Tratto da Tempi del 7 aprile 2010

«Qui la Ru486 non la vogliamo». Ottimo abbrivio quello dei neogovernatori leghisti di Veneto e Piemonte che, considerata l’analoga posizione della Lombardia in materie “eticamente sensibili”, costituiscono una realtà politica e territoriale unica nel suo genere in Europa. Interessante e drammatico quesito: si può resistere, e fino a che punto si può resistere, in una Europa che ha il cuore stabilmente occupato dalle note lobby soggette ai venti di tutti i conformismi, venti che soffiano non perché “i costumi si modernizzano”, ma perché sono pagati dai “detentori dei mezzi di produzione” e propagandati per soffiare? Devastazione di ogni senso comune, abolizione di ogni verità e autorizzazione di tutti i capricci. Più si va avanti così e più avanzerebbero i “veri diritti” e una “autentica libertà”? Smettiamola almeno di raccontare balle, cari colleghi. Smettiamola di raccomandarci le idee e prendiamo qualche spunto dalla realtà per cominciare a produrre idee partorite sulla strada. Realtà e fatti di strada che oggi deprimiamo ed edulcororiamo servendo al popolo lo stereotipo della denuncia filistea e leguleia. Siamo in un casino da cui non si sa bene quale Dio ci salverà. Un casino materiale, col rischio che tra vent’anni i nostri figli saranno a sellare i cavalli dei magnati indù in gita in Toscana o a preparare cocktail ai cinesi di un circolo di velisti a Porto Cervo. E siamo, soprattutto, in un casino spirituale, con il problema di spiegare ai ragazzi che la vita non è Facebook e di aggiungere ogni mattina un “aiutino” in più nel beverone per tentare di trascinarci giù dal letto. Il nuovo paesaggio politico del Nord dovrebbe dare al resto dell’Italia anche questo segnale. Basta balle e niente più morfina. Affrontare a viso aperto il problema (e le conseguenze) del bene e del male.