italiana(le solite ortografia e grammatica…) a ragazzi che non sanno parlare, leggere e scrivere.

Mi fermo alla prossima puntata. (continua)


Domenico Bonvegna
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