di Ludovico Cartotti Oddasso

Invita a riflettere la concessione – nell’ottobre 2010 sarà il quarantesimo anniversario – della qualifica di dottore della Chiesa a una umile popolana illetterata, Caterina da Siena, vissuta il breve periodo di 33 anni. Infatti, nei pochi anni della sua vita terrena – morì il 29 aprile 1380 – essa raggiunse le più alte vette della santità e della dottrina, unitamente a straordinari e clamorosi interventi in campo politico per la protezione del papato e per la pace fra i popoli.

Del tutto priva di educazione scolastica, popolana nel senso più schietto del termine, Caterina svolse, come noto, azioni di pace incisive e risolutive presso sovrani, uomini di governo, Pontefici. Inoltre, se si considera la sua condizione di donna nel Trecento – quando le donne non erano considerate al di fuori dei lavori domestici – l’operato della santa si configura come del tutto eccezionale. Basti pensare infatti ai clamorosi risultati ottenuti in campo politico, quali l’aver riportato a Roma da Avignone la sede papale, ponendo fine alla cosiddetta cattività avignonese” (1308-1377) e l’aver ristabilito la pace tra Firenze e lo Stato Pontificio da tempo in guerra fra loro ed esortando alla pace i popoli europei, dilaniati dalle guerre fratricide, a unirsi nel nome di Cristo.

