di Domenico Bonvegna

In occasione dell’Anno della Fede sono stati pubblicati diversi testi, qualcuno l’ho presentato ai lettori. In questi giorni sto leggendo un ottimo libretto, “Una ‘Nuova Evangelizzazione’. Che fare? Come fare, di Antonio Aranda, edito da Ares (2012, Milano) volutamente breve, e ridotto, come scrive l’autore. Un testo che intende “contribuire a promuovere – insieme con altre opere analoghe e soprattutto accanto ai documenti emanati dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi – le desiderate riflessioni su un tema tanto importante per la Chiesa”.

 A parlare di Nuova Evangelizzazione aveva iniziato Paolo VI con l’esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi”, ripresa energicamente dal beato Giovanni Paolo II. Poi con Benedetto XVI, il progetto si consolida con l’istituzione di un Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ora spetta a Papa Francesco promuoverla con rinnovato vigore e vitalità per rievangelizzare il mondo soprattutto quello occidentale che aveva già avuto una prima evangelizzazione.

 Il testo del professore Aranda contiene una impietosa analisi della situazione culturale odierna e offre spunti operativi concreti, come si può dedurre dal sottotitolo, “Che fare? Come fare?”. Il libro viene definito da monsignor Rino Fisichella, un“prezioso strumento per aiutare a comprendere il momento attuale e soprattutto l’urgenza della Nuova Evangelizzazione”.

 Oggi c’è una crisi di fede, ma anche antropologica: l’uomo si ritrova “solo e confuso, in balia di forze di cui non conosce neppure il volto, e senza una meta verso cui destinare la sua esistenza”. Pertanto si rende necessario “ricostruire il tessuto culturale in modo da proporre un’antropologia nuova, capace di ricollegare Dio con l’uomo”. Perciò per monsignor Fisichella “è urgente una Nuova Evangelizzazione che si assuma la responsabilità di entrare nella cultura per conoscerla, comprenderla e orientarla al Vangelo”.

 Giovanni Paolo II è stato forse il pontefice che ha insistito di più sull’urgenza della Nuova Evangelizzazione. Ai vescovi latino-americani che si preparavano a celebrare il V centenario di evangelizzazione del loro continente, egli diceva: “La commemorazione del mezzo millennio di evangelizzazione avrà il suo pieno significato se sarà un impegno(…)non certo di rievangelizzazione, bensì di una nuova evangelizzazione. Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni”.

 Ovviamente secondo Fisichella, “il messaggio del Vangelo è immutabile, tuttavia dobbiamo prendere nota dei cambiamenti avvenuti nella società, negli uomini e nelle donne ai quali è diretto l’annuncio”.

 Le riflessioni del libro di Aranda, potrebbero essere sintetizzati così: “la nuova evangelizzazione è l’occasione propizia per rianimare l’azione apostolica dei cristiani in tutti gli ambiti della società”. Questo però potrà accadere soltanto se la Chiesa recupera vitalità. In questo momento storico per Aranda serve una Chiesa efficace non debole, sembra aver preannunciato il grande gesto del ritiro di papa Benedetto XVI. I cristiani di oggi si comportano come una squadra in condizioni atletiche precarie, senza il desiderio di giocare e di vincere.“La grande partita della storia che si gioca ogni giorno scrive Aranda – sta per essere perduta”. Peraltro, l’eclissi di Dio o di Cristo nella società contemporanea, secondo Aranda, è “l’eclissi dei cristiani in quanto cristiani, ossia in quanto discepoli di Cristo”.

 La struttura del libro viene presentata dall’autore nell’introduzione: le questioni di fondo sono raccolte in due sezioni: Che fare? (cap. I) e Come fare? (cap. II). Ultima sezione, Quattro priorità (ca. III).

 Nel primo capitolo si esamina la nozione di evangelizzazione come tale, nel significato della nuova evangelizzazione, nella sua novità, legata ai destinatari, dei modi di realizzazione e degli operatori. Prima di iniziare l’opera evangelizzatrice occorre “identificare e formulare con la maggiore chiarezza possibile le ragioni religiose, culturali e sociologiche che hanno favorito il fenomeno dell’oscuramento della identità cristiana e, con ciò, il cambiamento di modello antropologico e delle convinzioni etiche”.

 Il chiarimento di queste cause permetterà di pianificare la nuova evangelizzazione, che deve essere:“un amichevole e attraente invito a riscoprire Cristo e nell’appartenenza alla Chiesa le proprie radici personali e collettive”. Intanto i mezzi impiegati nella prima evangelizzazione sono necessari anche oggi. Mezzi che“si possono riassumere nella testimonianza di vita di fede personale e collettiva da parte dei fedeli, testimonianza di carità, di allegria e di servizio nelle relazioni con tutti gli altri cittadini”. A questo proposito è interessante l’opinione del sociologo americano Rodney Stark, sull’espansione del cristianesimo nell’Impero romano. In quella società dura e crudele con le persone, la Chiesa si espanse  perché era una società accogliente, dove si poteva fare esperienza di libertà e di amore. I cristiani erano gli unici che si prendevano cura degli anziani, dei malati, dei poveri, dei bambini…

 Trovo interessante il II capitolo: la crisi di identità della coscienza cattolica.Qui il professore Aranda pone una interrogazione provocatoria: che cosa significa essere cattolici oggi, in Francia, in Spagna, in Italia? Le società occidentali da decenni soffrono il grave fenomeno dell’indifferenza religiosa, che dipende da concezioni culturali, politiche ed economiche. L’oscuramento del senso religioso è legato a due motivi: lo stile clericale, una tendenza di vita cattolica, dove si vede operare un laicato immaturo. In pratica si collocano i tratti dell’identità cattolica nei dintorni del mondo ecclesiastico.

 L’altro motivo è quello della spinta alla secolarizzazione da parte della cultura illuminista, che si è diffusa fino ai nostri giorni. Questa cultura per Aranda ha prodotto in molti intellettuali cattolici una furia iconoclasta, provocando una sorta di “complesso di nferiorità e una certa timidezza nel sostenere con vigore la dottrina e la morale cattolica e difendere in modo coerente la contiguità tra fede e ragione”. Sostanzialmente il pensiero cattolico secondo Aranda è rimasto intimidito e in silenzio troppo a lungo. Questo ha provocato a partire dall’epoca conciliare, gli anni sessanta e settanta, una crisi di identità, una crisi esistenziale e anche una crisi teologica-dottrinale.

Ma su questo tema ritorneremo presto.