di Benedetta Frigerio da ww.tempi.it

Secondo il network The Voice of Russia «la polemica è scoppiata solo un mese e mezzo dopo la sua approvazione». «La comunità Lgbt rappresenta un business abbastanza ramificato», con «un mercato potenziale in Russia» 

Londra, singolare protesta contro la legge anti-gay russaLe polemiche sulle prossime olimpiadi invernali di Sochi, che all’inizio di agosto hanno fatto dire ad Obama che «se la Russia non avrà atleti gay o lesbiche, il suo team sarà più debole», sono sorte dopo che le associazioni per i diritti civili Lgbt hanno denunciato i Giochi. «Nessuno», aveva aggiunto il presidente, «è più offeso di me dalla legislazione anti-gay e anti-lesbiche che stiamo vedendo in Russia».

LA PUNIZIONE. Dmitry Babic, sul network internazionale The Voice of Russia, ha scritto che i media occidentali hanno cominciato a scagliarsi contro la legislazione russa che vieta la propaganda omosessuale tra i minorenni solo un mese e mezzo dopo la sua approvazione, attraversando «i confini del buon senso comune». Secondo Babic, gli oppositori della legge avrebbero usato le Olimpiadi come espediente, «trovando spazio sulle pagine dei giornali americani, parlando della Russia come di una “piaga”, accusandola di discriminazione etnica e razziale e chiedendo il boicottaggio dei Giochi. Ma il peggio potrebbe ancora venire».
Nell’articolo si parla infatti della proposta di Cyd Zeigler, fondatore di Outsports.com, l’agenzia sportiva pro gay con sede in California, secondo cui «gli atleti stranieri devono recarsi a Sochi, ma il Comitato olimpico internazionale deve essere costretto a proibire agli atleti russi di partecipare agli eventi olimpionici». Se così fosse, spiega Babic, «la Russia sarà punita per aver presumibilmente violato i diritti della cosiddetta comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali)».

UNA CRISI PROFONDA. Quello di Zeigler, però, è solo uno fra gli attacchi «di una campagna anti russa scatenata con forza dai media occidentali». Babic riporta il pensiero di Sergei Mikheyev, direttore generale del think tank “Center for political information”, che ha detto a The Voice of Russia: «A mio parere l’Occidente sta vivendo una profonda crisi ideologica. Ciò che è stato condannato per secoli come perversione è ormai una norma e, ancora peggio, questa norma è stata proclamata come segno di una società civile e di progresso».

UN MERCATO IN ESPANSIONE. In realtà, la legge di cui si parla è solo la modifica di quella già in vigore da tempo sulla protezione dei bambini da informazioni che causano danni alla salute e allo sviluppo. La modifica approvata ai primi di giugno inizialmente era stata criticata in Occidente, «ma non troppo gravemente. Un mese e mezzo più tardi, invece, a qualcuno è venuto in mente di collegare la questione alle Olimpiadi», ha fatto notare Babic. E così, «i Giochi di Sochi sono stati citati quasi esclusivamente nel contesto di una minaccia dei diritti e della sicurezza degli atleti gay (…)».
La rapidità con cui i media occidentali si riorientano dimostrerebbe «gli interessi commerciali nascosti». A dichiararlo è stato Alexei Mukhin, direttore del “Center for Political Conjuncture”, secondo cui «la comunità Lgbt rappresenta un business abbastanza ramificato», con «un mercato potenziale in Russia. Infatti, dopo che la Russia è entrata nell’Organizzazione mondiale del commercio, le aziende che fabbricano tali prodotti hanno cominciato a guardare ai mercati russi». In Occidente, i gay sono «un importante segmento del consumo», perciò «hanno la loro influenza politica», ha continuato Mukhin.

UNA LEGGE SEMPRE PIU’ DEBOLE. Infine, il direttore ha fatto notare che «la legge non prevede sanzioni penali, ma solo amministrative per chi propaganda il sesso omosessuale tra i minori». Il che sarebbe già «un cedimento grave». Perciò, conclude Babic «alla fine, si dovranno probabilmente tollerare le proteste gay durante le Olimpiadi». Mentre «i sostenitori della tolleranza “all-inclusive” si potranno permettere osservazioni sgradevoli e razziste, rispetto a cui le modifiche alla legge sulla protezione dei bambini diventano bazzecole».