Il premier britannico Cameron e l’urgenza di frenare separazioni (e assenze)

Il primo ministro inglese David Cameron ha scritto per la prima pagina del Telegraph una rivalutazione del matrimonio e una condanna dei genitori “assenti”, e ha annunciato l’idea di premiare anche fiscalmente le coppie che non si separano. I figli di separati, dice il premier, vengono danneggiati nella vita e nel lavoro. Qui non si vuole parlare del premier o del suo programma o del suo partito, ma dire che la sua idea della separazione come un colpo inferto alla vita dei figli è giusta e fondata. La legge, anche da noi, nel regolamentare le separazioni, crede di fissare in termini civili la frattura marito-moglie, e di mantenere nei termini più convenienti il rapporto genitori-figli. Purtroppo questo rapporto salta, insieme con l’altro. 

Allora qui s’impone una definizione di paternità: che cos’è, in cosa consiste? Nel dare la vita ai figli? Allora sarebbe un atto, non una relazione. Nel fornire ai figli il denaro per il mantenimento? Ma quello è il padre economico, il padre-denaro, o il denaro-padre. Nel ricevere, o andarsi a prendere, i figli ogni fine settimana, o ogni due, e andare allo zoo con loro? Sì, questo è importante, serve a non rompere il rapporto. Però non-romperlo non significa mantenerlo. E un rapporto saltuario non è un rapporto pieno. Nel firmare la pagella? Quello è il padre controllore. Un padre deve controllare, ma il controllo di un padre non è l’occhiata ai voti del figlio, in modo che il figlio abbia paura dei brutti voti.

La paternità non è imparentata con la paura, e la paura non è una buona guida.
Cos’è allora la paternità, quella che il premier inglese vuol aiutare, e che non c’è se il padre è assente o separato? La paternità è presenza. Esser presenti vuol dire spartire la vita. Di fronte all’immenso problema della vita, la presenza del padre accanto al figlio piccolo fa sì che il figlio piccolo non senta quel problema come suo individuale, ma come di due: è un problema spartito. Anzi, il problema è del padre, il figlio ne riceve la soluzione, e la mantiene.

Quella soluzione è garantita perché viene dal padre. Non importa se, nella banale quotidianità borghese, non succede niente. L’importante è che questo niente (guardare la tv, commentare un canale Disney, discutere di cos’è successo a scuola…) sia condiviso. Ho una nipotina che era terrorizzata quando in «Biancaneve» appariva il Cacciatore, ma era terrorizzata se era sola, se c’era qualcun altro il terrore svaniva. Lei-e-Biancaneve contro il Cacciatore non potevano niente. Ma un adulto la tutelava. La vita è piena di cacciatori. Una bambina diventa donna se sente che le protezioni (legge, stato, scuola, ma prima di tutte il padre) sono attive intorno a lei.

Domanda: ma non si dà questo senso di protezione, anche stando con i figli nei fine settimana? C’era in Francia un grande psicanalista, nato in Argentina, che ha scritto le voci di psicanalisi dell’enciclopedia Einaudi, il quale aveva fondato una scuola e aveva allievi che andavano a lui da tutta Europa. Anche dalla mia città. Poiché tutti questi allievi erano psichiatri o medici che lavoravano, andavano a Parigi, a farsi psicanalizzare e a imparare la psicanalisi, solo a fine mese. Sicché per 27 giorni non erano in analisi, poi per 3-4 giorni erano in full immersion, mattina e sera.

Un buon metodo? Pessimo, se posso, da profano, giudicare il grande Salomon Resnik. Perché quegli analizzandi erano soli per tutto il mese, schiacciati dalla propria vita, poi per tre giorni la scaricavano addosso a un altro. È come se uno non mangiasse mai per tre settimane, e nella quarta s’ingozzasse. Sta male sia nelle tre settimane, sia nella quarta. I bambini che prima non stanno mai col padre, poi per pochi giorni stanno solo con lui, hanno un problema sia prima che dopo.

Ferdinando Camon da Avvenire