di Luisa Santolini
Tratto da Il Sussidiario.net il 7 aprile 2011

Non si può non condividere lo sdegno del Responsabile delle famiglie numerose del Lazio per le dichiarazioni, quelle si “anacronistiche”, di un autorevole esponente del PD.

Evidentemente una certa cultura contro la famiglia e contro la vita è dura a morire ed è giusto l’appello fatto da Angelo De Santis che chiede a tutti gli esponenti politici di stigmatizzare un simile “indecente attacco”. Più della condanna o della presa di distanza vale la pena fare qualche considerazione: in base a recenti ricerche nel 2044 la popolazione italiana si ridurrà del 23% passando dagli attuali 57 milioni a meno di 45 milioni. Contemporaneamente le persone anziane con più di 65 anni, che oggi sono il 24, 6% della popolazione, passeranno a rappresentare il 57, 6%, gli ultra ottantenni passeranno dal 4 all’11%, con un incremento del 129% e i giovani diventeranno quasi introvabili, visto che entro il 2044 diminuiranno del 21%.

L’inverno demografico dell’Europa e dell’Italia in particolare, che è il Paese con la più bassa natalità del mondo, è stato definito apocalittico e questo comporterà drammatiche conseguenze sul piano sociale, economico, pensionistico e sanitario. Già oggi ogni bimbo che nasce ha sulle spalle oltre quattro adulti e la situazione è destinata a peggiorare se continua questo trend: oggi, e lo affermano tutti gli esperti interpellati su questo tema, in Italia un minore su sette vive alla soglia della povertà, le categorie più a rischio di povertà sono i bambini, l’Italia dalle mille garanzie fa sì che, rispetto al PIL, la spesa sociale per la famiglia sia la più bassa d’Europa.

La domanda è: “lo Stato è contro la famiglia?“. Sembrerebbe di si e la cosa più grave è che ci siano ancora persone così poco informate e così poco responsabili da invocare ancora il figlio unico… Noi stiamo consegnando ai nostri figli e ai nostri nipoti una società ingestibile, dove non sarà più possibile mantenere gli stessi standard pensionistici e sanitari e dove anche l’economia subirà un drammatico rallentamento perché solo una società giovane può garantire quella innovazione, quel coraggio di investire, quella carica di futuro e di rischio che una società vecchia e stanca non può dare. Segnali in questa direzione si registrano già ed è incredibile la cecità della società e della politica nei confronti della famiglia.

Culturalmente parlando, ci sono ancora i detrattori della famiglia e si annidano nei media, nelle scuole, nella politica, nei cenacoli di intellettuali e nei salotti radical chic, ma non rappresentano la maggioranza della popolazione che è profondamente ancorata ai valori della famiglia tradizionale: per questo è urgente compito di tutti opporsi alla perniciosa tendenza che mette la famiglia ai margini e ne fa un soggetto sbiadito e insignificante.

Perché, pur essendo gli italiani fedeli alla idea della famiglia, tanto è vero che in Italia si divorzia e ci si separa meno che negli altri Paesi occidentali, il ricambio generazionale assume aspetti drammatici? Perché la famiglia non è stata mai vista come una vera risorsa, un soggetto socialmente rilevante, la risposta ai problemi del nostro tempo e di conseguenza non ci sono mai state politiche familiari degne di questo nome. Le politiche sociali sono sempre state politiche dettate dall’emergenza, da una esigenza riparatoria più che da una logica di promozione e di prevenzione, sono sempre state politiche ingiustamente individualiste, assistenziali, quindi politiche che, non considerando la famiglia in quanto tale, l’hanno di fatto pesantemente penalizzata. Inoltre va detto che le politiche sociali sono altro rispetto alle politiche familiari, ma questo concetto è difficile da far passare tanto è vero che negli ultimi decenni le politiche familiari sono state ignorate e soprattutto sono stati ignorati i criteri che le devono guidare.

Ebbene con il federalismo fiscale alle porte, con gli Enti locali sempre più responsabili delle politiche di walfare, delle politiche sanitarie e delle politiche scolastiche è ancora possibile correre ai ripari e i programmi delle coalizioni e dei partiti nelle prossime elezioni amministrative saranno un segnale importante per capire gli orientamenti dei candidati e delle alleanza che li sosterranno e quanto essi siano disposti a giocarsi la partita delle politiche familiari. Alle famiglie e agli elettori la risposta.