di Magdi Cristiano Allam

La missione del nuovo Papa: vincere il relativismo

(da Il Giornale)

Alla morte di Giovanni Paolo II, ospite a Porta a Porta su Rai1, dissi: “Il Papa ha riempito le piazze ma si sono svuotate le chiese. Il nuovo Papa dovrà rimettere al centro i dogmi della fede per riempire le chiese anche a costo dell’impopolarità”. I fatti hanno attestato che Benedetto XVI ha denunciato la “dittatura del relativismo” come il “male profondo della nostra epoca”, toccando l’apice con la condanna dell’islam nel discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006.

Questa data segna l’inizio della controffensiva della Segreteria di Stato che ha ridotto il Papa a ostaggio della “ragion di Stato” che governa il Vaticano all’insegna del principio “bisogna andare d’accordo con tutti e mai e poi mai crearsi dei nemici”. Fu così che dopo che Giovanni Paolo II si spinse fino a baciare il Corano il 14 maggio 1999 ricevendo una delegazione di religiosi cristiani e musulmani iracheni, Benedetto XVI pose la mano sul Corano pregando in direzione della Mecca all’interno della Moschea Blu di Istanbul affiancato dal Mufti della Turchia il 30 novembre 2006.

Ebbene, alla vigilia del Conclave che sceglierà il nuovo Papa, è da Ratisbona che bisogna ricominciare nella sfida epocale contro la “dittatura del relativismo” che oggi vede l’Europa capitolare, per un verso, nei confronti della dittatura finanziaria che mercifica la persona e, per l’altro verso, nei confronti della dittatura islamica che imperversa ai nostri confini.

Se tutti noi paghiamo sulla nostra pelle le conseguenze della dittatura finanziaria che uccide l’economia reale, condanna a morte le imprese, impoverisce le famiglie e nega un futuro dignitoso ai giovani, la dittatura islamica rappresenterà il colpo di grazia alla moribonda civiltà europea. Ci siamo dimenticati che l’identità stessa dell’Europa

è stata forgiata dalle guerre di liberazione dalle occupazioni islamiche che si sono succedute nel corso dei secoli, iniziando dalla battaglia di Poitiers del 732 vinta da Carlo Martello. Fu allora che nel Chronicon il monaco lusitano Isidoro Pacensis parlò per la prima volta di “europei”: “Prospiciunt Europenses Arabum tentoria, nescientes cuncta esse pervacua» (Gli europei osservano le tende degli arabi, non sapendo che tutte erano vuote). Poi dalla Reconquista nel 1492 quando i re cattolici Ferdinando e Isabella posero fine a 750 anni di dominazione islamica. Quindi dalla battaglia di Lepanto nel 1571 quando la flotta della Lega Santa, organizzata dal papa Pio V, sconfisse la flotta dell’Impero ottomano. Infine dalla battaglia di Vienna del 1683, quando l’esercito polacco-austro-tedesco sconfisse l’esercito dell’Impero ottomano, grazie al successo di papa Innocenzo XI nel ricreare la Lega Santa delle nazioni cristiane, affidando questa missione al cappuccino Marco d’Aviano, beatificato da Giovanni Paolo II il 27 aprile 2003.

Se è vero che Benedetto XVI è stato sopraffatto dalla “ragion di Stato” che è riuscita a bloccare il riscatto dalla “dittatura del relativismo” dopo Ratisbona, è altrettanto vero che egli resta tra noi anche se come “Papa emerito”. Per la prima volta nella nostra Storia contemporanea avremo due Papi, entrambi depositari di una investitura divina dal momento che il grande elettore del Conclave è lo Spirito Santo. Se già oggi la Chiesa è sconvolta dalle divisioni interne alimentate da scandali di varia natura, il rischio di una frattura crescerebbe se il nuovo Papa dovesse sposare il relativismo anziché combatterlo. Ecco perché oggi più che mai la salvezza della Chiesa dipende dalla scelta di un Papa che l’affranchi dalla dittatura finanziaria ma soprattutto dalla dittatura islamica.