Verrà presentato a S. Giovanni in Persiceto il libro di Assuntina Morresi ed Eugenia Roccella che svela le falsità intorno all’uso e alle conseguenze della Ru486
Tratto da Avvenire – Bologna 7 di domenica 16 gennaio 2011

L’Associazione Culturale il Mascellaro in collaborazione con «Scienza & Vita Comitato Terre d’acqua» e «Medicina e Persona» promuovono venerdì 21 alle 20. 30 nella Sala del Consiglio della Partecipanza (Corso Italia, 45) a S. Giovanni in Persiceto la presentazione del libro «La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486» di Assuntina Morresi ed Eugenia Roccella. Parteciperà Assuntina Morresi, docente di Chimica Fisica all’Università di Perugia, membro del Comitato nazionale per la bioetica ed editorialista di Avvenire

Professoressa Morresi, intorno alla RU486 si è creato il mito di un aborto facile. Il nuovo farmaco è apparso come un simbolo di libertà femminile e di progresso. Qual è la realtà, quali i rischi per la salute?
Quello con la Ru486 è un aborto più lungo, doloroso e pericoloso di quello con l’intervento in ospedale. Soprattutto è un aborto incerto, perché quando la donna assume la prima delle due pillole previste, la Ru486, non sa quando, dove, come e se abortirà: questo prodotto chimico infatti non consente di prevedere con sicurezza il percorso abortivo e soprattutto il momento dell’espulsione. Il rischio maggiore è che le perdite di sangue si trasformino in emorragia, che può diventare pericolosa se la donna non è in ospedale. L’aborto con la Ru486 sembra facile perché si tratta di ingoiare una pillola, ma è una «semplicità» solo apparente.

Il Consiglio superiore di sanità ha ribadito più volte, che la «sicurezza» della pillola abortiva è pari a un aborto chirurgico solo se somministrata in ospedale. Ma l’assunzione in «day hospital» adottata in alcune Regioni, non costituisce un’anticipazione dell’aborto a domicilio?
E’ proprio questo il problema: con il day hospital le donne tornano a casa dopo aver assunto le pillole, spesso senza avere espulso l’embrione. Il vero obiettivo dei sostenitori della Ru486 è modificare la legge 194 senza passare per il Parlamento, per consentire l’aborto a domicilio.

La legge 194 impone che l’aborto avvenga nelle strutture sanitarie pubbliche. Quanto l’aborto farmacologico è effettivamente compatibile con la normativa vigente?
Lo è solamente quando l’intera procedura, cioè dall’assunzione della prima pillola fino alla verifica della avvenuta espulsione dell’embrione, avviene all’interno della struttura ospedaliera.

Il Tar della Lombardia ha annullato una delibera della Giunta regionale contenente un atto d’indirizzo che invitava a non effettuare l’aborto dopo la ventiduesima settimana e tre giorni, argomentando il palese contrasto con la legge 194. Qual è il suo giudizio?
La Regione Lombardia con il suo atto di indirizzo applicava la legge 194, rendendo esplicito il limite oltre il quale è vietato l’aborto tardivo. Si nega alla Lombardia quell’autonomia che invece l’Emilia Romagna ha invocato, indicando il day hospital per l’aborto con la Ru486, contro le indicazioni del CSS e del Ministero: evidentemente la «194» va difesa solo quando interpretata nel senso più abortista possibile. (G. M.)