Liquida, postmoderna e tecnomodulata

Spiacente, ma Nicoletta Tiliacos e Domenico Delle Foglie (Sussurriegrida del 3 e del 4 febbraio) dibattono di prostituzione utilizzando categorie esplicative inattuali ed inadeguate, che non colgono la mutazione in atto e non spiegano il fenomeno della prostituzione liquida postmoderna e tecnomodulata. Nell’era della rivoluzione digitale e della liquidità certamente permangono forme di prostituzione di cui parlano Tiliacos e Delle Foglie, ma quello che sta accadendo è ben altro. Innanzitutto ciò che ancora chiamiamo prostituzione fa i conti con la liquidità. E già, perché le donne e gli uomini che utilizzano il corpo per ottenere un qualche beneficio non assumono più una identità stabile di prostituta o prostituto. L’identità è liquida, ambigua, fluida: non più “mestiere” che identifica qualcuno, ma parti di sé che si integrano (o si disintegrano) con altri parti, di moglie, di donna in carriera, di studentessa, per esempio (se vogliamo ancora declinare il tutto al femminile), parti altrettanto liquide, ambigue ed indefinite. Nell’epoca della liquidità regole e trasgressioni si fondono in un fluido indistinguibile. Già questo ci fa capire quanto è antico il discorso di Tiliacos e quanto Delle Foglie, nel suo impotente appello a trovare altri nomi per definire il fenomeno, colga il cambiamento e ammetta di essere disarmato nel capirlo.
Oltre che liquida, quello che ci ostiniamo a chiamare prostituzione è anche un fenomeno postmoderno. Dal mio punto di vista, in termini psicologici il postmoderno è segnato da tre grandi spinte: il narcisismo e l’elefantiasi dei bisogni dell’Io, la ricerca esasperata di emozioni forti e la incredibile accelerazione dei nostri tempi. Narcisismo, sensation seeking e velocità connotano il fenomeno della prostituzione postmoderna liquida. Il consumatore ha nuovi bisogni: appagare l’insaziabile narcisismo che domina i rapporti interpersonali, soddisfare la voragine della ricerca di emozioni forti, consumare tutto velocemente. Nuovi bisogni dunque dominano le forme di prostituzione postmoderna, che si stacca e si differenzia dalla prostituzione intesa come un “mestiere” antico e sempre uguale a se stesso. Liquida, postmoderna e tecno modulata: ecco comparire sulla scena il terzo elemento di discontinuità, la tecnologia digitale, intesa non tanto come strumento promozionale e di diffusione della vendita dei corpi (questo attiene ancora a logiche predigitali), quanto come mondo da abitare, che ridisegna nuovi scenari identitari, cognitivi, emotivo-affettivi e sociali. Così si va dall’avatar che si prostituisce in Second Life, al profilo Facebook della escort famosa, che confonde amici, clienti e ammiratori, allo scambio di immagini sexy tra adolescenti, alle prime esperienze autoerotiche diffuse in webcam su Msn, alla superficializzazione della sessualità e alla sua esibizione. Le cronache di questi giorni non possono più essere comprese dalle vecchie categorie della “prostituta” e del “cliente” di qualche anno fa (non che non esista più questa forma “reale” di prostituzione), ma forse debbono essere lette alla luce di un mutamento che rende la prostituzione liquida, postmoderna e tecno modulata. Resta sullo sfondo la domanda per eccellenza: siamo tutti immersi nella tecno liquidità postmoderna oppure possiamo fare qualcosa?

Tonino Cantelmi