La fanatizzazione delle masse arabo-musulmane orchestrata da movimentiestremisti quale quello dei Fratelli Musulmani ha di fatto importato in Medio Oriente quella giudeofobia che fu tipica del fascismo europeo

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

Le fonti «endogene dell’islamismo e della giudeofobia arabo-islamista sono relativamente conosciute, benché in parte sbagliate in nome di una politica garantista» giustificata dal filoislamismo diffuso dall’intelligentsija di sinistra e legata da una union sacrée di tipo terzomondista e antimperialista. Meno note sono le fonti nazificanti del fanatismo delle masse arabo-musulmane contro Israele, gli ebrei e il Mondo Libero.

Questo elemento, troppo spesso taciuto, permette però di capire meglio perché la violenza in nome di questa causa è tanto sistematica, legittimata, priva di ogni scrupolo, metodica, fredda e giustificata; nonostante ciò altri popoli privi di una loro terra, come i Curdi, gli Armeni o i Tibetani, non sono mai stati tanto lontani da una simile barbarie pur soffrendo molto di più e potendo accampare molti meno diritti sul loro paese d’origine. In una conferenza tenuta all’Università di Leeds il 10 ottobre 2007, il professore Matthias Küntzel ricorda che: «L’invenzione europea della cospirazione ebraica mondiale era inizialmente estranea alla concezione che in origine gli islamici avevano degli ebrei. […] Non c’era la paura della cospirazione o della dominazione ebraica, né si accusava il male diabolico. Gli ebrei venivano trattati con disprezzo o con accondiscendente tolleranza». Per Küntzel, nessuno ha dubbi su ciò che avvenne «sotto l’impatto della propaganda nazista» ed è in virtù del processo di progressiva nazificazione delle coscienze arabo-musulmane, a partire dagli anni ’30, che si è assistito al «passaggio dell’antisemitismo europeo al mondo musulmano» e che «l’antisemitismo è diventato sempre più parte dell’identità musulmana […], il termine “nazi” veniva usato come complimento». Una fanatizzazione antiebraica orchestrata dalla duplice azione dei Fratelli Musulmani e dei movimenti panarabi filonazisti che hanno importato dall’Europa la demonologia giudeofoba nazista con il pretesto che tutto era lecito pur di «difendere» la causa palestinese contro i «sionisti» e i loro complici «imperialisti». Analizzeremo nel corso del capitolo il modo in cui la vulgata antisemita e nazista è stata riproposta nel mondo arabo-musulmano sin dagli anni ’30 e ha progressivamente influenzato le coscienze islamiche precedentemente imbarbarite in modo inversamente proporzionale alla denazificazione in atto nella vecchia Europa. Assieme alle giustificazioni teologiche di Al-Azhar e della Medina, l’Arabia Saudita si è impegnata per anni a pubblicare in tutto il mondo musulmano migliaia di versioni del Main Kampf e dei Protocolli dei Savi di Sion.

Il 30 aprile 1987 si leggeva nel giornale saudita Ozak la seguente professione di fede giudeofoba verde-bruna: «L’influenza degli ebrei non ha smesso di crescere nell’Europa moderna, fino a renderli capaci di opprimere gli innocenti. Questa situazione ha provocato in Germania lo sviluppo del partito del III Reich, capeggiato da Hitler. Quest’ultimo ha preso la direzione del movimento antisemitico e ha tentato di liquidare gli ebrei. Alla fine si è arenato […]. Ma il Dio combatterà gli ebrei e manterrà la sua promessa di distruggerli e di annientarli». Allo stesso modo, il 24 ottobre 2004 sul canale televisivo Al-Majd, di proprietà degli emirati arabi e dell’Arabia Saudita, Nawaf al-Zaro, presentato come un «esperto di Israele e degli ebrei», ha spiegato in maniera serafica che: «La politica degli omicidi è opera dei sionisti da almeno un secolo. A prescindere dalla religiosità della Torah, che autorizza a versare il sangue degli altri, dei non-ebrei […], in particolare quello dei palestinesi, abbiamo quindi a che fare con uno Stato sionista che, in generale, è uno Stato terroristico e omicida che non ha precedenti nella storia dell’Umanità e sulla faccia della terra». Citiamo anche il dibattito ritrasmesso alla televisione dall’Autorità palestinese, il 12 settembre 2004, nel corso del quale lo sceicco islamico Ibrahim Maadi invitava a «seguire la lezione del Profeta, in particolare nella nostra difficile lotta contro i fratelli delle scimmie e dei maiali, gli ebrei, i figli di Sion». Il suo interlocutore salafita, Ismail al-Radhwan replicava: «O musulmani, preparatevi a diventare il fattore decisivo nel conflitto contro l’ebraismo mondiale». Intenzioni che non lasciano dubbi sul fatto che la difesa dei Palestinesi è, per il nazionalismo in movimento, un pretesto per riattivare un progetto di sterminio planetario che ha come obiettivo la Nuova Soluzione Finale di tutti gli ebrei e non solo quelli di Israele, così come pensano gli antisionisti che credono che l’odio antiebraico degli islamisti non costituisca una nuova giudeofobia ma una «reazione» agli errori commessi dal Satana ebraico contro le Vittime palestinesi. Un fenomeno di fanatizzazione collettiva e di semplificazione delle idee naziste che negli ultimi anni è aumentato anche in Turchia; paese che nonostante tutto è un alleato strategico di Israele e degli Stati Uniti, ma dove il Mein Kampf e i Protocolli dei Savi di Sion sono best-seller sminuiti su un sottofondo di odio anticristiano, antiebraico e antioccidentale e di teorie dei «complotti ebraico-massonici» e «imperialisti» orditi contro la Turchia.