di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 21 settembre 2009

«Ma quali acidi, quali trucchi… Diciamolo una volta per tutte, sgomberando il campo da ogni equivoco e sospetto: le stimmate di Padre Pio da Pietrelcina sono inspiegabili scientificamente. E anche se, per ipotesi, se le fosse prodotte volontariamente, martellandosi un chiodo sulla mano trapassandola, la scienza attuale non sarebbe in grado di spiegare come quelle ferite profonde siano rimaste aperte e sanguinanti per 50 anni». Il professor Ezio Fulcheri, 56 anni, docente di anatomia patologica all’università di Genova e di paleopatologia all’università di Torino, ha partecipato al convegno di studi sulle stimmate di Padre Pio organizzato a San Giovanni Rotondo dai frati cappuccini. Studioso dell’anatomia patologica dei resti umani antichi, il professore è stato chiamato più volte a intervenire per assicurare la conservazione dei corpi di santi, da santa Chiara di Assisi, a Santa Margherita da Cortona, a sant’Odorico da Pordenone. La sua relazione sulle stimmate di san Pio è stata tra le più apprezzate. Fulcheri due giorni fa ha potuto sostare a lungo accanto alle spoglie del santo del Gargano. «Con il mio intervento – spiega al Giornale – ho voluto fare un’operazione di “pulizia terminologica”, sgomberando il campo da imprecisioni e ipotesi assurde, per utilizzare i termini scientifici appropriati ed evitare banalizzazioni e strumentalizzazioni».

Professore, di recente un libro ha riproposto vecchi sospetti sull’origine delle stimmate di Padre Pio, parlando dell’uso di acido fenico e di veratrina. Che cosa ne pensa?
«Alle sostanze che ha citato ci aggiunga anche la tintura di iodio… Io non mi sono occupato dell’origine di quelle lesioni. Ma ho esaminato molto materiale fotografico e documentario e posso affermare che le stimmate di Padre Pio rimangono scientificamente inspiegabili».

Su che cosa è fondata questa sua affermazione?
«Ogni ferita, ogni lacerazione cutanea, sia superficiale che profonda, va necessariamente incontro a processi evolutivi. In altre parole, così come si presenta al momento del fatto traumatico non può rimanere. O guarisce subito, o guarisce con difficoltà e con conseguenze tanto più gravi quanto più lungo è il decorso, frequentemente complicato da sovra-infezioni; in tali casi, se si arriva a una guarigione, essa è comunque caratterizzata da fenomeni cicatriziali evidenti anzi, spesso, retraenti. Di certo aperta non può rimanere: se resta così senza subire modificazioni siamo di fronte a un fenomeno inspiegabile. Faccio notare che nel caso di Padre Pio ci trovavamo ancora in era pre-antibiotica, e dunque la possibilità di evitare infezioni era ancora più remota di oggi».

Lei dunque esclude la possibilità che le stimmate siano state provocate e poi mantenute aperte attraverso l’uso di sostanze chimiche?
«Non posso immaginare quali sostanze permettano di tenere aperte le ferite per cinquant’anni, impedendone la naturale evoluzione nelle direzioni che ho appena elencato. Più si studia l’anatomia e la fisiopatologia delle lesioni, più ci si rende conto che una ferita non può rimanere aperta com’è accaduto invece per le stimmate di Padre Pio, senza complicazioni, senza conseguenze per i muscoli, i nervi, i tendini. Le dita del frate stimmatizzato erano sempre affusolate, rosee e pulite: con ferite che trapassavano il palmo e sbucavano sul dorso della mano, avrebbe dovuto avere le dita gonfie, tumefatte, rosse, e con un’importante impotenza funzionale. Chi subisce lesioni come quelle, ha le dita rattrappite con sensibilità alterata. Per Padre Pio, invece, le evidenze contrastano con la presentazione e l’evoluzione di una ferita così ampia, quale ne sia stata la causa iniziale. Questo è ciò che dice la scienza».

Che cosa pensa della scomparsa delle stimmate alla vigilia della morte di Padre Pio, come documentato dalle foto e dai filmati? È spiegabile?
«Si tratta di un altro fatto che non ha spiegazione scientifica. Una ferita di qualsiasi eziologia, che produca una piaga rimasta inspiegabilmente aperta e sanguinante per 50 anni senza evolvere, non può sparire senza lasciare alcuna traccia. Sulle mani, sui piedi e sul costato di Padre Pio non c’erano né cicatrici, ne cheloidi, né altri segni»

Qual è, allora, la sua conclusione sul fenomeno delle stimmate del santo del Gargano?
«Devo pronunciare una semplice affermazione di incapacità, incapacità di spiegare qualcosa di molto complesso. E di incompetenza, incompetenza nel definire una lesione che non trova e non può trovare per noi, allo stato attuale delle conoscenze, alcuna spiegazione scientifica».

Dunque, un miracolo? Un dono soprannaturale?
«Sono un anatomo-patologo. Posso solo dire che non c’è spiegazione per la scienza. La scienza deve, innanzitutto possedere l’etica del limite e in tale pensiero mi pongo quando vengo richiesto di un parere. Non spetta certo a me pronunciarmi sul soprannaturale».