Non possiamo pertanto non vedere nell’operato dell’umile Caterina l’intervento straordinario della Provvidenza divina la quale, come ha scritto Giovanni Paolo ii nella sua lettera apostolica Amantissima Providentia del 29 aprile 1980, per il sesto centenario del transito di Caterina, “si manifesta in vari modi protagonista della storia, accendendo sempre nuove luci sul cammino dell’uomo”, scegliendo persone apparentemente incapaci o disadatte e ne eleva talmente le facoltà naturali, da renderle “capaci di azioni assolutamente superiori alla loro portata, non tanto per confondere la sapienza dei sapienti, quanto per mettere in luce la sua opera”.
Pur essendo certamente dotata di singolari doti naturali, Caterina comprendeva le verità divine e i misteri della fede in virtù del suo carisma di sapienza infusa dallo Spirito Santo, come riconosciuto da Pio ii nella bolla di canonizzazione del 29 giugno 1461, secondo cui la dottrina della santa fu infusa, non acquisita:  “Prius Magistra visa est quam discipula”.
Con l’insegnamento e la sua vita esemplare, Caterina assisteva tutti coloro che a lei ricorrevano e i discepoli, che sempre più numerosi la seguivano, costituivano la sua famiglia, la “bella brigata”, come veniva anche definita. Ascoltavano le sue parole non solo la comune gente del popolo, ma illustri sapienti, teologi, sovrani, governatori di città o di Stati, Papi. Caterina amava il Papa, da lei definito “il dolce Cristo in terra” e lo consigliava, come testimoniano le sue numerose lettere. Oltre a Gregorio xi che trovò in Caterina l’angelo che l’accompagnava nei terribili momenti del ristabilimento della sede papale nel “loco suo proprio”, Urbano vi la volle al suo fianco per infondere coraggio ai cardinali riuniti in concistoro, terrorizzati dagli attacchi e dalle violenze degli scismatici guidati dal sanguinario Robert de Genève, divenuto poi l’antipapa Clemente vii:  alla sua appassionata preghiera viene infatti attribuita la vittoria sugli attaccanti, costretti così a fuggire da Roma.
Mirabilis in Ecclesia Deus, scriveva quarant’anni fa Paolo vi nella lettera apostolica del 4 ottobre 1970, con cui proclamava santa Caterina da Siena dottore della Chiesa:  “Egli, mentre tiene nascosti ai sapienti i suoi disegni, li rivela invece ai piccoli e suole anche chiamare semplici e modesti discepoli, con celesti ispirazioni e stimoli, a cose eccelse, per l’edificazione del Corpo di Cristo”.
Paolo vi, che ben conosceva le straordinarie doti di sapienza e i carismi di Caterina da Siena, unitamente alle alte vette di santità da lei raggiunte, parlò al terzo congresso mondiale per l’Apostolato dei laici del 15 ottobre 1967, manifestando di voler “riconoscere” alla santa senese, la quale era laica pur essendo terziaria domenicana, il titolo di dottore della Chiesa universale.
Il Pontefice ha sottolineato di volersi limitare a “riconoscere” tale titolo, confermando con la sua autorità quanto già universalmente affermato fin da subito. Il termine “dottore” era già stato infatti spesso usato dai discepoli della santa, fra i quali non pochi erano noti maestri in teologia come il teologo agostiniano inglese Guglielmo Flete e il monaco vallombrosiano Giovanni dalle Celle. Tralasciando di soffermarci sul beato Raimondo da Capua e su Tommaso da Siena detto “il Caffarini”, entrambi domenicani e suoi biografi, anche i laici che furono suoi discepoli lasciarono entusiastiche testimonianze sulla sapienza di lei, come il senese Stefano Maconi, di nobile famiglia, Francesco Malvolti, anch’egli di nobile famiglia senese, il notaio Cristoforo Guidini, che riteneva Caterina “migliore che niuno dottore”, i poeti Nastagio da Montalcino, Giovanni da Montepulciano e Jacopo del Pecora. Anche nei secoli successivi alla morte di Caterina continuarono le testimonianze sulla di lei sapienza, dal famoso stampatore Aldo Manuzio al Capecelatro, al Tommaseo, per citarne alcuni, fino ad arrivare ai tempi a noi più vicini, a Giovanni xxiii che scolpì l’eccezionale figura della santa, nella sua lettera per il quinto centenario della canonizzazione (1961), con le parole “indocta docuit” o “quae praeclara doctrina excelluit”.
A tanto numerosi e qualificati riconoscimenti dell’ortodossia dell’insegnamento di Caterina da Siena, non possiamo non ricordare la copiosa testimonianza iconografica, che raffigura la santa con in mano il libro, simbolo di magistero, o con la colomba, simbolo dell’ispirazione dello Spirito divino e, non da ultimo, seduta in cattedra con atteggiamento di dottore e maestro.
Tuttavia, pur essendo convinto del “dottorato” di Caterina, Paolo vi verso la fine degli anni Sessanta doveva ancora risolvere un problema, dato che tutti i trenta dottori della Chiesa fino ad allora proclamati erano solo uomini:  poteva una donna essere insignita di tale titolo? Il 20 dicembre 1967 la Sacra Congregazione dei Riti, interpellata dal Pontefice, accettava che anche una donna potesse essere proclamata dottore della Chiesa.
Il giorno della proclamazione di Caterina da Siena dottore della Chiesa universale vide anche l’istituzione, da parte dell’arcivescovo di Siena, Mario Ismaele Castellano, dell’Associazione ecumenica dei caterinati, continuazione di una precedente confraternita ispirata a santa Caterina, esistente in Siena, con riferimento all’antica “famiglia spirituale” della santa i cui membri, i “caterinati”, la veneravano come “mamma” e “maestra”. L’associazione ottenne nel 1992 il riconoscimento da parte della Santa Sede, e da allora, con la nuova denominazione Associazione internazionale dei caterinati, ha continuato a svilupparsi in vari centri in Italia, tra cui Varazze, Genova, Milano, Trieste, Firenze, Siena, Roma, e in Belgio a Bruxelles e Astenet. Nel 2001 è stata tra i promotori del Movimento Anima europae costituito dalle famiglie religiose dei patroni del continente.
I dottori della Chiesa non appartengono a una qualche università o accademia, ma fanno parte unicamente della Chiesa la quale sola, come scrisse monsignor Castellano, “li riconosce tali ed è a essi grata perché il loro insegnamento la arricchisce di sapienza e l’aiuta nella missione di salvezza. La loro dottrina nasce dalla Chiesa, si nutre della Chiesa, fa progredire la Chiesa (…) e santa Caterina da Siena ama la santa Chiesa di amore indicibile e si adopera  per la sua riforma in alto e in basso, con preghiere, veglie, digiuni, lacrime e sudori. Per lei soffre unita alla passione di Gesù, fino a portarne le stimmate nel suo corpo. Poco prima di morire poté dire ai suoi discepoli:  “Ho consumato tutta la mia vita per la santa Chiesa e questo io credo per una grazia eccezionale che mi ha concesso il Signore””.

(©L’Osservatore Romano – 30 aprile 2010)