PIÙ FIGLI MENO AIUTI

La grande manifestazione del 6 dicembre a Roma è andata benissimo. Male, invece, l’incontro al ministero del Welfare. «I politici continuano a deluderci e a ignorarci. Anzi, a penalizzarci».

Dopo la manifestazione del 6 dicembre a Roma, c’è stato l’incontro del 10 dicembre con la segreteria tecnica del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, un incontro fissato da tempo per discutere del progetto di legge che l’ufficio legale dell’Associazione nazionale famiglie numerose ha preparato per la riforma dell’Irpef.

«Ma anche lì nulla di fatto, a cominciare dall’assenza del ministro», lamenta Mario Sberna, presidente e fondatore dell’associazione alle prese con un bilancio positivo per la grande partecipazione delle famiglie, ma del tutto deludente per la risposta dei politici. «Continuiamo a sperare in un sussulto di dignità da parte di queste persone che sono state elette a seguito di promesse precise sulle politiche per la famiglia, ma che continuano a ignorarle. Ho davanti i ritagli di giornale in cui promettono il quoziente familiare: peccato che siano del 2003… Prima hanno detto che era colpa dell’11 settembre. Ora spiegano che c’è la crisi e poi bisogna spendere per il ponte di Messina. Intanto le famiglie del Sud sono ancora più povere. Non mangiano, ma potranno attraversare lo Stretto in automobile».  Il recente rapporto Eurostat del novembre scorso è un rimando molto concreto di quel che sostiene Sberna, padre di cinque figli: «Il 41 per cento delle famiglie con almeno 5 componenti sono povere. Erano il 27 per cento l’anno precedente. Dietro di noi c’è solo la Romania. E questo nonostante il tanto declamato bonus che è andato soprattutto ai single. Per le persone sole il tetto per accedervi era di 15 mila euro, mentre per una famiglia con cinque componenti era di 20 mila… Ma vogliamo scherzare? Chi riesce a mantenere tutti con quella cifra? È ovvio che in quel caso si deve lavorare di più per dar da vivere a tutti e quindi, superando il tetto, niente aiuti. In realtà è stato un bel regalo a quelle coppie di fatto che lo stesso Governo dice di non riconoscere, perché non cumulando l’Isef si potevano presentare due richieste e in presenza di figli li si segnava a carico di entrambi».

La parte migliore del Paese

Iniquità e disuguaglianza sono le parole che ritornano continuamente nei documenti dell’associazione fondata nel 2004, a cui aderiscono sempre più famiglie. Anche il rimando all’articolo 31 della Costituzione («la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con particolare riguardo alle famiglie numerose») è sempre presente nelle richieste dell’associazione, affiliata al Forum delle associazioni familiari: «Se i padri costituenti hanno sottolineato questa situazione, non si capisce come chi governa possa continuare a far finta di niente o a limitarsi a dire che facendo interventi a favore delle aziende o delle banche in realtà si aiutano le famiglie. Si convincano, invece, che le famiglie, quelle vere, quelle normali, quelle che i figli li hanno, li crescono, li educano e li amano, sono la parte migliore del Paese reale, di quello che “tiene”. È urgente che se ne accorgano davvero».

Renata Maderna da Famiglia Cristiana

MAMMA ILARIA E IL PART-TIME NEGATO

Ilaria fa la fisioterapista in un ospedale di Bologna. Nel 2006, al rientro dall’aspettativa post parto ha chiesto di poter ridurre l’orario (e lo stipendio) per conciliarlo meglio con le esigenze della famiglia (4 figli di 11, 9, 4 e 1 anno). Richiesta respinta poiché i plafond per il part-time erano già saturi.

Nel 2008 è nato il quinto figlio e Ilaria è tornata a chiedere il part-time, anche perché si è trovata a dovere accudire la suocera invalida al 100 per cento. La risposta è stata la stessa lettera negativa di due anni prima, diversa solo per data e protocollo. Ma lei non si è persa d’animo e si è rivolta a un avvocato, anche perché nel frattempo il marito è stato trasferito fuori sede. Dopo più di 4 mesi di trattative, e dopo avere prospettato un ricorso d’urgenza in tribunale a tutela della cura dei minori, ha ottenuto dal direttore generale dell’Ausl una deliberazione che “in deroga” ai regolamenti interni e agli accordi sindacali le concede il part-time.

Ma a questo punto sono iniziate le vessazioni di chi, avendo ricevuto un rifiuto per il part-time, l’ha considerata una privilegiata e raccomandata.

GLI EMENDAMENTI ALLA FINANZIARIA

L’Associazione nazionale delle famiglie numerose ha consegnato a Camera e Senato alcuni significativi emendamenti alla legge Finanziaria 2010. Nel primo si chiede al Governo, visto l’impegno preso con la legge n. 2 del 28 gennaio 2009, di aumentare gli importi degli assegni familiari del 50 per cento per i nuclei da 6 componenti in avanti, di innalzare il limite di età dei figli da 21 anni a 26 anni, se studenti o apprendisti. Inoltre, si chiede di estendere gli assegni familiari anche ai lavoratori autonomi. Si chiede di raddoppiare la detrazione di 1.200 euro, prevista dall’articolo 1 della legge 244/2007, e di riconoscere per ogni figlio naturale, adottivo o affidato alla madre lavoratrice o casalinga un bonus pari a tre anni di contributi previdenziali figurativi.

Infine è stata proposta una tabella per modificare l’Isee in base ai tanti, differenti carichi familiari.

LA BUROCRAZIA FERMA IL MINIBUS

La famiglia Chessa, cagliaritana, è composta da papà, mamma e nove figli (più uno in arrivo). Pensando che fosse una cosa ovvia, il padre, che finora ha stipato 11 persone in un’automobile da nove, ha acquistato con grossi sacrifici un minibus da 17 posti e ha conquistato faticosamente la patente D necessaria per guidarlo. Ma quando è andato alla concessionaria gli è stato chiesto un estratto di famiglia per fugare “sospetti” che quello che per altri è un mezzo di lavoro, per la sua famiglia sia semplicemente una soluzione per muoversi tutti insieme.

Consegnato il documento (lungo due pagine), preoccupato di dover continuare a legare nella vecchia automobile due bambini per cintura di sicurezza, ha sperato di potersi mettere finalmente al volante del mezzo più grande.

E, invece, si è sentito dire che non può immatricolarlo, quindi utilizzarlo, perché la burocrazia, che non contempla le famiglie numerose, non ammette che nel 2009 esista una famiglia di 11 componenti che voglia viaggiare unita.