Non diventare la fotocopia della società.

In pratica, noi insegnanti, noi genitori, abbiamo fatto una scelta precisa: abbiamo deciso di adeguarci. La scuola sta diventando una scuola che si adegua. Oggi c’è una scuola che si è adeguata alle esigenze degli altri, e non alle sue. E’ una scuola che “connive” con la società, che fa finta di niente, chiude gli occhi. Invece la scuola non dovrebbe adeguarsi, potrebbe fare la scuola e basta e non assomigliare ad altro. Adesso mi sembra invece – scrive Mastrocola – voglia assomigliare a cose che per natura sono molto diverse da lei: un Parco Giochi, o un Centro Sociale.

Perché non puntare tutto sullo specifico ruolo della scuola, che poi è quello culturale. Invece, la scuola si conforma a tutti i modelli possibili. Diventa la fotocopia della società.

La scuola non ci pensa neanche di proporre un modello diverso, un’alternativa al mondo, è la scuola dell’acquiescenza. La scuola di oggi per Mastrocola non fa lezione, ma brainstorming e uscite didattiche; non boccia, ma recupera; non chiede, ma offre; non segue programmi, ma percorsi; non fa letteratura, ma comunicazione; non chiede il tema, ma l’articolo di giornale; non fornisce contenuti, ma metodi; non fa vie e opere, ma analisi del testo; non impone libri da leggere, ma lascia scegliere. Evita all’allievo: la frustrazione del foglio bianco; l’umiliazione di avere un professore sapiente; la fatica di imparare delle nozioni; l’imbarazzo di prendere 4 in pagella; l’impegno di fare cose difficili; la noia di leggere un libro troppo lungo.

Siamo sinceri noi tutti vogliamo che i nostri figli-allievi siano: non frustrati, non umiliati, non affaticati, non imbarazzati, non impegnati, non annoiati. Per cui devono essere integrati, socializzati, promossi, divertiti, alleggeriti, confortati, aiutati, ascoltati, recuperati, colmati, sorridenti, poco-facenti. Questa è la scuola della connivenza perfetta. Da questa scuola scompare lo studio. Forse è stato giusto combattere il nozionismo, scrive Mastrocola, ma oggi stiamo esagerando, a via di combattere il nozionismo, siamo diventati ignoranti totali.

Abbiamo perso definitivamente l’idea di studio. Studio voleva dire fare in modo che le cose contenute in un libro poi fossero contenute nella nostra testa, così che non avessimo più bisogno del libro (…) I libri riuscivano a colare dentro di noi, a trasferirsi in noi. Noi, certo, dovevamo leggerli! E anche studiarli. Niente ci poteva esimere dallo studio, dalla fatica e anche dalla noia di trasferire i libri in noi. Non avviene più così con internet, spesso si scarica una ricerca, si stampa e poi basta.

I giovani non trasferiscono più nulla dentro di loro. Non si fanno più deposito. Cioè non diventano un luogo dove contenere le conoscenze, le letture. Nulla si ferma più in loro, ma tutto scorre via, come acqua fresca.

Ci lamentiamo che i giovani non leggono e quindi a parole ci affanniamo a dare il giusto valore della lettura, sono però affermazioni di facciata, le nostre; il libro di fatto, non esiste più nella nostra vita (…) Ci siamo costruiti una vita in cui leggere è impossibile, impensabile, inattuabile. Leggere presuppone un genere di tempo, cioè un uso del tempo, che non esiste più da nessuna parte; un tempo lungo, lento e paziente. Per Mastrocola la scuola è diventata un enorme Parco dei divertimenti, tanto che oggi Lucignolo andrebbe di filato a scuola e non certo al Paese della Cuccagna. Con l’idea di dare sempre libertà, abbiamo creato dei disorientati e degli sbandati. I nostri giovani non hanno più orientamento, perché li abbiamo lasciati soli a scegliere, invece è l’adulto che sa di più che deve indirizzare il giovane. I giovani hanno bisogno di vedere che gli adulti sono adulti, cioè che siano fisicamente più grandi e culturalmente e intellettualmente più preparati.

Ma che cosa significa studiare? Studiare vuol dire stare molto fermi con la mente su una cosa sola e per moltissimo tempo. E’ proprio in contrasto con la vita odierna che è veloce, molteplice e multiforme. E la scuola di oggi di fatto scrive la Mastrocola non favorisce attività quali lo studio, la lettura, la scrittura. Paradossalmente oggi un ragazzo che studia fa paura, non ci piace nemmeno visivamente: un ragazzo che studia è una figurina immobile, nel senso che è seduto a una scrivania e quindi non si muove. Tutto il suo corpo è fermo (…) Psicologicamente parlando, è un alieno: uno che si isola, che non comunica e no socializza.

In pratica quando noi diciamo che i giovani dovrebbero studiare molto, mentiamo. Se noi avessimo figli che studiano tutto il giorno invece di vedere gli amici e giocare al pallone, saremmo preoccupati, disperati e molto a disagio con il resto della società: cioè con le mamme dei socializzati. L’idea di uno che studia o legge e pensa, di chi è fermo e statico, è molto contraria ai nostri tempi dinamici e flessibili.

Alla prossima.

DOMENICO BONVEGNA

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