di Danilo Quinto da La Bussola Quotidiana

I doveri della libertà: è questo il titolo scelto per il libro-intervista di Emma Bonino, curato da Giovanna Casadio ed edito da Laterza. Un’autobiografia, ma anche una “narrazione di idee”, come l’ha chiamata Giuliano Amato, in una delle tante prestigiose presentazioni svolte nei giorni scorsi, alla quale è intervenuto anche Gianni Letta.

Le idee, quelle della vicepresidente del Senato, hanno un centro: la libertà intesa come responsabilità, come dovere. Non affermo i diritti solo perché ne avverto l’esigenza, perché voglio fare quel che desidero, ma perché li concepisco, li vivo, li propongo, appunto, come doveri. «Via via che approfondivo l’esperienza radicale – racconta la Bonino, all’inizio dell’intervista – mi sono formata una sorta di “religione” laica, fatta di consapevolezza dei doveri del cittadino, dell’individuo nei confronti di se stesso e della collettività. Cardini di questa religione laica sono il rispetto e la promozione dei grandi diritti umani e civili, dovunque siano calpestati. Credo di aver acquisito il diritto a respingere le tesi per cui l’individuo laico è solo e sempre, necessariamente, un egoista, un “individualista”, insomma. Ricordo ancora che, durante la campagna elettorale per il divorzio, Pannella definì il Partito Radicale come un partito di credenti e di laici».

È questo il punto, l’angolo di visuale che supera l’obiezione di fondo – vuoi affermare un diritto solo perché avverti un desiderio individualistico – al fine di “vestire” la libertà dell’autorevolezza del dovere, della responsabilità, di una sua necessità antropologica, che dovrebbe riguardare perfino l’evoluzione dell’essere umano e quindi il corso della storia.

Il caso dell’aborto – la battaglia con la quale, come ella stessa ricorda, ha avuto inizio la carriera politica della Bonino – è esemplare da questo punto di vista. Alla donna – e all’uomo consenziente – che sceglie di abortire, la cosiddetta “religione laica” veste di nobiltà le loro azioni ed i loro comportamenti, considerandoli doverosi e responsabili. Nei confronti di che cosa? Di una morale creata artificialmente, frutto di una manipolazione di carattere ideologico, propagandata con estrema abilità e astuzia a partire dagli anni ’70 e che ha pervaso la società italiana, per renderla secolarizzata. La libertà ha la pretesa di divenire, così, nobile, senza considerare che essa, di per sé, rappresenta un valore solo per chi la propone, solo per chi la vuole ergere a legge che governa le vicende e le situazioni legate alla storia dell’uomo.

«Mi rifaccio ancora una volta al mio vissuto»,  sostiene la Bonino. «Per me la libertà è innanzitutto responsabilità, quindi diritti e doveri sono la faccia di una stessa medaglia […]. Mi definirei una libertaria mazziniana. Mazzini si batté per la libertà (lo fece splendidamente con la Costituzione della Repubblica Romana, anticipatrice per tanti versi del moderno costituzionalismo democratico europeo) e lo fece ponendo l’accento sui “doveri dell’uomo”».

Ecco che il “nemico” viene individuato. Come Mazzini – proprio a partire dalla violentissima esperienza della Repubblica Romana, fortemente sostenuta dalla massoneria di allora – voleva farla finita con la Chiesa Cattolica, la Bonino intende farla finita con il cristianesimo e afferma: «Io posso essere una ammiratrice di quel cristianesimo delle origini, il cristianesimo costantiniano, perché esso ha costruito, piaccia o no, l’edificio dell’Europa; non è l’unico linguaggio, ma certamente è uno dei linguaggi fondanti della nostra eredità. Credo però che oggi questo cristianesimo abbia esaurito la sua carica vitale, storica».

Cara Bonino, ma potremmo dire anche cari Letta e Amato, e cari tutti coloro che si inchinano alla “religione laica”: la storia del cristianesimo – una storia di martiri – è durata duemila anni non per la sua forza ideologica, ma solo per il suo richiamarsi alla legge naturale, scritta, come dice Papa Benedetto XVI, nel cuore dell’essere umano, credente o non credente, unico baluardo contro l’arbitrio degli inganni e delle falsità, della manipolazione ideologica. Nessuna legge degli uomini può sovvertire la legge naturale. Neanche il Papa può modificarla. Né si può cambiarla, per dare un vestito nuovo ai cattolici, come si è fatto e si fa con tutte quelle iniziative di “libertà” e di “responsabilità” che mutano l’orizzonte umano. Certo, anche molti cattolici vengono abbindolati e la Bonino rivendica che le battaglie di libertà come lei la intende, sono state vinte proprio grazie al voto dei cattolici. Sedotti da quel trono del relativismo ideologico, che pretende che il desiderio-volontà della maggioranza divenga la fonte suprema della morale. La chiamano “religione della libertà”.