Sapete quanti diritti umani e progressi sociali ci saremmo persi senza Gesù Cristo e i suoi incoerenti seguaci? Un manuale di Francesco Agnoli – Stando agli input che quotidianamente riceviamo, dovremmo attribuire al cristianesimo la maggior parte delle sventure e delle calamità che hanno contraddistinto gli ultimi due millenni della storia occidentale: dall’Inquisizione alle Crociate, dalla compravendita della salvezza con le indulgenze alla lotta della Chiesa per il potere temporale. Chi va contro questa vulgata (al bar, al cinema sotto il cartellone di Ipazia, alla Feltrinelli, all’intervallo a scuola) fa la figura del fanatico, del mal informato, di quello che non si è mai soffermato “sul perché delle cose”. Alzatine di spalle e di sopracciglia, raffica di domande di rito, dal tono vagamente sarcastico, sull’otto per mille e il male del mondo. Ma il conformismo nasce dalla pigrizia e dalla fatica di dover dare le ragioni delle proprie …

… posizioni, specie se impopolari, specie se contrarie al mainstream. Per questo Francesco Agnoli, giornalista e studioso, ha scritto la sua Indagine sul cristianesimo (Piemme): per saper rispondere senza passare per bigotti indottrinati. Agnoli confuta luoghi comuni e menzogne di comodo e mostra ai cattolici vacillanti che la loro Chiesa è una madre cara e buona, con le braccia aperte a tutti. Ma soprattutto offre ai detrattori gli strumenti per conoscere, a fondo, il nemico. Senza arroccarsi sulla consueta controsequela di citazioni storiche e letterarie, ma attraverso una narrazione pacata, scorrevole e scientificamente rigorosa, il libro offre al lettore la sorpresa della scoperta. Mettendo in fila la genesi di alcune grandi, umanissime, conquiste civili, permesse e promosse dal rivoluzionario messaggio di Gesù Cristo.

Tutto ciò che diamo per scontato

Se si accetta di farsi condurre da Agnoli nella sua indagine, non si può non riconoscere che quel messaggio ha avuto il merito di far fiorire i valori più originali ed essenziali della nostra civiltà. Dalla protezione dell’infanzia all’abolizione della schiavitù, dalla lotta contro la magia alla valorizzazione della donna, dall’impegno per la giustizia sociale alle lotte per i diritti di libertà e rappresentanza politica, dalla promozione dell’istruzione alla fondazione degli ospedali e delle opere sociali. Princìpi ormai sedimentati per noi occidentali, tanto che il rischio di darli per scontati, e puntare invece il dito contro i limiti, le incoerenze, le debolezze, la malizia, la fallibilità degli uomini di Chiesa, così apparentemente lontani dal mondo reale, è dietro l’angolo. Basta fare andare lo sguardo lungo gli scaffali di una qualsiasi libreria. Il codice Da Vinci (oggi sappiamo, per ammissione dello stesso autore, che l’avversione di Dan Brown alla Chiesa va di pari passo con la sua simpatia per la massoneria, quella sì una società segreta) per numero di copie vendute e risonanza mediatica è entrato nella storia dell’editoria dell’ultimo decennio. Chiarelettere lo scorso anno ha pubblicato Vaticano S.p.A, saggio firmato dal giornalista di Libero Gianluigi Nuzzi che svela “la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa”. Mentre Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere è esposto in bella vista persino nei supermercati. Giunto all’ennesima ristampa, il volume di Tim C. Leedom e Maria Murdy, impegnato a portare alla luce i “crimini” della religione, cristiana in particolare, ha raccolto dati di vendita da premio Strega.

La propaganda e la malafede

Sono numeri che fanno riflettere, visto che le pseudoinchieste dei vari Augias che vanno per la maggiore tendono tutte a ridurre il cristianesimo a un’abile mistificazione, un’accozzaglia di racconti folcloristici che avrebbe tenuto l’umanità nelle tenebre della superstizione per secoli, causando discriminazioni, persecuzioni e delitti. Una Chiesa dipinta sempre come retrograda, reazionaria, oscurantista. Come si spiega allora – domanda Agnoli – che l’Europa cristiana è stata il luogo d’origine della scuola per tutti e di tutti, dell’università, della scienza, della medicina moderna oltre che dell’istituzione ospedaliera? Perché tutti questi “diritti” non sono stati inventati in Asia, o in America, o in Australia? Non si contano le menzogne e le omissioni escogitate nei secoli da storici, teologi e funzionari al soldo dei re inglesi allo scopo di gettare discredito sugli spagnoli e la “loro” Chiesa cattolica. Per non parlare degli illuministi materialisti (magari convinti sostenitori del razzismo, come Voltaire) che nel Settecento riuscirono a distruggere l’ordine dei gesuiti e non solo. E quante ne hanno raccontate i tanti socialisti e comunisti che quasi per senso del dovere si fanno fautori nel mondo di una ideologia atea e mortalmente nemica della fede?

Il riscatto della costola di Adamo

Una delle “invenzioni cristiane” più interessanti analizzate da Agnoli è il principio della dignità della donna. Secondaria e marginale nel mondo greco antico, che la relegava nelle stanze private; sotto perpetua tutela dell’uomo (padre e marito) nella Roma imperiale; ostaggio della forza maschile presso i popoli germanici. Ancora oggi vittima di infiniti abusi e violenze, compreso l’infanticidio, in Cina e India. Donne sono invece alcune delle figure più importanti del cristianesimo dei primi secoli: fondatrici di monasteri, ordini religiosi, ospedali, scuole… Tanto che un avversario come Porfirio, vissuto a Roma nel III secolo, accusava i cristiani di lasciare troppo spazio alle sciocche chiacchiere delle «donnicciuole». E 1.500 anni dopo, mentre i cristiani difendevano la dignità delle donne sterili, «l’illuminista Diderot le considerava degne di essere allontanate dal consorzio civile». In una pagine pressoché sconosciuta di Charles Darwin, la misoginia diventa addirittura verità scientifica: «L’uomo giunge più avanti della donna, qualunque azione intraprenda, sia che essa richieda un pensiero profondo, o ragione, immaginazione, o semplicemente l’uso delle mani e dei sensi… In questo modo l’uomo è divenuto superiore alla donna». Comunque la si pensi sulla Chiesa, Agnoli aiuta a non dare per scontata nessuna opinione, per quanto dominante e consolidata. Sulla  scia dello storico e archeologo Paul Veyne, di formazione laica e comunista, che ha scritto un libro sul cristianesimo «contro me stesso. Fra tutte le religioni è quella che sopporto meno». Veyne sostiene l’autenticità della conversione di Costantino, ricordando che la sua «rivoluzione (…) fu forse l’atto più audace mai commesso da un autocrate in spregio alla grande maggioranza dei suoi sudditi». E il cristianesimo si impose allora non certo grazie alla forza e al potere. Ma «perché offriva qualcosa di diverso e nuovo. Era la religione dell’amore».

Chiara Sirianni (Tempi)