di Domenico Bonvegna

Notizia sensazionale, quello che ha scritto la Mastrocola in Togliamo il disturbo, molti non lo condividono, e pare che sia la maggioranza.

In particolare cita tre libri che sponsorizzano un futuro  meraviglioso, scritti da Raffaele Simone, La terza fase, Francesco Antinucci, La scuola si è rotta e Alessandro Baricco, con I barbari. Sostanzialmente cosa dicono: il mondo è cambiato e cambierà sempre di più, e così serviranno sempre di meno, le parole. Grazie al Progresso, ai giovani non servirà più studiare, parlare, scrivere, leggere. Altro che poesie di Petrarca, Torquato Tasso e latino! Ci serve un’altra scuola, nuova, diversa moderna, al passo coi tempi.

Ma anche Mastrocola è convinta che il mondo è cambiato e che continuerà a cambiare, ma questo non significa che non dovremo più saper leggere, parlare e scrivere. Anzi nonostante tutto, proprio perché il mondo cambia, serve ancora meglio, fare queste tre cose. Secondo Simone, la cultura dei giovani è necessariamente in conflitto aperto con la cultura della scuola, che si fonda esclusivamente ancora sulla parola. Per Simone, la scuola è vista come penitenza, come disturbo. Mentre Antinucci è convinto che la scuola, fa acqua da tutte le parti, perché è vecchia, si fonda ancora sui soliti e tradizionali modi di apprendimento. Antinucci, insiste, la scuola è vecchia perché si basa sullo studio. E quindi, si impara facendo e non studiando. Niente più studio sui libri, lezioni frontali, compiti in classe, interrogazioni, correzioni di compiti.

Ne I barbari Baricco, ci dice che sono arrivati e non bisogna preoccuparsi, del resto, i barbari, sono sempre arrivati nella Storia.

Naturalmente, questi tre libri, non sono gli unici a scrivere queste cose, in pratica secondo Mastrocola, danno ragione ai nostri giovani, al loro progressivo disuso della parola orale e scritta, e alla marcata predisposizione a non studiare. Gli forniscono un alibi. Insomma, se non sanno quasi più parlare né scrivere né capire quel che leggono, è perché il mondo si sta avviando verso un’era afasica dove il linguaggio non sarà più verbale; e se non studiano più, è solo perché sanno apprendere in altri modi, più sensoriali ed esperienziali: non hanno bisogno di leggere libri né di trattenerli nella mente, perché adesso imparano vedendo, toccando, vivendo.

La seconda parte del saggio di Mastrocola, è occupato della storia del non studio. La professoressa di Torino, ha una singolare idea di quando inizia, il nuovo mondo: con “Chiamate Roma 3131”, addirittura per Mastrocola, con questa trasmissione, inizia una nuova era. La gente comune, di colpo, poteva intervenire. Tutti senza distinzione. Iniziò l’era dell’Intervento. Veramente interessante l’analisi sociologica della professoressa, sul mondo intorno alle trasmissioni radiofoniche, tutti parlano e dicono la propria opinione, il male che tutti siano parimenti trattati da competenti, e che tutto quel che ognuno dice sia parimenti giudicato valido, buono, degno. Il messaggio che passa è che tutti i giudizi, le idee, i pareri, le domande, le risposte, le richieste, le analisi, le barzellette… sono sullo stesso piano. Ancora, nessuno si chiede se quel che sta per dire abbia un senso o una sua ragione per essere detto.

E’ la sindrome della paura di non esserci. Abbiamo paura che nessuno si accorga di noi, coviamo il sospetto che, nessuno ci vede o ci ascolta, non esistiamo. Allora per esistere dobbiamo essere dove sono tutti gli altri. In tv, in radio, perfino, in coda sull’autostrada. Allora oggi tutti sono chiamati a parlare di tutto, così non si capisce chi è competente, chi ha autorevolezza, ha parlare di un certo argomento. Se questo ragionamento, lo spostiamo sulla scuola, possiamo vedere quanta influenza abbia avuto. Affermare questi concetti è straordinariamente politicamente scorretto, pericoloso, si è subito identificati come antidemocratici, razzisti, reazionari e tanto altro.

A scuola oltre all’autorevolezza si è persa anche la soggezione, abbiamo pensato che fosse un male, così abbiamo abbassato persone, luoghi e oggetti. I superiori sono diventati nostri pari, e così ci siamo adoperati perché certi luoghi perdessero la loro connaturata sacralità. Per paura che sembrassero quello che sono, li abbiamo mascherati facendo finta che fossero altro, qualcosa di meno esclusivo e più democratico. Lo abbiamo fatto con la scuola, con la chiesa, con le biblioteche. Quanto siano vere queste parole. Così a scuola, per esempio, siamo scesi dalla cattedra, a dare del tu agli allievi e a mettere i banchi in cerchio, in modo che non ci fosse un superiore e degli inferiori. Addirittura qualcuno degli esperti futuristi affermano che quanto prima non ci sarà più la cattedra e neanche la classe, tutti navigheranno liberi nello spazio.

Abbiamo cominciato a togliere lo scalino, e siamo arrivati ad accettare – sempre in nome di un principio democratico – che gli studenti non studino più, che arrivino impreparati. Sempre in nome della democrazia, ci siamo giocati il sacro, la reverenza, l’idea che si debba essere all’altezza e meritevoli di un ruolo, di un luogo, di un palco, di un libro.

Domenico Bonvegna
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