di domenico Bonvegna

Sarebbe riduttivo ed infruttuoso cercare solo in mere ragioni di opportunismo politico o nelle caratteristiche caratteriali di Fini, lo strappo nei confronti di Berlusconi e della linea politica del Pdl, ci sono sicuramente dei presupposti culturali ideologici che iniziarono a manifestatarsi in occasione del referendum sulla legge 40 del 2005, quando votando si schierò a favore della fecondazione assistita in netto contrasto con la Chiesa e con tutto il centrodestra, compresa Alleanza Nazionale.

“Una ricollocazione eclatante che ha portato l’ex-segretario del Movimento Sociale a trasformarsi, nel corso di pochi anni, da “estremista di destra”in icona della sinistra radicale e giustizialista, beniamino de La Repubblica e diEugenio Scalfari che, alla vigilia della bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta, nel suo editoriale del 13 settembre scorso, ha scritto di lui: “ Qualora un’ emergenza istituzionale dovesse prodursi all’improvviso (e la sentenza della Consulta sul lodo Alfano o altre questioni di analogo rilievo potrebbero determinarla anche a breve termine) la candidatura di Fini a sostituire l’attuale premier avrebbe forti possibilità di successo. Un governo Fini poggiato anche sul sostegno dell’Udc e su una amichevole astensione del centrosinistrapotrebbe essere la via d’uscita verso le riforme sempre auspicate ma mai portate in Parlamento, nonché su una normalizzazione della vita democratica dopo gli sconquassi del berlusconismo rampante “. (Pier Paolo Saleri, La scelta relativista di Fini, Movimento Cristiano Lavoratori)

La sua è una scelta netta in senso relativista: che comporta posizioni conseguenti e specifiche che investono alla radice la concezione stessa della vita. In questi cinque anni Fini sui temi “eticamente sensibili”, ha abbracciato posizioni laiciste come la fecondazione assistita, caso Englaro e testamento biologico, matrimonio gay, ridisegnando la sua posizione politica e culturale. “Una posizione che lo configura, di fatto, come irriducibile ed insidioso antagonista non soltanto nei confronti di ogni impostazione che si ispiri ai valori cristiani, ma anche nei confronti di chi si richiami ad altri principi religiosi o, semplicemente, voglia laicamente richiamarsi ai principi del diritto naturale ed alla “ ragione correttamente orientata “.

Oggettivamente questa sua scelta politica lo configura come sodale dei “poteri forti”sia istituzionali, che finanziari e, grazie all’egemonia culturale del pensiero relativista, ad usufruire, generosamente, anche della potenza di fuoco mediatica che essi controllano. Qualche anno fa l’ex presidente Cossiga che è un osservatore, bizzarro ma acuto, ha definito Gianfranco Fini “un uomo impegnato a riscoprire il pensiero antiborghese e anticattolico del suo maestro Almirante…”(Corriere della sera 1° settembre 2009) ed un… “radicale”: “Direi che è un radicale. Intendo dire un radicale del vecchio partito radicale. Un laicista….. “(Il Tempo 8 settembre 2009).

Per comprendere la trasformazione genetica del Presidente della Camera, un valido aiuto lo può dare il suo recente libro, Il futuro della libertà, edito da Rizzoli, anche se qualcuno ne mette in dubbio la paternità; il sociologo torinese Massimo Introvigne lo ha commentato per i suoi lettori su Facebook. Il libro di Fini fa riferimento al “fusionismo”, quella pratica politica statunitense che consiste nel mettere insieme diverse «destre» intorno a obiettivi comuni, genialmente interpretato da Ronald Reagan. Allora l’obiettivo di Reagan era grandioso, dare la spallata finale al comunismo, ma ciò non toglie, scrive Introvigne che le destre che risposero al suo richiamo fossero tra loro molto diverse.

A questo punto per comprendere meglio il progetto politico che vuol proporre Fini anche per l’Italia, Introvigne fa riferimento alla storia delle destre che sostanzialmente sono tre: la 1 “Destra” è costituita dagli oppositori alla Rivoluzione Francese e a tutto quello che rappresenta questa Rivoluzione in nome della Monarchia tradizionale (da non confondere con quella assoluta) e della fede cristiana.

Per Introvigne la stessa parola «destra» nasce dal settore del Parlamento che gli oppositori intransigenti della Rivoluzione andarono a occupare quando in Francia fu restaurata la monarchia. Dal momento che il processo rivoluzionario di attacco ai valori tradizionali dell’Europa cristiana non si ferma con la Rivoluzione francese ma continua nel corso del XIX secolo emerge una 2 “Destra”, costiutita da coloro che accettano i principi liberali nella versione del 1789 ma rifiutano il socialismo. Poi con l’affermazione del marxismo-leninismo nel secolo XX nasce la 3 “Destra”, costituita da quei socialisti che rifiutano il comunismo, pur mantenendo fermi numerosi elementi del pensiero socialista.

