I “minotauri” dell’Europa propongono una scuola non dei Saperi ma delle Competenze, un sistema vecchio di sessant’anni.

 

Dopo la famiglia, il 2° mostro per la professoressa Paola Mastrocola, è l’Europa, in particolare i ministeri dell’istruzione che sembrano dei labirinti, come il nostro, abitato da oscuri e latenti minotauri(…)invisibili, imprendibili tecnocrati, signori delle nuove tecnologie e delle strategie pedagogiche, sono loro che attualmente ci governano. Sono dei minotauri occulti, che abitano i ministeri di tutta l’Europa. E proprio dal Parlamento Europeo, che partono le direttive della scuola delle competenze. Di che si tratta? Una volta c’era la “la scuola delle conoscenze”, dei programmi, delle cose da studiare e da sapere: le guerre, le poesie, il corpo umano etc. Cose che bisognava insegnare e poi si pretendeva che si sapessero, senza chiedersi per quale motivo. Adesso invece c’è la scuola nuova, “delle competenze”. Contano le cose solo se sono utililizzabili, spendibili. Importa non il sapere, ma il saper fare. Quello che conta è, parola magica: quella mirabile arte del saper apprendere all’infinito. Per la Mastrocola, il sapere tout court non importa più a nessuno,viene rincorso all’infinito, ma mai raggiunto. Misuriamo non quello che si sa, ma le competenze. Il saper fare e il saper imparare, i metodi e non i contenuti; le capacità  verificabili: manuali, tecniche, linguistiche, psicologiche, attitudinali, civiche, sociali…

Conoscenze, abilità, competenze: nessuno sa che cosa siano neanche i minotauri che vivono al ministero. Il Torquato Tasso tanto caro alla professoressa, rimane lettera morta, secondo l’Europa e i minotauri, se poi non lo si sa usare nel lavoro o nella vita personale.

Una volta si faceva studiare Dante anche ai futuri ragionieri e geometri. “Non ci si chiedeva quale spendibilità avesse per il loro lavoro futuro, non ci si chiedeva in quale modo il canto di Paolo e Francesca avrebbe potuto tramutarsi nella competenza di disegnare il progetto di un condominio o controllare i conti e le fatture di una ditta”. Non ce lo si chiedeva, ma si sapeva che per qualche ragione oscura, Dante sarebbe servito anche al ragioniere e al geometra.

La Mastrocola scopre che questo sistema delle competenze apparteneva all’ambito militare, era il sistema di valutare, durante la 2 guerra mondiale, nelle Forze britanniche e statunitensi. L’origine, quindi non è culturale, peggio umanistica. Il primo a parlare di risultati di apprendimento è il psicologo americano, Benjamin Bloom, in un suo libro del 1956, quindi la Mastrocola sottolinea: “stiamo scoprendo e applicando oggi una teoria di quasi sessant’anni fa, che per giunta il suo autore stesso aveva criticato quarant’anni fa (1971), dicendosi sorpreso che avessero preso sul serio, e mitizzato, il suo piccolo manuale!”

Lo sanno la maggior parte degli insegnanti che operano nella scuola? Sono concetti che abbiamo scimmiottato da ambiti diversi della scuola, li stiamo estendendo al nostro sistema di istruzione, passandoli come novità e modernizzazione di una scuola antiquata. La Mastrocola è convinta che “la scuola delle competenze darà il colpo mortale a tutto ciò che ancora resta di culturale e speculativo nelle nostre scuole superiori, licei innanzitutto, spazzando via qualsiasi intento ancora minimamente volto a una trasmissione del sapere astratto e ‘inutile’, in nome di qualcosa che sia invece immediatamente spendibile e professionalizzante”.

Certamente i minotauri di turno ci diranno che non è vero niente, che anche a loro importano i contenuti. Il problema è il messaggio, implicito, subdolo, strisciante. Magari si studierà lo stesso Dante, ma solo se servirà per altro, per esempio: un discorso sui diritti civili.

A questo punto Togliamo il disturbo, cita una intervista a Claude Thelot su Il Corriere della Sera, 8 aprile 2010, è il miglior concentrato teorico del Pensiero Scolastico Nuovo che oggi abita le menti di chi ci governa, chiunque sia, di qualunque Paese sia e di qualunque colore politico. In pratica si dice gli insegnanti che dovrebbero occuparsi di trasmettere meno il sapere e occuparsi di più della crescita dei propri alunni. Per la Mastrocola è un messaggio agghiacciante. Si sta dicendo che trasmettere il sapere NON E’ occuparsi della crescita dei giovani! Che sono due cose diverse: quindi, che se insegno Dante (che è sapere, no?) non mi sto occupando di fare crescere i miei allievi! Ma ci siamo bevuti il cervello, in Europa?”

Secondo questi ragionamenti un insegnante si giudica non da come e cosa insegna, ma da quanto ama l’allievo. L’insegnante migliore è una specie di psicologo-mamma-assistente sociale e non uno che magari ama Dante. In questa nuova scuola, è evidente un attacco alle discipline umanistiche del sapere, perché sono inutili e inapplicabili. Inservibili ai lavoratori del futuro. Del resto oggi il mondo è cambiato, quindi bisogna smettere di impartire nozioni. La svolta pedagogica in atto è il passaggio dalle conoscenze alle competenze. Secondo le teorie aberranti di Thelot, l’insegnante che ama troppo la sua materia fa il male dei suoi allievi, non li aiuta, non da loro competenze utili per la vita; quindi un insegnante non deve amare quel che insegna, deve considerarlo solo un mezzo. In pratica, bisogna amare l’allievo, non la materia, se ami la materia, odi l’allievo. Raccapricciante!

Il 3 mostro è il web, il nuovo mondo tecnologico, così il cerchio quarantennale di distruzione dello studio, si chiude. E a proposito delle tecnologie la Mastrocola confessa:“vi sembrerà incredibile, il ministro Gelmini ha le stesse idee del ministro Berlinguer e del suo ‘saggio’ Maragliano. O almeno dice le stesse cose, sentite: ‘i videogiochi rappresentano un’opportunità per introdurre nella scuola linguaggi digitali e nuove strategie di apprendimento’. Come vedete – scrive Mastrocola – non c’entrano niente destra e sinistra, è lo Spirito dei tempi che ci governa…”

I lineamenti della Nuova scuola sono da anni ormai tracciati, quindi per la prof di Torino, destra o sinistra perseguono una medesima via senza mai la minima incertezza o pausa di riflessione critica: il Nuovo. E’ la nuova scuola dei Nuovi giovani e delle loro Nuove abilità.

Alla prossima.

 

 

DOMENICO BONVEGNA

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