I fascismi pur diversi tra loro, sono fusionisti perchè mettono insieme contro l’avversario comunista sovietico le tre destre. Il fascismo italiano, quello delle origini e quello della fine (Salò) fa prevalere la 3a destra, socialista e anticomunista.

E’ una premessa che può sembrare complessa ma al contrario è essenziale per intendere la posizione di Fini che è fusionista, nel senso che tende la mano alla seconda, la liberale e alla prima, quella cattolica.

“A chi percorra tutto il libro Fini appare per quello che è: un uomo della terza destra che tenta un’operazione «fusionista» nei confronti delle altre due. Che si tratti di una destra modernista (si sarebbe tentati di dire futurista) emerge dall’insofferenza verso il «dogmatismo [… ] di tipo religioso» (p. 118), dall’affermazione del diritto degli uomini e delle donne all’autodeterminazione in campo bioetico (il che mina, senza che la contraddizione sia risolta, anche il rigore proposto in tema di droga), dalla forte rivendicazione della posizione a suo tempo assunta da Fini in tema di procreazione assistita (cfr. p. 119), ma anche – perché non si tratta solo di bioetica – da un’idea di nazione, quindi di cittadinanza (con riflessi sulla sua concessione agli immigrati), come una realtà dinamica, plastica, plasmabile che continuamente muta e si ridefinisce nel tempo. Se Reagan è un test per sapere chi è di destra e di sinistra, in Italia è un test anche Eluana Englaro (1970-2009). Certamente chi plaude alla sua soppressione in nome di una presunta «sovranità del singolo [… ] su se stesso, sulla propria vita e sul proprio lasciare la vita» (p. 103) non fa parte della prima destra, e nemmeno può ragionevolmente pensare d’includerla in un progetto «fusionista» da lui egemonizzato. Né convince il richiamo alla «laicità positiva» del presidente francese Nicolas Sarkozy, diversa da quella di Fini in quanto aperta, almeno in linea di principio, a dialogare con i cattolici sull’esistenza di una legge naturale i cui principi non sono negoziabili”. (Massimo Introvigne, in www. zammerumaskil. com).

E allora oggi in Italia il progetto «fusionista» di Fini potrebbe avere successo? Non potrebbero, per battere la sinistra, esponenti delle diverse destre raccogliersi attorno al Presidente della Camera, una volta che fosse arrivata al termine l’avventura politica di Silvio Berlusconi? Sul piano fattuale tutto è possibile – scrive Introvigne – Sul piano dei principi, un «fusionismo» dove la destra di Fini sia egemone s arebbe invece una iattura per i cattolici. Non vi è, anzitutto, nessuna ragione di concedere l’egemonia a chi su tutte le questioni sostanziali che prospetta – dall’immigrazione ai «nuovi diritti» – è in realtà minoritario nell’ambito del’elettorato di centro-destra italiano. Ma, soprattutto, non possumus. Benedetto XVI c’insegna che esistono da una parte principi su cui un legittimo pluralismo di opinioni politiche è possibile, dall’altra principi non negoziabili su cui si deve tracciare una linea che non può essere valicata: vita, famiglia, libertà di educazione.

Questi non sono problemi secondari, anzi secondo l’enciclica Caritas in veritate sono questi oggi i problemi cruciali della vita sociale e il terreno dove si gioca la battaglia per la definizione della libertà. «Campo primario e cruciale della lotta culturale tra l’assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell’uomo è oggi – spiega l’enciclica – quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo umano integrale. Si tratta di un ambito delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica forza la questione fondamentale: se l’uomo si sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio» (n. 74); «la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica» (n. 75).

Quindi quando Fini si schiera sulla fecondazione assistita e sul caso Englaro in una posizione antitetica a quella cattolica, non sta parlando di questioni marginali, ma del «campo primario e cruciale» dove oggi si deve valutare se una proposta politica è accettabile o meno.

Né si tratta solo di bioetica, perché quelle alla fecondazione assistita e al fine vita sono applicazioni di principi generali sull’autodeterminazione, e su una libertà svincolata da una legge morale naturale e non negoziabile, che emergono anche in altri campi. Per quanto le sue affermazioni – scrive Introvigne – su alcuni singoli temi siano talora condivisibili, il cattolico non può affidarsi alla guida di chi considera negoziabili i principi non negoziabili, e per di più vorrebbe negoziare da posizioni antitetiche alle sue.

Siamo convinti che ci sono epoche storiche in cui il «fusionismo» – Reagan insegna – è opportuno, di fronte alla malizia e alla preponderanza di uno specifico avversario. Ma è saggio perseguire il «fusionismo» cercando di proporre la propria egemonia, non rassegnandosi a quella altrui. Ed è obbligatorio mantenere fermo il principio secondo cui in nome del «fusionismo» si può cercare una mediazione su alcune questioni strettamente politiche, ma non è invece mai lecito valicare il limite dei principi non negoziabili. (Ibidem).